NaDef, valanga di bocciature, spread oltre 300. Tria difende la manovra in audizione alle Commissioni Bilancio

10 ottobre 2018 – Un plebiscito negativo. Forti critiche da parte della Banca d’Italia e della Corte dei Conti, poi la bocciatura da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Poi l’Istat che, dati alla mano, parla di prospettive economiche a breve termine “non favorevoli” e di “crescita contenuta”. Dalla Commissione Bilancio di martedì, il governo ne è uscito malconcio.

A rendere il quadro più fosco, mentre lo spread sembra essersi assestato a quota 300 (se restasse a questo livello costerebbe allo Stato circa 17 miliardi di maggiori interessi sul debito, da qui al 2021; circa 6 miliardi solo per il prossimo anno), ci si è messa anche l’agenzia di rating Moody’s. Secondo il capo economista Mark Zandi, intervistato da La Stampa, “è logico aspettarsi che le preoccupazioni sull’Italia manifestate in questi giorni dai mercati si rifletteranno anche nelle prossime valutazioni delle agenzie di racing”, che arriveranno a fine mese. E non promettono nulla di buono. “Certamente quello che sentiamo – continua Zandi – non è un plus per l’outlook fiscale dell’Italia. Il giudizio dei mercati come quello delle agenzie di rating, non si basa sulla politica ma sui numeri, che sono dati oggettivi e uguali per tutti”. Poi spiega: “La realtà è molto semplice. Gli investitori, che per la maggior parte sono persone come noi, mettono i loro risparmi nei titoli emessi dall’Italia e vogliono essere ripagati. Oggi temono che non rivedranno i loro soldi, almeno in un tempo ragionevole, e quindi chiedono maggiori compensazioni per questo rischio. E’ naturale: se prendi rischi, vuoi avere ritorni più alti per correrli”.

Il ministro delle Finanze Tria si mostra invece tranquillo e mercoledì mattina, in audizione di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha annunciato che nonostante la “mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio il Governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella NaDef”.

“Non dobbiamo lasciare – ha aggiunto Tria – che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di formulare valutazioni e previsioni equilibrati. I rischi politici ed economici internazionali sono sempre esistiti ed è anche per questo motivo che nei documenti di programmazione si formulano previsioni prudenziali e non ottimistiche. Ma non possiamo, né non dobbiamo, basare il quadro programmatico su scenari di rischio a ribasso altrimenti stravolgiamo il significato di tale previsione”.

“Una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio – ha affermato martedì il vicedirettore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def – incide sui requisiti patrimoniali delle banche; oltre certi limiti può ridurne la capacità di offrire credito all’economia”.

Il debito pubblico italiano “è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l’incertezza. Le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono”. Secondo Signorini, “ridurre il divario di crescita rispetto all’Europa è un obiettivo fondamentale, è necessario anche per mettere sotto controllo il rapporto tra debito e prodotto. Una crescita più sostenuta e una maggiore coesione sociale non sono in contrasto con la disciplina di bilancio”.

“Il disavanzo strutturale resterebbe su un livello elevato per un paese caratterizzato da un alto debito. Non lascerebbe molti margini di azione nel caso in cui si rendesse necessario fronteggiare una nuova situazione di rallentamento ciclico”, continua il vicedirettore di Bankitalia aggiungendo che il “debito è per l’Italia il grande moltiplicatore delle turbolenze” e resta sempre “la minaccia di innescare un circolo vizioso, con ripercussioni sull’economia reale”.

“L’aumento dei trasferimenti correnti” per reddito di cittadinanza e pensioni “così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto”. Anche lo stop all’Iva, continua Signorini, dovrebbe avere “un effetto limitato”. Impatto che “potrebbe essere ancora inferiore o nullo se il mancato aumento dell’Iva fosse già stato incorporato nelle aspettative delle famiglie”. “Le analisi disponibili sugli effetti delle riforme pensionistiche del passato, che hanno posticipato l’età minima di pensionamento, non consentono di sostenere che nel medio-lungo termine un aumento del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani peggiori le prospettive occupazionali dei giovani, soprattutto nel settore privato”.

Immediata è arrivata la risposta piccata del vicepremier Luigi Di Maio: “Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima si volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna!”.

Secondo l’Istat, “le prospettive a breve termine dell’economia in base ai segnali forniti dall’indicatore anticipatore dell’Istat non risultano favorevoli”. “Negli ultimi mesi – ha rilevato il presidente facente funzione dell’Istat, Maurizio Franzini, nel corso dell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def nelle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato – l’indicatore ha seguito un andamento discendente lasciando prevedere il prolungamento della fase di crescita economica contenuta”.

Quindi l’intervento della Corte dei Conti: “Interventi a favore dei trattamenti previdenziali e delle politiche di assistenza che puntino al contrasto della povertà – ha messo in guardia il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema – devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema”. E ancora: “Il quadro macroeconomico programmatico appare ottimistico alla luce delle attuali tendenze del ciclo economico internazionale”. “Resta imprescindibile la necessità – ha concluso Buscema – di ridurre e in prospettiva rimuovere l’inevitabile pressione che un elevato debito pubblico pone sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del paese, in definitiva sulle potenzialità di crescita. Su questo fronte un indebolimento delle riforme che hanno contribuito alla maggiore sostenibilità del nostro sistema non può non destare preoccupazione”.

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