Chiede Lucio: Buonasera signor Friedman, le volevo domandare cosa ne pensa della riforma del Senato. È di reale beneficio al sistema-paese la sua totale abolizione o una riforma parziale, come ha indicato il Presidente del Senato? Grazie mille.

Caro Lucio, per me è chiaro che il bicameralismo perfetto non funziona. Rallenta tutto, costa troppo, e non permette il funzionamento di un Parlamento che potrebbe avviare la serie di riforme di vasta portata necessaria per rimettere il Paese sul binario della crescita e dell’occupazione. Come ho detto nell’ultima puntata della web serie Ammazziamo il Gattopardo per Corriere.it, non è tanto importante che i senatori siano in gran parte eletti o meno, quanto che non potranno più votare la fiducia e non potranno più intervenire o votare sulla legge di stabilità. Inoltre, anche se composto di rappresentanti delle Regioni, il Senato non dovrebbe avere nessuna voce in capitolo sulla riforma del Titolo V, che deve a mio avviso ricentralizzare le competenze finanziarie non solo per turismo ma anche per la sanità. Poi c’è una cosa che non mi piace, e cioè l’idea che il presidente della Repubblica possa nominare 21 senatori e non i soliti 5 a vita. Così si rischia che un capo dello Stato interventista, come qualcuno che conosciamo, possa piazzare chi vuole: non mi sentirei garantito se 21 senatori fossero nominati dal migliorista ex-Pci. Saluti, Alan

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