Chiedi ad Alan

Chiede Giuseppe: Egregio Alan Friedman, innanzitutto complimenti per il libro e per tutta la sua carriera. Vorrei sapere, da lei che più conosce la politica italiana, visto che ha intervistato esponenti politici del passato e del nuovo, come mai il Parlamento non riesce a fare delle riforme e se ne parla solo? Le riforme da fare sarebbero secondo me: Eliminare del tutto il Senato, Diminuire i Deputati e portarli al massimo 300 membri, Eliminare le provincie, Accorpare i comuni sotto i 10mila ab., Creare 4 macro regioni (Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud), Elezione diretta del presidente della Repubblica da parte dei cittadini, Togliere la Figura del Premier, Massimo due mandati da parte dei parlamentari, Auto blu solo per i ministri e Presidente della Repubblica e per il Presidente della Corte Costituzionale. Queste sarebbero solo alcune che darebbero un enorme risparmio da investire sui giovani, imprese e disoccupazione.

Caro Giuseppe, grazie per la tua domanda. Le riforme che proponi sono ragionevoli, ma nella politica italiana ci sono tanti gattopardi, tanti che vogliono conservare lo status quo e sono loro le forze della conservazione, e sono fortissime. Alcuni di questi fanno parte dell’ala del Pd che è stata sconfitta nelle primarie dell’8 dicembre scorso e farebbero qualsiasi cosa, compresa una guerra contro le riforme, per fare cadere Renzi. Eliminando le Province si risparmia fino a 2 mld, accorpando i comuni sotto i 15mila abitanti si risparmia ancora di più, e ponendo fine al bicameralismo perfetto si modernizza la macchina della democrazia in Italia. Prima di fare tutto questo però, ci saranno svariate battaglie. Non sarà facile, ma ci arriveremo.
Saluti, Alan

Chiede Barbara: Buonasera Sig. Friedman, ho letto con molto piacere e interesse il suo libro “Ammazziamo il gattopardo”, vorrei domandarle perché, tra le possibili risorse da mettere in campo per risanare in primis il debito pubblico ed abbassare notevolmente il cuneo fiscale che grava sulla nostra economia, non ha inserito come risorsa l’ingente riserva aurea di cui il nostro paese dispone, o quanto meno il surplus maturato negli ultimi decenni dalla fluttuazione al rialzo del prezzo dell’oro? (Non è che hanno fatto sparire pure questa?) Una sua autorevole risposta sarebbe veramente gradita.

Cara Barbara, grazie per la sua gentile lettera. Non ho incluso la riserva aurea per due motivi: il primo è che sono convinto che si possano ottenere oltre 60 mld di euro (a partire dal terzo anno della mia ricetta) senza ricorrere alla riserva aurea, secondo poi questa fa parte della stabilità del patrimonio nazionale ed è meglio non toccarla se si può farne a meno.
Auguri, Alan

Chiede Antonio: Ho letto il vostro libro “Ammazziamo il Gattopardo” e sono rimasto profondamente soddisfatto perché una persona del vostro spessore culturale ed intellettuale ha avuto il coraggio di dire quello che molti di noi pensano ma che non osano dire per il potere delle Caste (e sono tante) che governano ed amministrano questa Nazione. Inoltre non avete evidenziato solo i problemi che ci assillano ma avete avanzato concrete e fattibili proposte risolutive. Complimenti. Un dubbio, però, ve lo esternerei: non riterrebbe che nel rivedere la pessima Costituzione che abbiano non sia il caso di porre un limite ai mandati elettivi per non dover vedere più un servizio, qual è quello della rappresentanza politica, trasformato in professione? Io opterei per non più di due. Mentre per gli incarichi di a.d. nelle pubbliche amministrazioni, li terrei sino a quando presentano bilanci in attivo, al primo in rosso dovrebbero essere mandati via salvo che non presentino piani di risanamento che se fallissero coprirebbero per intero a proprie spese. Cordialità

Caro Antonio, sono grato che abbia apprezzato il mio libro. Devo dire che in un primo momento volevo inserire nel libro l’idea di un limite ai mandati elettivi, ed in particolare un limite di non più di due, proprio come suggerisce lei. Ma poi bisogna aprire anche la questione dell’elezione diretta o del Premier o del Presidente della Repubblica, e credo che con tutti i problemi che il Paese ha di fronte a sé, questa questione, anche se importante, in questo momento non sarebbe affrontata dalla classa politica. Per chiarezza, sono a favore di un limite ai mandati elettivi e sono anche a favore dell’elezione diretta sia del premier sia del presidente della Repubblica. Questo sì, sarebbe democratico.
Cordiali saluti, Alan

Chiede Claudio: Salve sig. Friedman, considerando le sue ultime rivelazioni riguardo gli avvenimenti politici dal 2011 ad oggi, lei pensa che dietro tali successi di alcuni politici ci possano essere alcuni complotti massonici? Se sì, quale sarebbe il loro obiettivo?

Caro Claudio, io non credo che si tratti di massoneria qui, ma di meccanismi di potere ben conosciuti dalle élite ma raramente documentati e resi pubblici per la gente comune.

Chiede Luciano: Gentile Alan Friedman, che ne pensa della cessione di quote (non di controllo) di Poste Italiane?

Caro Luciano, sono d’accordo con Giavazzi che ha stroncato le modalità di questa (finta) privatizzazione delle Poste nel suo articolo nel Corriere della Sera di stamane.
Giavazzi scrive: «La “privatizzazione” delle Poste è l’esempio di ciò che accade quando un governo debole e pressato dai conti pubblici, perché non è capace di tagliare le spese, si trova a dover cedere a interessi particolari anziché operare nell’interesse dei cittadini e dello Stato».
Le privatizzazioni, a mio avviso, devono essere vere e non parziali, e non fatte frettolosamente. E non solo: vanno usate per abbassare il debito e non per spese correnti.
Nel mio nuovo libro, che esce con Rizzoli il 12 febbraio, parlo anche di questo, più in dettaglio.

Saluti,

Alan

Chiede Raffaele: Caro Alan, secondo te è fattibile abolire l’iva per gli Enti Pubblici? Attualmente gli enti che acquistano servizi da Cooperative Sociali (servizi ai disabili, gestione strutture residenziali per anziani, ecc..) pagano l’iva al 4% e non la possono dedurre. Se la abolissero (solo per gli enti pubblici) o se si potesse detrarla, non avremmo comunque un risparmio per la spesa pubblica e un incentivo a comprare più servizi con conseguenti benefici per la comunità, anche in relazione all’aumento dell’occupazione nel settore?

L’idea va nella direzione giusta, specialmente per quanto riguarda i servizi ai disabili e la gestione delle strutture residenziali per gli anziani. Ma la mia fiducia nella capacità dell’attuale governo di fare una cosa come questa è bassa.

Chiede Luciano: Gentile Alan Friedman, cosa pensa delle diverse Authorities “indipendenti” italiane? Dall’AGCM all’AGCOM, dalla CONSOB all’IVASS a tutte le altre, a mio parere il sistema di designazione dei membri delle stesse non garantisce granché circa la reale autonomia dal Governo di turno, come testimoniato da numerose nomine succedutesi negli anni: e soprattutto i più recenti. Non le pare sarebbe necessario (anche se non sufficiente) stabilire per Legge requisiti stringenti per occupare certe poltrone?

Caro Luciano, sono assolutamente d’accordo. Bisogna creare un processo di “screening” più selettivo, ridurre le mosse politiche e le nomine di amichetti. Io ho fatto la mia prima battaglia in Italia negli anni Ottanta per stabilire un’Authority antitrust e per legislazione che vietasse l’insider trading in borsa. Ma c’è ancora molto da fare, sì.
Ho scritto di questo anche nel mio nuovo libro, che ho appena finito ieri.

Chiede Massimo: Sig. Friedman, una domanda personale… ma lei, anglofono e anglosassone, cosa ci trova di così “attracting” in un paese disgraziato come il nostro? Mi viene quasi da pensare che lei si senta in una specie di zoo socio-politico-gestionale che, nella sua pachidermica immobilità, offre molti spunti di descrizione giornalistica.

Caro Massimo,io sono americano, ma devo dirti che per me l’Italia non è un paese “disgraziato” come scrivi tu, ma un paese ancora importante, un grande paese che purtroppo si è trovato vittima per troppi anni di malgoverno e/o di paralisi politica. Amo l’Italia e amo gli italiani e, nonostante il paese sia senz’altro messo male, voglio credere, da giornalista e osservatore non schierato politicamente, che ci siano ancora delle grandi risorse. La situazione è brutta, gli italiani sono molto più vicini all’abisso di quanto se ne rendano conto. Ma io non ho perso la speranza.

Chiede Stefano: Ma in un’Italia con aziende a bassa tecnologia, senza infrastrutture, con una burocrazia barocca e paralizzante, senza ricerca, lei è veramente convinto di riprendere la produzione senza l’introduzione graduale di una politica protezionistica? So bene che parlo di un campo minato, ma almeno forse avremmo la fortuna di uscirne in qualche modo, con relativamente pochi disagi sociali.

Caro Stefano, il protezionismo non salva posti di lavoro, non stimola la crescita della tecnologia, non rifà la burocrazia. Il protezionismo fa parte della conservazione, tanto amata dalla Casta politica e dai corporativisti. No, non sono d’accordo con lei.

Chiede Gabriel: Caro Alan, sono un ragazzo Italo-Ruandese laureato in economia a Bergamo, attualmente vivo a Londra ma guardo alla crisi europea con timore e fiducia. Vorrei chiederle come le sembra il futuro dell’Africa e se vale la pena tornare e cercare di fare la carriera in Africa anziché insistere in Europa. Grazie

Caro Gabriel, con la premessa che non mi sento di consigliarti dove devi andare a vivere, posso comunque darti un flash sulla differenza di prospettive per l’economia in Ruanda e in Italia. In Italia il tasso di disoccupazione è circa il 12 percento, oltre il 40 percento quella giovanile, e l’economia potrebbe avere un tasso di crescita del Pil nel 2014 tra lo 0,5% e l’1% (al massimo). Il Ruanda sta invece vivendo una crescita del Pil che viaggia tra il 6,5% e il 7,5% e si sta modernizzando rapidamente. Per un laureato in economia, il Ruanda dovrebbe certamente offrire più opportunità. Il mio consiglio è di visitare il Ruanda, guardarti in giro, parlare con gli amici e sentire che aria tira lì. Secondo me potresti trovare delle opportunità interessanti in un’economia che sta crescendo rapidamente. Fammi sapere cosa decidi. Alan