VISTO DA PARIGI – Les Echos descrive la flessibilità europea come «una vittoria per Renzi»

Ecco come Les Echos, giornale di finanza e economia francese, riporta la notizia della flessibilità concessa ieri dalla Commissione europea.
Abbiamo voluto tradurre questo articolo per voi.

14 gennaio 2015 – Matteo Renzi può sfregarsi le mani. L’interpretazione più morbida del Patto di Stabilità svelata ieri dalla Commissione europea permetterà all’Italia di sfuggire alle sanzioni di Bruxelles in primavera, nonostante le infrazioni alle regole europee di consolidamento del budget. La neutralizzazione della spesa per investimenti dal calcolo del deficit, così come una considerazione più attenta dei cicli macroeconomici danno, in linea di principio, una boccata d’ossigeno a Roma, ancor più che a Parigi, che deve ancora mostrare di avere le carte in regola in materia di riforme strutturali.

In dettaglio, la Commissione agevola gli investimenti in due modi. Innanzitutto assicurando che tutto il denaro pubblico versato da un paese direttamente nel fondo europeo incaricato di sostenere il piano d’investimento da 315 miliardi di euro voluto da Jean-Claude Juncker non sarà conteggiato nel calcolo del deficit. Si tratta quindi di un forte stimolo per i paesi a impiegare risorse in questo piano.

Seconda novità – che riguarda per prima cosa Roma –, Bruxelles dà allo stesso tempo nuovo slancio a quel che gli esperti europei chiamano la «clausola per gli investimenti», fino adesso poco utilizzata. Per quei paesi il cui deficit si colloca al di sotto del 3%, l’esecutivo europeo si impegna a non tener conto, per il calcolo dell’andamento budgettario, di tutte le spese affrontate congiuntamente con l’Ue nella costruzione di infrastrutture. Questo punto era reclamato da tanto tempo da Matteo Renzi, anche se gli effetti per l’Italia saranno limitati. Questa definizione più precisa della clausola per gli investimenti dovrebbe tornare utile ad altri paesi, come il Lussemburgo o la Finlandia.

Flessibilità «cumulabili»
Inoltre, Bruxelles ha promesso che in futuro terrà maggiormente conto della congiuntura macroeconomica. Finora, questo veniva fatto innanzitutto sulla base della valutazione di tutta la zona euro, ora si farà paese per paese, con un accento posto sulla differenza tra crescita reale e crescita potenziale. Anche qui, l’Italia può rallegrarsi: alla luce di queste regole rese più flessibili, Bruxelles dovrebbe, alla fine dei conti, chiederle uno sforzo di riduzione del suo deficit strutturale di solo 0,25% del Pil (era lo 0,5% con le vecchie regole). Fino a questo momento, Roma aveva proposto lo 0,3%.

«L’Italia dovrebbe essere molto interessata a queste nuove regole del gioco», ha dichiarato Pierre Moscovici, il commissario agli Affari economici, sottolineando come «tutte le flessibilità sono cumulabili». Una svolta importante nell’approccio della Commissione, che non ha mancato di provocare qualche tensione al suo interno.

(Traduzione di Luna De Bartolo)

VIA/ Les Echos

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