Cottarelli resta in stand by, Mattarella concede altro tempo ai partiti per formare governo politico. Salvini ritorna a Roma

31 maggio 2017 – Il premier incaricato Carlo Cottarelli non ha sciolto la riserva mercoledì sera. Il capo dello Stato – che nella giornata ha avuto un confronto “informale” con il leader del M5S Luigi Di Maio, mentre è stato smentito un colloquio con il braccio destro di Matteo Salvini, il leghista Giancarlo Giorgetti – ha deciso di non forzare sui tempi per un eventuale governo politico.

La strada è in salita, con i 5Stelle più morbidi, che aprono con decisione al dialogo con il capo dello Stato – chiedendo un passo indietro dell’economista della discordia, Paolo Savona, che Di Maio propone di spostare in un altro dicastero – ma in presenza dell’apparente rifiuto da parte della Lega ad accettare qualsivoglia compromesso. «Le abbiamo provate tutte per dare un Governo a questo Paese – ha dichiarato Salvini -. Con il centrodestra non andava bene, con i Cinque Stelle non andava bene. Noi ci siamo. Basta che non perdano più tempo e non prendano più in giro le persone. O si beccano il programma e la squadra che abbiamo presentato oppure facciano altro e ci facciano votare». In serata, Salvini si è invece dichiarato più possibilista, e giovedì mattina ha annullato tutti i comizi che aveva in programma in Lombardia e recandosi a Roma per discutere della possibilità di formare un governo. La sua posizione resta tuttavia velata di scetticismo: «Se uno gioca come portiere deve fare il portiere, se gioca come attaccante deve fare l’attaccante». E ancora: «Vediamo. Di Maio ha cambiato idea. Ne parlerò con lui». Poi un’ulteriore apertura: «Valutiamo quanto possa essere utile agli italiani questo tipo di ragionamento di spostamento, ovviamente in primis con il professor Savona, cosa che educazione vuole. Stiamo ragionando su una squadra forte per un progetto forte».

Anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi si è detta pronta a rinforzare i numeri di un eventuale governo giallo-verde, ha annullato due appuntamenti elettorali previsti in Puglia, mentre l’ex premier incaricato Giuseppe Conte, che avrebbe dovuto recarsi stamattina a Firenze per tenere lezione all’università, si è fatto sostituire da un assistente ed è rimasto a Roma.

L’arma più potente in mano a Luigi Di Maio resta la sua indisponibilità a partecipare a una “non sfiducia tecnica” – ovvero astensioni mirate ad abbassare il quorum, allo scopo di far passare una fiducia senza votarla, per tenere in piedi un governo Cottarelli in modo da consentirgli di scongiurare l’aumento dell’Iva e portare a elezioni in autunno. La posizione di Di Maio, invece, prevede un governo politico o il voto subito, quindi il 29 di luglio. Salvini teme però la scarsa affluenza alle urne in estate, in particolare nelle Regioni del Nord, il suo grande bacino elettorale. Quindi si trova ora di fronte a un dilemma: mandare giù il veto su Paolo Savona all’Economia o andare alle elezioni nel mezzo della stagione estiva.

Sono passati due giorni da quando, il 28 maggio, Mattarella affidava all’economista Carlo Cottarelli l’incarico di formare un governo.

«Sono molto onorato, ce la metterò tutta» aveva dichiarato il premier incaricato, spiegando che Sergio Mattarella gli ha chiesto di «portare il paese a nuove elezioni” e presenterà «in tempi molto stretti la lista dei ministri». Cottarelli aveva indicato due tempistiche: «in caso di fiducia» il Governo affronterà «l’approvazione della legge di bilancio per il 2019, per poi andare a elezioni a inizio 2019»; invece, «in assenza di fiducia il governo si dimetterebbe immediatamente, il suo compito sarebbe l’ordinaria amministrazione» con «elezioni dopo il mese di agosto». Cottarelli aveva assicurato la «neutralità completa rispetto al dibattito elettorale», aggiungendo una promessa: «Mi impegno a non candidarmi e chiederò un simile impegno a tutti i membri del governo».

«Negli ultimi giorni – aveva aggiunto l’ex commissario alla spending review – sono aumentate le tensioni sui mercati finanziari, lo spread è aumentato, ma l’economia italiana è in crescita e i conti pubblici rimangono sotto controllo. Un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei conti pubblici». Inoltre, per i rapporti con l’Europa, Cottarelli aveva sottolineato che «un dialogo con l’Ue in difesa dei nostri interessi è essenziale, possiamo fare meglio del passato, ma deve essere costruttivo», mentre «il nostro ruolo nell’Ue resta essenziale, come la nostra continua partecipazione all’area euro».

Sessantadue anni, economista di lungo corso, un quarto di secolo passato al Fondo Monetario Internazionale, Cottarelli è noto ai più per la sua nomina, da parte dell’allora primo ministro Enrico Letta, nel 2013, a commissario della Spending Review, incaricato di individuare e tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione.

Il giorno precedente, domenica 27 maggio, il premier incaricato Giuseppe Conte aveva rimesso il mandato affidatogli nelle mani del presidente della Repubblica a seguito dell’impossibilità di formare un governo. Un processo che si è arenato sul nome dell’economista Paolo Savona, considerato da Lega e M5S l’unica personalità in grado di svolgere il compito di ministro dell’Economia, nonostante le perplessità del Capo dello Stato, che di fronte a quello che è stato percepito come un inaccettabile diktat da parte dei due partiti, ha deciso di esercitare le sue prerogative costituzionali, rifiutandosi di firmare la nomina dell’economista.

«Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia – ha spiegato Mattarella – La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari». «Ho chiesto, per quel ministero – ha aggiunto il capo dello Stato – l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che, al di là della stima e della considerazione per la persona, non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano».

E ancora: «A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato, con rammarico, indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato. L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane. Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando, prima dell’Unione Monetaria Europea, gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento». «È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri, che mi affida la Costituzione, essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani».

Photo credits: Paolo Giandotti – Ufficio Stampa Presidenza della Repubblica

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