L’Economist: Le difficoltà economiche della Germania mettono alla prova la leadership della Merkel

«La maggior parte dei predecessori della Merkel si è battuta per almeno un grande, controverso progetto, ma nessuno oggi in Germania considera Angela Merkel capace di una tale leadership»: così l’Economist sulla cancelliera tedesca, sul suo stile «centrista e non conflittuale che piace alla gente comune». Sì perché la Merkel, che fa continuamente la ramanzina ai partner dell’eurozona, a casa non parla mai delle riforme di cui avrebbe bisogno la Germania – sarebbe impopolare – ma commissiona costantemente sondaggi d’opinione e su questi basa le sue politiche.

Un’analisi da leggere, tradotta in italiano per voi.

All’estero come a casa si sta sollevando un coro crescente di critiche verso la cancelliera Angela Merkel a causa delle sue politiche economiche. I suoi detrattori stranieri sono frustrati dalla ricerca tedesca, che rasenta il feticismo, del black zero, ovvero il nome che Wolfgang Schäuble, il suo ministro delle Finanze, ha dato al budget in programma per il prossimo anno, il primo dal 1969 che ambisce al pareggio di bilancio. Nei recenti meeting dell’FMI e della Banca Mondiale a Washington, Schäuble si è messo sulla difensiva dopo che i relatori, uno dietro l’altro, hanno incolpato l’austerity tedesca e il suo enorme avanzo di partite correnti di rallentare l’economia mondiale. La Germania, hanno argomentato in molti, dovrebbe sfruttare i bassi tassi d’interesse, oggi a livelli record, e il suo margine di manovra fiscale senza eguali per prestare e investire di più. Schäuble ha ribattuto che gli altri paesi farebbero meglio a imitare la Germania e risparmiare di più.

Intanto a casa crescono le richieste di maggiori investimenti pubblici. Ma molti economisti tedeschi condividono il desiderio della Merkel di raggiungere il pareggio di bilancio, così come i suoi partner di coalizione, i socialdemocratici della SPD, di centrosinistra. Le critiche interne si fanno più stizzite a causa delle politiche da sinistra-soft che la Merkel, nonostante sia leader di un partito di centrodestra, i cristiano democratici della CDU, sta realizzando con il supporto entusiastico della SPD. Tra queste: l’aumento delle pensioni a favore di determinati gruppi, a spese dei futuri pensionati e a dispetto dell’invecchiamento della popolazione del paese; un salario minimo nazionale di 8,50 euro l’ora che entrerà in vigore a gennaio; affitti calmierati in alcune città e una politica energetica follemente dispendiosa.

Prese tutte insieme – hanno sostenuto questo mese quattro tra i più rispettati think-thank economici del paese – queste misure indeboliscono l’economia tedesca. Gli stessi organismi hanno anche rivisto al ribasso le loro stime di crescita economica. Il 14 ottobre il governo ha dovuto seguirli, riducendo le previsioni di crescita del Pil dall’1,8 all’1,2 per quest’anno e dal 2 per cento all’1,3 per il 2015. Addirittura l’export, che normalmente rappresenta la componente più solida dell’economia tedesca, è traballante: ad agosto si è contratto del 5,8 per cento rispetto a luglio; un calo maggiore che può essere spiegato dalla partenza per le vacanze o dalle sanzioni contro la Russia. Alcuni economisti riconoscono che la Germania potrebbe già essere in recessione, visto che il Pil si è contratto nel secondo trimestre e potrebbe farlo anche nel terzo. Gli imprenditori tedeschi sono sempre più critici nei confronti delle politiche economiche della Merkel.

Eppure, nessuna di queste critiche sembra aver avuto ricadute sull’opinione pubblica tedesca. C’è abbondanza di lavoro e la disoccupazione resta bassa. Angela Merkel è ancora il politico più popolare del paese. Secondo un sondaggio di questo mese, il 79 per cento dei tedeschi pensa che la Merkel stia facendo un buon lavoro; una percentuale che le sue controparti americane, inglesi o francesi possono solo sognarsi. Anche l’opposizione in parlamento è stata incapace di sfruttare queste critiche e di trasformarle in attacchi efficaci. Una ragione è che l’opposizione è rappresentata unicamente da due partiti deboli, i Verdi e i post-comunisti della Die Linke (La Sinistra), che insieme hanno solo il 20 per cento dei seggi.

Ma la ragione principale risiede nello lo stile comunicativo e di governo della Merkel, che culla l’opposizione e l’opinione pubblica nella passività con espressioni rassicuranti e spesso burocratiche che soffocano le controversie sul nascere, non offendono nessuno e rassicurano tutti. Il suo tedesco è «un linguaggio costruito, un linguaggio anestetizzato e anestetizzante, la cui funzione è diffondere tranquillità», argomenta Dirk Kurbjuweit, autore di Alternativlos – Merkel, die Deutschen und das Ende der Politik (Senza Alternative: Merkel, la Germania e la Fine della Politica), uno dei numerosi libri usciti quest’autunno che attacca la cancelliera senza però intaccarne la popolarità.

«Parlare dopo la Merkel al Bundestag è la cosa peggiore che ti possa capitare», ammette Anton Hofreiter, leader dei Verdi. «L’intera Camera è totalmente sedata». Evita gli attacchi individuali, così nessuno la odia. Criticare le sue opinioni è difficile perché tende a non esprimerle. Durante la maggior parte dei dibattiti «resta in silenzio e attende, finché non appare chiaro quale parte prevarrà. A quel punto, la Merkel si lancia e sembra come se fosse sempre stata da quella parte», spiega Kurbjuweit. La Merkel commissiona costantemente sondaggi d’opinione e di solito dà loro retta.

Anche quelle politiche che appaiono coraggiose sono, se guardate più da vicino, dettate dall’opportunità. La Germania si è spostata nel corso degli anni verso posizioni contrarie all’energia nucleare, finché il disastro di Fukushima, nel 2011, ha dato alla Merkel l’opportunità di annunciare che la Germania avrebbe chiuso i suoi impianti nucleari entro il 2022. Cosa che ha fatto sprofondare nel caos l’intero mercato energetico. Allo stesso modo, l’opinione pubblica si era già spostata su posizioni contrarie al servizio di leva obbligatorio quando la Merkel, nel 2011, ha trasformato l’esercito in una forza professionale ridotta nei numeri e nei costi. In molti casi l’unica, vera opposizione è all’interno della stessa CDU. Questa settimana alcuni dei suoi membri più giovani, chiamati CDU2017, hanno chiesto più riforme economiche. Ma queste voci non rappresentano una minaccia per la Merkel, che non ha rivali interni credibili e domina il suo partito.

Quando la Merkel deve far accettare una politica al parlamento e all’opinione pubblica, la presenta spesso come alternativlos, “priva di alternative”. Ha usato questa parola per descrivere il pacchetto di salvataggio a favore della Grecia e altre misure durante la crisi dell’euro; alternativlos è stato votato da una giuria linguistica come il più brutto neologismo del 2010 e ha suscitato sarcasmo tra le diverse frange politiche. Il partito anti-euro ha addirittura scelto ironicamente il nome di Alternativa per la Germania. Ma la comunicazione della Merkel piace alla gente comune, che vuole esattamente quello stile centrista e non conflittuale.

Ed ecco un altro paradosso: la Merkel fa continuamente la ramanzina sulle riforme ai partner dell’eurozona, ma i tedeschi la non sentono mai parlare di riforme a casa. Teme che i tedeschi non le accetterebbero anche se necessarie (come l’apertura del mercato dei servizi alla concorrenza o un miglioramento del sistema fiscale). In una recente classifica Ocse sulle riforme, la Germania si è piazzata agli ultimi posti. Questo pone dei problemi, vista la sua rinnovata debolezza economica e le sue prospettive demografiche mediocri.

La maggior parte dei predecessori della Merkel si è battuta per almeno un grande, controverso progetto. Konrad Adenauer, dopo il 1949, ha delimitato la nuova repubblica all’Ovest, a costo di far sembrare impossibile una riunificazione. Willy Brandt ha riconosciuto la Germania Est. Helmut Schmidt ha autorizzato la presenza di missili Pershing americani nella Repubblica Federale Tedesca come deterrente nei confronti di un attacco sovietico. Con Helmut Kohl i tedeschi hanno abbandonato il marco per l’euro. Gerhard Schröder ha liberalizzato il mercato del lavoro.

Nessuno oggi in Germania considera Angela Merkel capace di una tale leadership. Il suo potere è immenso ma in larga parte virtuale. «Non ha mai messo alla prova il suo potere. Per farlo, dovrebbe osare qualcosa, andare contro i sondaggi e lo Zeitgeist (“spirito del tempo”, ndr)», conclude Kurbjuweit. «Sotto un certo punto di vista, la Merkel è un cancelliere senza potere». Usa il suo potere per bloccare, non per promuovere. Il suo potere è accumulato ma inutilizzato. Se continua così, sarà questa la sua principale eredità.

(Traduzione di Luna De Bartolo)

VIA/ The Economist

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One Response to L’Economist: Le difficoltà economiche della Germania mettono alla prova la leadership della Merkel

  1. Alan Friedman, la Cancelliera Angela Merkel ha consenso indiscusso perché ha curato gli interessi della Germania nel contesto storico in cui si è trovata a governare, senza voli pindarici e con sobrietà. Se ora serve un’altra politica non c’è bisogno di condanne, come avviene spesso nelle nostre democrazie, nelle quali per cambiare un leader bisogna usare scandali e inchieste giudiziarie!

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