Poste, Donald gioca sporco

Trump ha paura di perdere, per questo sta facendo di tutto per creare confusione e caos. Il mio editoriale, pubblicato stamattina su La Stampa.

18 agosto 2020 – Non sarà una sorpresa per i lettori de «La Stampa» che Trump sia disposto a fare quasi qualsiasi cosa per restare al potere. Ma con il tandem Biden-Harris che ora sta superando il presidente nei sondaggi, Trump e i suoi seguaci sono impegnati in un nuovo e chiassoso tentativo di soppressione del voto.

Con l’aiuto di Jared Kushner, William Barr e altri fedelissimi Trump ha dichiarato guerra al servizio postale degli Stati Uniti, l’agenzia statale equivalente a «Le Poste» in Italia. Perché lo sta facendo?

Trump ha paura di perdere e sta cercando di creare confusione e caos. Sembra che voglia prepararsi a lanciare una sfida legale ad un’eventuale vittoria di Biden. Vuole chiaramente giocare sporco. Ora sta cercando di mandare in bancarotta il servizio postale per fare in modo che quest’ultimo non sia in grado di consegnare decine di milioni di schede per posta entro il 3 novembre, giorno delle elezioni. L’idea è di invalidare milioni di voti degli americani che esercitano il loro diritto di inviare le schede per posta. Negli Stati Uniti è una pratica diffusa inviare un voto per corrispondenza o semplicemente votare in anticipo per posta, con molti Stati che consentono l’invio dei voti per posta persino tre settimane prima del giorno delle elezioni.

Quest’anno, con una pandemia che sta mettendo in ginocchio l’America, con 170mila morti e 5,3 milioni di casi, si prevede che ben 80 milioni di americani possano decidere che è più sicuro votare per posta, piuttosto che rischiare assembramenti. Per vedere le cose nella giusta prospettiva, nel 2016 hanno votato un totale di 123 milioni di americani (63 milioni per Clinton e 60 milioni per Trump).

Da mesi ormai Trump sostiene che il voto per corrispondenza potrebbe portare a brogli, anche se una settimana fa lui e Melania si sono iscritti in Florida per il voto tramite posta. Trump sta inventando false storie sulla frode degli elettori e diffonde teorie del complotto, come è suo solito fare. I suoi compari, il ministro della Giustizia Barr e il genero Kushner, interpretano la parte di attori non protagonisti, diffondendo ancora più disinformazione e sostenendo che il voto per posta è sconsiderato e pericoloso.

Il principale tirapiedi di Trump in questo nefasto tentativo di delegittimare e paraliizare il sistema postale è un miliardario trumpista repubblicano che ha fatto grandi donazioni alla campagna Trump nel 2016. Louis DeJoy, a cui Trump di recente ha assegnato personalmente il ruolo di direttore del servizio postale federale, è un uomo-simbolo dei conflitti di interesse. DeJoy è indagato perché possiede una quota azionaria di 30 milioni di dollari in un società che ha appalti con lo stesso servizio postale statunitense. Risulta inoltre indagato perché ha acquistato alcune stock option di Amazon, un concorrente di Usps. Queste holding creano un grave conflitto di interessi ai sensi della legge Usa. Ma di questi tempi tutto ciò non sembra avere importanza.

Trump sta anche cercando di bloccare miliardi di dollari di fondi urgenti per il servizio postale degli Stati Uniti che farebbero parte di un nuovo pacchetto di aiuti per il coronavirus. Nel frattempo, DeJoy sta smantellando il servizio postale, pezzo per pezzo. Il sindacato che rappresenta 300.000 impiegati in servizio e in pensione ha denunciato la rimozione di centinaia di macchine per lo smistamento della posta in tutto il Paese. DeJoy ha persino ordinato la rimozione delle cassette postali dalle strade di diversi Stati. Il finanziamento del servizio postale e la volontà di Trump di consentirlo potrebbero in definitiva dipendere dal tipo di pacchetto di aiuti per l’economia più ampio che Nancy Pelosi e i democratici del Congresso potrebbero eventualmente concordare con i repubblicani e la Casa Bianca. Sabato scorso Pelosi ha detto che l’assalto di Trump al servizio postale minaccia di privarlo dei fondi di cui ha bisogno per consegnare i voti per corrispondenza di milioni di americani. «Le parole stesse del presidente ci confermano che per vincere ha bisogno di barare», ha dichiarato Pelosi, che domenica ha annunciato che intende richiamare i deputati dalla pausa estiva per votare una legge a difesa del Servizio Postale e di conseguenza del diritto di votare per posta. La senatrice Kamala Harris, la neo candidata alla vicepresidenza democratica, è stata molto diretta: Trump, ha dichiarato, sta cercando di «distruggere» il servizio postale degli Stati Uniti.

Ci sono motivi per credere che Trump non riuscirà pienamente nel suo sabotaggio. L’iniziativa di Pelosi potrebbe riuscire, anche con l’appoggio di qualche repubblicano. Non tutti i repubblicani sono convinti che il voto per corrispondenza debba necessariamente favorire Biden. Ci saranno poi diverse sfide giudiziarie e alcuni singoli Stati troveranno sicuramente soluzioni alternative. E se Biden si affermasse con una vittoria schiacciante, sarebbe difficile per Trump fare ritardare un risultato elettorale oltre il 3 novembre.

Trump continua comunque con i suoi attacchi. Sabato ha dichiarato che «forse non sapremo i risultati del voto di novembre per mesi, o anche per anni». E lo stesso servizio postale ha annunciato che non può garantire la consegna di tutti i voti nei tempi necessari. Al momento sembra evidente che il progetto del presidente sia spudoratamente quello di paralizzare il servizio postale e verosimilmente gettare le basi nel tentativo di creare una grossa polemica e confusione nel conteggio del voto per la Casa Bianca. Negli Usa si comincia a ricordare quello che è successo nelle elezioni del 2000, momento in cui ci fu un risultato controverso. Infatti la Corte Suprema fu costretta a intervenire, ponendo fine al conteggio dei voti e aggiudicando a George W. Bush la presidenza, piuttosto che Al Gore.

Sarebbe tipico di Trump tentare di rubare un’elezione. Non importa se ai suoi critici sembra l’ennesimo abuso di potere di un presidente che non ama le istituzioni della democrazia. Non c’è limite a ciò che l’uomo è capace di fare, e le sue tattiche seguono una logica nefasta e autoritaria.

Questo è Donald Trump, of course.

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