Chiedi ad Alan

Chiede Ramon: Ciao Alan, mi complimento con te perché non hai peli sulla lingua e approvo il modo di intendere il tuo mestiere, al servizio della verità. Per quanto riguarda la legge di stabilità, pensi anche tu che uno degli errori più gravi sia stato quello di “spendere” 4md per l’Imu che in tutto o in parte (se si escludevano i proprietari che pagano meno di 500-600 euro) avrebbero potuto andare a incrementare le risorse per ridurre il Cuneo (rendendo meno simbolico ma più tangibile il vantaggio per i lavoratori)?

Caro Ramon, alla fine credo che le tasse che sostituiscono l’Imu (Trise + Tares) saranno simili all’Imu in termini di introiti; qualcuno dice che saranno un po’ meno pesanti, altri dicono che costeranno di più. Ma la vera questione è perché non si riesca a rispettare il famoso limite del 3% sul rapporto deficit-Pil individuando più tagli alla spesa pubblica (tipo spese militari, e non di sanità) per finanziare una riduzione del cuneo fiscale che sia molto più ambiziosa della proposta attuale.

Chiede Albano: Buonasera professore, mi piacerebbe conoscere il suo parere sulla strategia che l’Italia dovrebbe intraprendere per uscire da questa incresciosa situazione. Cordiali saluti

Caro Albano, nei prossimi mesi uscirà un mio libro che tenterà proprio di dare una risposta alla sua domanda.
A presto, Alan.

Chiede Pinuccia: Perché, secondo lei, il presidente del Consiglio è partito per gli Usa subito dopo la legge di “instabilità”? Non è la prima volta che volano da Obama subito dopo aver preso decisioni economico-finanziarie. Ricordo che anche Monti lo ha fatto…

Cara Pinuccia, non credo ci sia un complotto dietro all’incontro di Letta e Obama in programma oggi a Washington. Ma c’è ironia, e forse simmetria, nel senso che per entrambi è il day after. Da un lato c’è Obama, che ha appena scongiurato il rischio di default, mentre i repubblicani sono spaccati tra falchi e colombe. E Letta, che ha appena presentato una legge di stabilità che reputo insufficiente per stimolare la crescita e l’occupazione in Italia. Da entrambi vorrei vedere di più.

Chiede Gianluca: Ciao Alan, prima di tutto volevo farti i complimenti per la chiarezza con la quale illustri tematiche anche complicate. Una domanda su Alitalia: oggi abbiamo Alitalia malata e Poste Italiane sane. Sono pessimista se penso che con questo “pastrocchio” tra qualche anno avremo sia Alitalia sia Poste entrambe malate?

Caro Gianluca, spero di no. Anche se per me è sbagliato far entrate le Poste in una compagnia aerea, credo che nell’arco di pochi mesi accadrà che: o Air France prenderà il controllo e Poste Italiane uscirà (ma la soluzione Air France non è buona) o che una compagnia mediorientale, come Ethiad, o una compagnia asiatica compri Alitalia e utilizzi Roma come un hub, con investimenti e non tagli, e Poste Italiane uscirà (soluzione ottima). Ma è sempre possibile che non si combini nulla e che le Poste restino nell’azionariato di Alitalia. In questo caso le Poste dovranno sborsare altri soldi, anche se le cifre non sono così grandi da poterle danneggiare.

Chiede Carlo: Caro Alan, ma tutti i QE fatti dalla Fed che cosa produrranno in prospettiva nell’economia?

Caro Carlo, a un certo punto la Fed non potrà continuare a stampare soldi attraverso il QE (quantitative easing). La sfida per Janet Yellen, presto nuovo capo della Fed, sarà di ridurre la politica QE in modo “soft” e graduale per non spaventare i mercati.

Chiede Nicola: Cosa ne pensa dell’iniziativa per la separazione bancaria (legge Glass-Steagall) che vede tra i supporter Robert Reich?

Aggiunge Nicola: Glass-Steagall è la soluzione che ci tirebbe fuori dalle cattive opzioni presenti: bail-in (pagano azionisti, obbligazionisti e risparmiatori) o il bail-out (pagano i contribuenti).
Scrive in proposito Robert Reich: «Il settore finanziario globale sta diventando un’enorme bisca che mette a rischio l’economia reale. Il migliore modo per fermare questo processo è separare le attività bancarie ordinarie da quelle d’affari. I banchieri d’affari che vogliono fare scommesse finanziarie non dovrebbero avere il diritto di rischiare i soldi delle persone che si aspettano solidità e sicurezza. La bisca dovrebbe essere nettamente separata dalle funzioni bancarie ordinarie che consistono nel remunerare i depositi ed erogare prestiti in modo prudente».

Risposta: Caro Nicola, ad appoggiare quella combriccola di repubblicani che negli anni Novanta, precisamente nel 1999, riuscì ad abrogare la legge Glass-Steagall (che teneva separate le attività bancarie ordinarie da quelle d’affari) c’era Larry Summers, l’uomo che per fortuna non diventerà il nuovo capo della Banca centrale americana, la Federal Reserve. Robert Reich, nonostante sia una specie di Brunetta della sinistra americana, ha ragione. L’abrogazione della Glass-Steagall ha fatto molti danni all’economia americana e di conseguenza mondiale. Ma il governo di Barack Obama non sembra molto interessato alla proposta di Robert Reich. Ed è un peccato.

Chiede Emma: Buongiorno dott. Friedman, approfitto per esprimerle la mia ammirazione e nel frattempo le pongo un quesito ingenuo, ma è una paura comune alle persone che frequento. Il denaro sui conti correnti è sicuro e al riparo da eventuali “sciacallaggi” da parte dei governanti o dobbiamo preoccuparci dei nostri risparmi?

Risposta: Grazie Emma, per la sua gentile mail e per la sua domanda. No, in questo momento non avverto il rischio di eventuali “sciacallaggi” sui nostri conti correnti. Anche se a Bruxelles, qualche irresponsabile lo propone come ultima ratio nei casi di crisi del debito sovrano, e anche se questo errore è stato già compiuto nel caso di Cipro, non credo che accadrà in Italia.

Chiede Giallo72: Proviamo a estraniarci da questo teatrino fatto di personaggi ricattati per la loro virilità, mediatori senza strategia e primedonne di vecchia data. Ci ritroviamo in una situazione in cui i sacrifici che ci hanno permesso di ottenere un importante avanzo primario sono purtroppo “mangiati” da interessi troppo alti. Come uscirne?

Risposta: In questo momento si può soltanto tamponare. Si deve fare una manovra di emergenza di circa 10-15 miliardi, ma attraverso tagli alla spesa pubblica e non introducendo nuove tasse. Si deve cercare di riportare l’Iva dal 22 al 21% perché un aumento dell’Iva deprime i consumi. Si deve trovare la copertura per mantenere la sospensione della seconda rata dell’Imu sulla prima casa e bisogna inoltre trovare le risorse per ridurre il costo del lavoro. Poi, per il 2014, bisognerà varare una serie di nuove riforme di vasta portata, ma finché non c’è una chiara maggioranza non si fa un bel niente.

Emanuele chiede: Caro Alan, vista l’attuale situazione politico/economica italiana, è il momento di fare un figlio e acquistare la prima casa? O soltanto una cosa? Quale? O nessuna delle due? Abbiamo un reddito complessivo di 4.000 euro. Grazie

Risposta: Chiaramente prenda la mia opinione con le pinze, non conosco in dettaglio la vostra situazione personale, ma in generale direi questo: fare un figlio, con 4mila euro di reddito netto al mese, non mi sembra economicamente difficile. Certo tenga presente che un figlio dovrebbe poter avere la possibilità di fare almeno un anno di università all’estero in Europa, meglio se a Londra.
Quanto all’acquisto della prima casa, se prendete un mutuo con tasso fisso per 15 o 20 anni, mi sembra un’ottima idea perché in questo momento il tasso di interesse è basso, e se riusciste ad ottenerlo al 3 o 4% sarebbe molto buono.

Chiede Lolo: In Italia non riusciamo a creare una cultura aziendale tale da mitigare l’individualismo e sostenere la creazione di campioni nazionali. In un’Europa delle lobby come possiamo sopravvivere?

Risposta: Innanzitutto bisogna consolidare svariati distretti di piccole imprese, comprese quelle artigianali, per ottenere una massa critica che possa spingere in modo più efficace l’export del made in Italy. Questo significa una cosa difficile per tanti italiani, e cioè migrare da un modello con tantissime piccolissime imprese verso uno con meno imprese ma di dimensioni più grandi. Poi bisogna valorizzare il turismo, e spendere su infrastrutture in questo settore, il più grande in termini di percentuale del Pil dopo quello tessile.
E questo sarebbe solo un inizio, la strada è ben più lunga.