Slogan No vax e complotti, l’arsenale di Trump per corteggiare l’America

Per restare alla Casa Bianca The Donald è pronto a tutto: «Meglio i morti che fermare l’economia». Attacca Obama e esalta la lobby delle armi per parlare alla pancia del Paese, ignorando gli esperti. Il mio editoriale, pubblicato stamattina su La Stampa.

19 maggio 2020 – In inglese c’è una frase idiomatica semplicemente perfetta per riassumere la follia quasi surreale che sta per contagiare la politica americana in quest’anno di elezioni presidenziali. You ain’t seen nothing yet! Non avete ancora visto niente!

La follia non proviene certo dallo scialbo, onesto candidato democratico, Joe Biden. Un uomo degno di rispetto, sì, per quanto incapace di scaldare i cuori. Avete presente cosa succede quando si usa la stessa bustina di tè tre, quattro volte? Il tè viene fuori insapore. Fiacco. È la stessa impressione che Biden fa a me e a molti americani (anche suoi sostenitori).

No, l’effetto shock, com’è ovvio, ce lo regalerà l’attuale inquilino della Casa Bianca. Con ogni probabilità Trump riuscirà a sorprenderci molto più di quanto immaginiamo, dimostrandoci con i fatti, ancora una volta, che la realtà può essere più incredibile della finzione.

Solo negli ultimi giorni il presidente degli Stati Uniti ha insinuato che il suo predecessore dovrebbe essere posto sotto indagine, portato alla sbarra e infine sbattuto in galera. Ha coniato il termine “Obamagate” e ha accusato Barack Obama di aver tenuto “comportamenti criminali”, senza prendersi il disturbo di specificare quali possano mai essere questi famigerati crimini. Perché non è questo il punto: il punto è che lo slogan funziona, è musica per le orecchie del signor Trump e della sua base, e quindi è diventato rapidamente l’inno di una campagna elettorale che si avvia a degenerare a livelli di squallore persino più infimi di quelli che abbiamo dovuto sorbirci nel 2016.

E nell’ultima settimana il presidente Trump è riuscito ad accumulare una montagna di nuove sciocchezze anche sul tema coronavirus. Mentre ci avviciniamo alla soglia dei 100.000 morti negli Usa, ha iniziato a lanciare attacchi diretti ed espliciti ad Anthony Fauci, un esperto molto rispettato. Trump non l’ha presa per niente bene quando il buon dottor Fauci ha detto alla commissione del Senato che le sue pressioni per riaprire l’America troppo velocemente rischiano di innescare “conseguenze che potrebbero essere molto serie”. E The Donald si è proprio infuriato quando il dottore ha aggiunto che le sue politiche potrebbero provocare «morti e sofferenze non necessarie».

Un altro prestigioso scienziato, il dottor Richard Bright, ex direttore della Biomedical Advanced Research and Development Authority, ha pubblicamente dichiarato di essere stato rimosso da Trump per aver chiesto con eccessiva “insistenza” una maggior incisività nell’affrontare la pandemia. E come ha reagito il presidente? Si è scagliato anche contro di lui, attaccandolo su Twitter.

Fauci ha detto che forse dovremmo aspettare un anno, se non due, per avere un vaccino sicuro ed efficace, e Trump è riuscito a contraddirlo di nuovo, promettendo “centinaia di milioni di dosi di vaccino pronte entro la fine dell’anno”. Poi ha strizzato l’occhio ai suoi supporter no-vax dicendo che il virus “se ne andrà , con o senza vaccino”.

Forse in Europa è chiaro a tutti, o quasi, che la sua credibilità rasenta lo zero, soprattutto dopo che ha suggerito di ingerire o iniettarsi del disinfettante per fermare il contagio. Ma negli Stati Uniti, a quanto pare, il 40 per cento circa della popolazione crede a qualsiasi dichiarazione che esce dalla bocca del presidente.

Se Fauci, nonostante tutto, tiene duro e non si dimette, probabilmente è perché lo sdegno è meno forte della paura di lasciare la carica a un personaggio non qualificato e indegno, pronto a fare da cassa di risonanza alla più becera propaganda.

Ovviamente Trump si preoccupa delle sue chance di rielezione. Con l’economia statunitense in caduta libera – ci sono quasi quaranta milioni di americani senza un lavoro, un livello di disoccupazione che non si toccava dalla Grande Depressione degli anni Trenta – Trump ha un solo chiodo fisso in testa: riaprire il prima possibile. Ripartire, rimettere in moto la produzione. E se questo significa che più di 100.000 americani moriranno… be’, pazienza.

Quando il presidente si concede un attimo di respiro dalla sua incessante propaganda, non esita a riattizzare il fuoco della guerra verbale con la Cina, diffondendo screditate teorie del complotto, secondo le quali il virus proverrebbe da un laboratorio di Wuhan. Poco importa se il dottor Fauci, come gran parte dei servizi di intelligence occidentale, ha già detto che non è vero.

Forse ci credono solo i fan più disinformati e ignoranti del presidente. Il fatto è che non sono pochi. Anzi. Sono “i deplorevoli”, così li definì Hillary Clinton in un suo famoso discorso. Sono gli stessi trumpiani che danno ascolto ai no vax, che urlano slogan razzisti, e che proprio in questi giorni, sotto l’occhio delle telecamere, fanno irruzione nei palazzi governativi, issando cartelli “Trump 2020”, brandendo mitra e urlando in faccia ai reporter della Cnn. È successo in Michigan. E del resto, è stato lo stesso Trump ad affibbiare ai media e alla stampa libera l’etichetta stalinista di “nemici del popolo”.

Andiamo bene.

Permettetemi di aggiungere altre tre esternazioni trumpiane di questi giorni, e il quadro sarà completo: negli ultimi mesi il presidente ha bloccato i fondi governativi destinati allo United States Postal Service, ormai sull’orlo della bancarotta, e ha dichiarato in diverse occasioni che il sistema che permette agli americani di votare per posta invece di presentarsi fisicamente al seggio è “una frode, un inganno” che favorisce i democratici. Il suo calcolo è semplice: se per votare Biden qualcuno sarà costretto a recarsi al seggio, anziché affidarsi al comodo voto postale, magari deciderà di non muoversi, a causa della pandemia. Per quanto possa sembrare assurdo, considerando che lui stesso ha appena chiesto la scheda postale per votare in Florida, Donald Trump continua ad attaccare questo sistema, accusandolo di essere manipolato da scrutatori in malafede e con il cuore a sinistra.

E poi c’è la strana dichiarazione rilasciata la settimana scorsa da Jared Kushner, il genero di Donald Trump nonché consigliere della Casa Bianca. In un’intervista televisiva ha evocato la possibilità di un rinvio delle elezioni presidenziali di novembre a causa della pandemia. Anche se questa decisione non rientrerebbe tra i poteri presidenziali. Kushner non ha escluso che il voto possa slittare: “Per ora il piano è di votare a novembre, ma non sono sicuro”, ha dichiarato. Le reazioni sono state immediate e accese, ma dato che praticamente ogni giorno succede qualcosa di scandaloso anche questo shock è stato rapidamente dimenticato, risucchiato nell’oblio.

Infine, c’è il caso bizzarro e senza precedenti che è appena arrivato alla Corte Suprema: l’avvocato di Trump sostiene che il presidente non dovrebbe essere obbligato a mettere a disposizione dei magistrati inquirenti di New York e agli investigatori del Congresso la sua dichiarazione dei redditi e altri documenti finanziari. A quanto pare, questo “interferirebbe con le sue capacità di svolgere il ruolo di presidente”. La risposta dei comici e degli intrattenitori dei programmi di culto della seconda serata televisiva americana non si è fatta attendere: se Trump può dedicare diverse ore ogni giorno a twittare insulti e a diffondere teorie del complotto, forse rendere trasparente la sua situazione finanziaria non sarebbe poi una grande distrazione dalle incombenze presidenziali.

Forse il riassunto più efficace dell’ondata di follia che ha travolto il mio Paese ce lo ha regalato sabato Barack Obama, nel corso di un intervento a una cerimonia di laurea di studenti afroamericani. Obama non ha mai nominato direttamente il suo successore, ma era comunque molto chiaro a chi si riferisse quando ha detto: “Più di ogni altra cosa questa pandemia ha finalmente alzato il sipario sull’inadeguatezza di tantissimi uomini che sono al comando. Non sanno cosa fare. E molti di loro non fanno nemmeno finta di essere al comando… Fare sempre la cosa più comoda, quello che ti fa sentire bene, scegliere la strada più facile: è così che pensano i bambini”. ha detto Obama. “Purtroppo, è così che la pensano anche molti cosiddetti adulti con incarichi importanti e qualifiche roboanti. Ed è per questo che la situazione è così incasinata”.

Tutto questo però non è che un assaggio, o se preferite un trailer di quello che ci aspetta. Trump ne combina una grossa ogni giorno. Ormai è normale. Succede di continuo. Gli americani ne hanno sentite troppe, ne hanno viste troppe, e adesso molti sono come anestetizzati, non ce la fanno più a seguire i telegiornali. E sto parlando anche di molti americani che in realtà sarebbero capaci di leggere e scrivere, di rispettare le regole della grammatica, di opporsi agli attacchi presidenziali contro le istituzioni democratiche.

Ecco spiegata la mia previsione. È per questo che dico che non avete ancora visto niente. Allacciate le cinture, perché per adesso alla Casa Bianca c’è lui, e lo status di presidente di per sé gli concede un enorme potere. Biden sarà anche avanti di diversi punti nei sondaggi, ma Trump non si fermerà di fronte a nulla pur di essere rieletto. Sarà costretto a lanciare agli americani centinaia di miliardi di dollari di “helicopter money”? Lo farà. Dovrà scagliare altre accuse ridicole – dopo l’Obamagate, il Bidengate e chissà quanti altri? Lo farà. È pronto a rispolverare il manuale di Stalin, di Mussolini, di Goebbels e della cricca di dittatori del Terzo Mondo.
Insomma, la situazione è questa.

Riassumendo, in una sola riga: sì, sono preoccupato per il mio Paese.

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