Chiedi ad Alan

Chiede Stefano: Da dove nasce il consenso di Donald Trump?

Caro Stefano,

come Le Pen in Francia o Salvini e Grillo in Italia, Donald Trump è un bravo demagogo, capace di parlare alla pancia della gente. Riesce a soffiare sul fuoco della paura delle persone comuni, quelle che temono che gli immigrati rubino il loro lavoro, che gli Usa di Obama siano troppo deboli. I suoi semplicismi, il suo dire cose politicamente scorrette, il parlare volgare, lo fanno apparire un leader forte. E, chiaramente, Trump si inserisce in un contesto favorevole al populismo: i fan di Trump sono soprattutto gli xenofobi, sono quelli che subiscono le diseguaglianze economiche. Trump sta attirando una larga fascia della società americana: non solo i repubblicani più estremisti ma anche tanti americani frustrati e arrabbiati. Il problema, è che Trump sarebbe un disastro come presidente.

CHIEDE MARCO: Gentile Alan Friedman, quando sarà possibile leggere il suo nuovo libro biografico sul presidente Berlusconi?

Caro Marco,

Il mio nuovo libro, My Way! BERLUSCONI si racconta a FRIEDMAN, uscirà l’8 ottobre con Rizzoli e dovrebbe essere disponibile in tutte le librerie d’Italia. Il libro sarà pubblicato anche in altri 26 paesi tra ottobre e la fine dell’anno. Spero che lo apprezzerai. Saluti, Alan

CHIEDE CESARE: Ho letto con molto interesse il suo libro “Ammazziamo il Gattopardo”, e condivido pienamente le sue interessanti ricette per uscire dalla crisi. Tuttavia non capisco come, riguardo all’evasione fiscale, forse la prima disgrazia italiana, lei abbia alzato bandiera bianca e non riesca a dare nemmeno un’ipotesi di soluzione.

Caro Cesare,

Grazie per la sua domanda. Io non avevo intenzione di “alzare bandiera bianca” sul tema dell’evasione fiscale, che certamente è un problema serio. La ricetta proposta nel libro “Ammazziamo il Gattopardo” mira, tra l’altro, a un mix di politiche economiche e sociali con l’obiettivo di stimolare la domanda interna, ridurre la pressione fiscale, assicurare più concorrenza e mercato libero per il consumatore, tutelare la fascia più debole della società e affrontare la questione del debito senza svendere il nostro patrimonio pubblico.

La lotta all’evasione fiscale
è giustissima ma non ho nulla di nuovo da offrire, salvo la constatazione che troppo spesso si spendono tante energie a caccia dei “pesciolini” mentre i grandi evasori rimangono impuniti. E, onestamente, non credo che si possano facilmente recuperare più di pochi miliardi all’anno attraverso la lotta all’evasione. Meno di quello che si potrebbe raccogliere e risparmiare con tagli agli F35 oppure agli sprechi delle Regioni, per esempio. Temo che questa risposta non sarà al suo gradimento, ma io la penso così.

Alan

Chiede Gianluca: Caro Alan, l’Italia è ormai diventata un paese in declino, con una disoccupazione che sta raggiungendo livelli da brivido. Ci sono milioni di famiglie che si trovano in una povertà assoluta, perché lo Stato non riesce a garantire un lavoro violando l’art. 1 della nostra Costituzione. Domando a lei se non sia urgente introdurre al più presto un reddito minimo garantito, necessario a garantire un minimo vitale a chi non ha nulla. Non pensa che sia arrivato il momento di una vera riforma del nostro welfare, che tutela solamente alcune categorie di lavoratori?

Caro Gianluca, sono totalmente d’accordo con te. La riforma del welfare è uno dei punti principali della mia ricetta economica, spiegata in dettaglio nei capitoli VIII e IX di “Ammazziamo il Gattopardo”. Quello che io propongo è innanzitutto l’abolizione della cassa integrazione in deroga (un sistema iniquo e clientelare che non tutela il lavoratore ma il posto di lavoro, anche quando questo non c’è più) e la sua sostituzione con sussidi di disoccupazione uniformi e collegati alle politiche attive del mercato del lavoro (ovvero contratti di ricollocazione, corsi di formazione e riqualificazione, job center funzionanti) che tutelino tutte le persone che perdono l’impiego e non solo una piccola parte di queste. A completamento di questa riforma, è importantissimo introdurre un minimo vitale per chi si trova al di sotto della soglia di povertà: con una spesa annuale di circa 6 miliardi di euro sarebbe possibile garantire al 6 per cento di famiglie italiane in difficoltà, pressappoco un milione di nuclei, un sussidio di 550 euro al mese. Sarebbe un buon inizio.
Un caro saluto, Alan

Chiede Maria Flaminia: Quando Lei, su facebook, propone una patrimoniale leggera all’ 1% intende una patrimoniale una tantum o una patrimoniale ricorrente (perché se fosse ricorrente non sarebbe certo leggera, ma molto pesante)?

Cara Maria Flaminia,la mia idea di patrimoniale riguarderebbe principalmente chi possiede più di un milione di euro e preferibilmente per un periodo di soli due o tre anni, allo scopo di finanziare misure mirate alla crescita e all’occupazione. Inoltre, scatterebbe soltanto ed eclusivamente dopo il completamento delle riforme più importanti del mercato del lavoro, della burocrazia e della giustizia civile. Dopo l’avvio di queste riforme, una piccola patrimoniale può essere un ingrediente essenziale per aiutare a creare più equità sociale. Descrivo tutto nel capitolo 9 del mio libro Ammazziamo il Gattopardo.
Saluti, Alan

Chiede Antonio: Complimenti per il suo libro, “Ammazziamo il Gattopardo”. Perché non domanda a Renzi di leggere per intero il capitolo “La Ricetta”, da pag.181 in poi? Io, modesto cittadino, ne vedrei finalmente la soluzione per il Paese Italia.

Caro Antonio, grazie per il tuo gentile messaggio. Non so se Renzi abbia letto quel capitolo, ma mi fa piacere che alcuni elementi della mia ricetta siano, almeno sulla carta, contenuti negli annunci di riforme che ha fatto. Io sono del parere che bisogna fare tutto, non solo una singola riforma. E per questo ci vorrà la sconfitta dei gattopardi ancora in agguato a Roma, nel Palazzo. La guerra sarà lunga ma l’Italia, secondo me, può farcela. Perché gli italiani sanno che devono cambiare, il Paese vuole cambiare davvero.
Saluti, Alan

Chiede Renzo: La seguo da tempo e le faccio un grande complimento per “Ammazziamo il gattopardo”, un vero capolavoro perché con sole tre parole lei ha centrato il nostro problema (a mio pare manca solo un piccolo capitolo dedicato alla nostra grande classe imprenditoriale, composta da incapaci, corruttori, evasori fiscali, esportatori di capitali…). Ma le chiedo: la nuova generazione, che fa la bella vita coi soldi di papà e che è interessata soprattutto all’ultimo iPhone, iPad, iPod, etc. è in grado di ammazzare il gattopardo? Io purtroppo credo di no.

Caro Renzo, non esiste oggi in Italia una “nuova generazione” ma svariate. Mi spiego meglio: ci sono quelli che lavorano sodo e fanno carriera (pochi), ci sono disperati, persi e disoccupati (tanti) e ci sono quelli stufi della cultura non meritocratica ma di raccomandazione, che decidono di andare a Londra o altrove e non tornano.
Quello che le riforme devono fare è proprio creare nuove opportunità per i giovani. In particolare, secondo me, attraverso investimenti importanti nella banda larga che favoriscano l’e-commerce e start-up per i giovani e anche con la detassazione delle nuovi assunzioni per i primi tre anni dell’esperienza lavorativa

Questa risposta è per forza di cose parziale, ma almeno è un pensiero.
Saluti, Alan

Chiede Andrea: Mi può dire cortesemente gli effetti nel breve-lungo periodo dell’abbandono dell’euro per l’Italia? Visto che ormai manca poco a toccare il fondo, cosa rischiano gli italiani? Quanto tempo occorrerà per ripartire?

Caro Andrea, sarebbe un disastro. E la mia risposta alla tua domanda è in questo video blog.
Saluti, Alan

Chiede Alberto: Ho letto con interesse il suo libro “Ammazziamo il Gattopardo”, traendone l’impressione che indicasse in Renzi l’uomo capace di ammazzare il Gattopardo. Alla luce degli avvenimenti e in particolare della nuova legge elettorale passata in parlamento, non le sembra che il Gattopardo goda di ottima salute?

Caro Alberto, temo che il Gattopardo stia benissimo e viva nel Palazzo e in Parlamento. Ho scritto anche che per ammazzare questa creatura ci vorrebbe una guerra, e la guerra è appena iniziata. Le forze di conservazione sono fortissime, e alla fine sarà la pressione, il rumore degli italiani stessi, a comunicare (anche con il voto alle europee di maggio) il desiderio di cambiamenti veri e non di finte riforme. Saluti, Alan

Chiede Lucio: Buonasera signor Friedman, le volevo domandare cosa ne pensa della riforma del Senato. È di reale beneficio al sistema-paese la sua totale abolizione o una riforma parziale, come ha indicato il Presidente del Senato? Grazie mille.

Caro Lucio, per me è chiaro che il bicameralismo perfetto non funziona. Rallenta tutto, costa troppo, e non permette il funzionamento di un Parlamento che potrebbe avviare la serie di riforme di vasta portata necessaria per rimettere il Paese sul binario della crescita e dell’occupazione. Come ho detto nell’ultima puntata della web serie Ammazziamo il Gattopardo per Corriere.it, non è tanto importante che i senatori siano in gran parte eletti o meno, quanto che non potranno più votare la fiducia e non potranno più intervenire o votare sulla legge di stabilità. Inoltre, anche se composto di rappresentanti delle Regioni, il Senato non dovrebbe avere nessuna voce in capitolo sulla riforma del Titolo V, che deve a mio avviso ricentralizzare le competenze finanziarie non solo per turismo ma anche per la sanità. Poi c’è una cosa che non mi piace, e cioè l’idea che il presidente della Repubblica possa nominare 21 senatori e non i soliti 5 a vita. Così si rischia che un capo dello Stato interventista, come qualcuno che conosciamo, possa piazzare chi vuole: non mi sentirei garantito se 21 senatori fossero nominati dal migliorista ex-Pci. Saluti, Alan