Credo, spero, che presto vedremo la panoplia di strumenti mirati e asimmetrici contenuta nel tool-kit di Mario Draghi e della Bce. Quantitative easing. LTROs. Taglio del tasso di interesse, forse verso territorio negativo. E forse anche un aiuto per le piccole imprese attraverso le banche. L’uomo che ha salvato l’euro nel 2012 (con le parole) ora deve spingere il bottone della liquidità. La guerra contro deflazione e stagnazione sta per cominciare.

31 maggio 2014 – Il rischio deflazione è oramai chiaro per tutti in Europa. E la ripresa stenta a decollare. L’economia è debole, la domanda interna pure, la forza dell’euro contro il dollaro rallenta il made in Italy, la disoccupazione resta quasi il doppio del 2008. Siamo in un periodo di stagnazione, non c’è una ripresa vera.

L’ha detto bene la Banca d’Italia: «L’uscita dalla recessione è travagliata, la ripresa fragile e incerta».

Stagnazione più deflazione significa pochi investimenti, pochi consumi, molti senza lavoro. Si rischia un “decennio perso” alla giapponese. O meglio: si rischia un altro decennio perso, visto che possiamo già cancellare il 2007-2017.

Se non ci sarà una serie di azioni dure e massicce da parte della Bce, la stagnazione e la deflazione saranno garantite.

La Bce dovrebbe presto tagliare i tassi di interesse, iniettare liquidità e utilizzare di nuovo degli LTROs. Allo stesso momento, dovrebbe trovare un modo con cui motivare o spingere le banche ad aiutare le piccole imprese in difficoltà. Gli ultimi dati mostrano che il rischio deflazione si sta allargando. Anche in Italia. Per un paese con un rapporto debito-Pil del 133 per cento, una stagione prolungata di deflazione sarebbe un bel problema.

Secondo me la Bce è consapevole dei rischi che sta correndo l’economia dell’intera zona euro in questo momento, e presto Mario Draghi agirà in modo sorprendente e asimmetrico ma efficace. L’arsenale della Bce potrebbe essere messo in vetrina già tra qualche giorno.

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