Texas – 26 morti, almeno 12 bambini. Trump: “Non è una questione di armi”. Davvero?

Investigators work at the scene of a deadly shooting at the First Baptist Church in Sutherland Springs, Texas, Sunday Nov. 5, 2017. A man opened fire inside of the church in the small South Texas community on Sunday, killing more than 20 people. (Jay Janner/Austin American-Statesman via AP) [CopyrightNotice: Austin American-Statesman]

Dopo l’ennesima strage di massa negli Stati Uniti, 26 morti in una chiesa texana abbattuti a colpi di fucile da un giovane che si è poi tolto la vita, pubblichiamo un brano di “Questa Non è l’America” (Newton Compton, 2017) tratto dal capitolo “Le armi uccidono”.

6 novembre 2017 – Quando si parla dell’avversione al controllo delle armi in America non si ha a che fare soltanto con una potente lobby di Washington. No, c’è molto di più. Ci si scontra con lo stile di vita americano, la libertà di portare armi, il desiderio profondamente connaturato e diffuso di possedere fucili e pistole, per la caccia e la difesa personale.

Oggi ci sono circa 350 milioni di armi in circolazione in America, più di una a persona – uomo, donna e bambino – in una nazione di 319 milioni di abitanti. Il numero effettivo dei possessori di un’arma in America supera i 100 milioni, circa il 31 percento della popolazione. Nel 2015 c’è stata più di una sparatoria al giorno negli USA che ha provocato almeno quattro feriti o morti. Più di una strage al giorno, ogni singolo giorno, ogni giorno dell’anno, per tutto l’anno.

Gli americani hanno una probabilità di morire a causa di fatti di violenza legati alle armi dieci volte superiore rispetto ai cittadini di altre democrazie avanzate ad alto reddito. In confronto a 22 altre nazioni dell’OCSE, il tasso di omicidi con armi è circa 25 volte più alto. Più o meno 30.000 americani muoiono ogni anno a causa delle armi da fuoco19, anche se circa i due terzi di questi casi sono suicidi. Eppure tutti i tentativi dei legislatori di garantire una corretta custodia in casa propria delle armi, in modo da rendere più difficile per i bambini giocarci, sono regolarmente falliti.

I lobbisti sostengono che migliori controlli sugli acquirenti di armi d’assalto non garantirebbero una reale riduzione dei tassi di criminalità. Dall’altra parte i sostenitori del controllo delle armi e i familiari delle vittime hanno chiesto delle modifiche così modeste in termini sostanziali da essere percepite come irrilevanti dato che, come sottolineato da molti, limitarsi a proporre maggiori controlli su nuovi acquirenti è quasi inutile in una nazione con così tante pistole già in circolazione.

L’America è un Paese in cui persino dopo l’aggressione a colpi d’arma da fuoco ai danni del presidente Ronald Reagan nel 1981 è stato necessario attendere più di dodici anni prima che il Congresso approvasse i più basilari background check. Si tratta del cosiddetto Brady Bill20, tramutato in legge da Bill Clinton nel 1993, che ha preso il nome del capo dello staff di Ronald Reagan, rimasto severamente ferito quando John Hinckley sparò al presidente. La durata decennale del divieto sui fucili d’assalto divenuto legge nel 1994 è solo uno dei molti buchi legislativi. Ma la lobby delle armi si infuriò comunque e in seguito Bill Clinton e molti democratici attribuirono a quell’intervento legislativo la principale responsabilità della sconfitta che consegnò la Camera ai repubblicani nelle elezioni di metà mandato dello stesso anno (…).

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