L'ICONOCLASTA

Migranti – Grecia, al via lo sgombero del campo di Idomeni. Braccio di ferro tra Merkel e Erdogan

24 maggio 2016 – Hanno resistito a Idomeni fino all’ultimo, nella speranza di varcare il confine. Migliaia di profughi e migranti, rimasti bloccati per mesi in condizioni terribili tra Grecia e Macedonia dopo la chiusura della frontiera, sono stati sgomberati dalla polizia greca. Gli agenti hanno iniziato le operazioni alle prime luci dell’alba di martedì.

Non è stato necessario l’uso della forza: stremati e rassegnati, i migranti non hanno opposto resistenza e sono stati caricati su pullman per essere poi smistati gradualmente in diversi campi d’accoglienza del paese. Ai giornalisti non è stato permesso l’accesso alla zona.

Idomeni era il più grande campo profughi della Grecia, con circa 8400 persone che avevano trovato rifugio lì fin dallo scorso febbraio. Il ricollocamento di profughi e migranti, fanno sapere da Atene, «sarà completato in una settimana, dieci giorni al massimo». Il portavoce del governo greco, Giorgos Kyritsis, ha sottolineato che «una cosa come Idomeni non può essere mantenuta» perché «serve solo gli interessi dei trafficanti». Al momento, le strutture possono ospitare seimila persone, ma la Grecia promette di trovare spazio in pochi giorni per tutte le persone che si trovavano a Idomeni.

E intanto scricchiola l’accordo tra Ue e Turchia sui migranti. A margine del primo World Humanitarian Summit, in programma negli scorsi giorni a Istanbul, c’è stato un faccia a faccia dai toni accesi tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

La cancelliera tedesca – criticata negli ultimi mesi per aver cercato con forza un accordo sui migranti con il Sultano, accordo considerato da numerose organizzazioni irrispettoso dei diritti umani – ha ammonito la sua controparte: “Dobbiamo fare tutto il possibile per continuare il dialogo perché è probabile che entro l’1 luglio alcune cose non saranno pronte, in altre parole l’esenzione per i visti perché alcune condizioni non saranno soddisfatte”. Merkel si riferisce alla disputa tra Ankara e le autorità europee sulla modifica della legge antiterrorismo turca, condizione posta dall’Ue.

La cancelliera ha inoltre comunicato alla stampa di aver “detto chiaramente al presidente Tayyp Erdogan che la Turchia ha bisogno di un Parlamento forte”. Merkel si è detta “preoccupata per la democrazia”. Preoccupazione cresciuta in seguito all’approvazione di un emendamento costituzionale che ha annullato l’immunità dei parlamentari turchi, una misura che potrebbe portare alla perseguibilità decine di deputati dei partiti di opposizione, in particolare i filo curdi dell’Hdp e i repubblicani del Chp. E che potrebbe spianare la strada a un ulteriore accentramento dei poteri in capo al presidente Erdogan. Si tratta, ha detto Merkel, di una misura fonte di “seria preoccupazione”.

Al presidente turco, la cancelliera ha ricordato che una democrazia ha bisogno di reggersi su tre pilastri: “Un sistema giudiziario indipendente, una stampa indipendente e un Parlamento forte”.

La Turchia non si è mossa di un millimetro e ha rivendicato che senza visti non è tenuta a intraprendere alcuna azione sui migranti. Ankara, sapendo di avere il coltello dalla parte del manico, ha scelto il braccio di ferro: “Il nostro Paese – ha minacciato il consigliere economico del presidente Recep Tayyip – potrebbe fare “scelte radicali” e sospendere tutti gli accordi in essere con la Ue. “Non ci aspettiamo nulla da loro” ha detto Yigit Bulut alla tv pubblica TRT Haber. “Lasciamo che continuino ad applicare doppi standard, lasciamo che continuino a non mantenere le promesse fatte ai cittadini turchi” ha aggiunto. “Ma devono sapere che la Turchia molto presto farà scelta radicali se continueranno ad avere questo atteggiamento”.

Cose che accadono, quando si stringono patti con personaggi ambigui come Erdogan.

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