Quei soldi nella trappola dei burocrati

La burocrazia. Troppo spesso è una forza di conservazione. Ieri il nuovo presidente del Consiglio si è impegnato alla restituzione totale dei crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione, con l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Le stime sono varie, ma la cifra è tra i 60 e i 70 miliardi. Miliardi bloccati da una burocrazia attenta solo a se stessa.

Il piano ricalcherà quello che Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, aveva presentato nel maggio scorso a Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni e in Parlamento. «Sarebbe stata un’operazione virtuosa, che immetteva 60 o 70 miliardi nella economia italiana, tutti in un colpo, e ridava benzina», mi spiegava Bassanini in un’intervista video rilasciata il 18 novembre scorso per la web serie Ammazziamo il Gattopardo.

La formula Bassanini richiede che il governo riconosca la garanzia dello Stato sui debiti certificati in modo che le imprese possano cederli alle banche, e quindi incassare il dovuto. Il governo dovrebbe anche autorizzare le amministrazione debitrici a trattare con le banche una ristrutturazione del debito su un arco di più anni, durante i quali si conserva la garanzia dello Stato. I funzionari del Tesoro non ne volevano sapere, e nel racconto di Bassanini obiettavano che il piano avrebbe violato i vincoli europei. In realtà, secondo il presidente della Cassa, quei debiti sono stati già conteggiati nel famoso rapporto deficit-Pil che ha un tetto al 3%.

Ma è vero che avrebbe l’effetto di aumentare la cifra totale del debito nazionale. Era però lo stesso Bassanini a sottolineare come la Commissione europea avesse approvato la stessa operazione in Spagna e che, in una dichiarazione dell’anno scorso, i commissari Olli Rehn e Antonio Tajani hanno riconosciuto che questo fosse debito e che non avevano difficoltà che emergesse come tale.

Certo si deve avere la forza di difendere la propria scelta in Europa. E si deve avere profondamente a cuore la crescita del Paese. Ma soprattutto si devono far prevalere le ragioni dell’Italia e delle leggi rispetto a quei burocrati e mandarini che delle regole si fanno scudo per salvaguardare se stessi e la propria casta.

Disponibile anche su Corriere.it

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