Uscire dall’euro sarebbe un disastro

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6 Responses to Uscire dall’euro sarebbe un disastro

  1. Roberto says:

    Mi spiace, nessun economista, serio e accreditato le darebbe ragione. La svalutazione deve essere utilizzata per “riallineare” non si può eccedere nella svalutazione competitiva soprattutto per un paese manifatturiero trasformatore con l’Italia, per cui serve unicamente a riequilibrare. Dovrebbe cosiderare però gli enormi benefici dal punto di vista della gestione del debito e degli interessi sul debito pubblico che sarebbero gestiti dalla Banca d’Italia ai tassi decisi dal Governo e non dalla BCE…. qui c’e una bella differenza.

    Saluti
    Roberto

  2. Gianni Bartoli says:

    Ciao Alan.
    Inutile dire che sono completamente d’accordo con te. Mi chiedo però come ed in che tempi il cambio euro dollaro riuscirà a tornare alla quota “equa” 1,2 dollari per euro. La BCE sembra un po’ stretta e timorosa della Germania e sono un immissione di denaro forte sul modello FED americano potrebbe portare a questo risultato. Il rischio deflattivo sta diventando veramente imminente. Cosa stiamo aspettando?
    Un caro saluto. Gianni Bartoli

  3. Giuseppe Cernuto says:

    Devo dire che la visione dei “danni” che lei menziona in caso di uscita dall’euro è piuttosto caricaturale:

    1) La svalutazione
    Questo implicitamente è un’ammissione che la moneta che stiamo usando è sopravvalutata rispetto ai fondamentali della nostra economia. Se ci sarà una svalutazione vuol dire che quello sarà il valore che il mercato sarà disposto a riconoscere al nostro sistema economico e produttivo. Mantenere un euro che è misura dei valori di un sistema economico medio dell’eurozona, drogato da un eccessivo surplus tedesco e un eccessivo deficit dei paesi europei è un incredibile vantaggio per chi ha una bilancia commerciale in attivo (che si trova così ad operare con una moneta relativamente svalutata) e un terribile svantaggio per chi ha una bilancia commerciale in passivo (che si trova ad operare con una moneta relativamente sopravvalutata). Questa situazione, anziché compensare gli squilibri, li accentua sempre di più. E’ come fare una gara dando un vantaggio a chi già si trova in posizione di vantaggio e un handicap a chi si trova in posizione di svantaggio. Un sistema del genere è condannato ad esplodere, non per colpa dei politici ma del mercato stesso.

    2) Perdita del 30 – 40% del valore dei nostri immobili.
    Perché? In base a quale logica? Se fosse imputato alla svalutazione (che immagino della stessa entità), non avrebbe senso, perché gli immobili o me li comprano in valuta domestica (e i prezzi non cambierebbero) oppure in valuta estera. Ma se vendo un immobile a 100 mila nuove lire e la nuova lira si è svalutata del 30%, il compratore spenderà, diciamo, 70 mila euro. Ma io sempre 100 mila lire intascherò.

    3) Cominceremo a pagare tassi di interesse del 10 – 15% sui mutui.
    Perché? Se l’inflazione non aumenta, non c’è ragione di prospettare un aumento dei tassi di interesse. Ad esempio, io ho un mutuo a tasso variabile basato sull’euribor a 3 mesi + 1,35%. Passando alla lira, l’euribor continuerebbe ad esistere e lo spread è fisso. Quindi perché mai dovrei vedere aumentare i tasso del mio mutuo?
    Inoltre, se dovessimo riscontrare anche un aumento dell’inflazione, io avrei tutto da guadagnare da questa situazione: infatti l’inflazione è costituita in gran parte dall’aumento del costo delle retribuzioni, quindi mi troverei a pagare un mutuo il cui tasso di interesse resterebbe stabile perché legato a un indice estero (l’euribor) che non cresce con l’inflazione, mentre il mio stipendio crescerebbe nel tempo proprio per l’effetto dell’inflazione. In conclusione, quindi, l’effetto sarebbe opposto: il peso del mio debito nel tempo decrescerebbe.

    4) Danneggerebbe il nostro commercio libero con resto dell’Europa.
    Questo è addirittura in contrasto con quanto sostenuto col punto 1. Se c’è svalutazione, come si fa a sostenere che il nostro commercio ne verrebbe danneggiato? E’ ovvio che le nostre esportazioni invece avrebbero un impulso incredibile, come del resto è osservabile in tutti i casi in cui c’è stata una svalutazione, avendo ancora un sistema produttivo sano e non saturo.

    Quindi caro Alan, devo dire che che sono molto sorpreso della sua presa di posizione. Soprattutto perché lei è un economista e queste cose dovrebbe saperle meglio di me.

    Grazie comunque per la possibilità di confronto.

  4. alfredo brizzi says:

    se è vero che aumentano troppo le popolazioni che si lamentano dell’euro basterà dimunuire il tasso di cambio contro il dollaro usa e tutto passerà.ci penserà la bce.tranquillo alan.in gamba

  5. Paolo Bussagli says:

    Convengo con quanto dice il signor Friedman; chi dipinge il ritorno alla Lira come un bengodi non sa di cosa sta parlando . A fronte di un -eventuale- ritorno alla lira chiunque si dovesse trovare a gestirlo – a meno che non fosse un pazzo completo – dovrebbe in qualche modo gestire in modo più indolore possibile la situazione creditizia. PEnsare, come mi pare che pensi il signor Cernuto, che a) si convertirebbero i mutui esistenti in Lire b) si manterrebbe l’indicizzazione Euribor per i tassi variabili mi pare decisamente improbabile….sarebbe il modo migliore per inpallinare definitivamente le banche italiane; e la stessa cosa accadrebbe se i mutui venissero semplicemente mantenuti in Euro (le Banche si troverebbero a esercitare una immensità di vendite forzate….)… insomma, in uno scenario realistico credo che si cercherebbe di mantenere la solvibilità dei mutui e di salvaguardare al contempo gli Istituti di credito. Quello che a me fa impressione in chi sostiene il “RITORNO ALLA LIRA” è il fatto che l’Italia non è più quella che era negli anni 60-70 e neanche il mondo è lo stesso: cosa credono questi signori, che svalutando potremmo vendere abbigliamento di massa in America Latina? che diventeremmo concorrenziali alla Cina? Ma non scherziamo, dai!!! Oggi la nostra esportazione è tutta fatta di Alta Tecnologia e di moda. E se la moda non sarebbe poi danneggiata più di tanto da una svalutazione massiva per l’Alta Tecnologia sarebbe una tragedia

    • Giuseppe Cernuto says:

      Rispondendo a Paolo Bussagli, voglio precisare che convertire i mutui in lire è l’unico modo per non impallinare i mutuatari. Se ciò avvenisse, a parte la catastrofe sociale, sarebbe anche una catastrofe per il sistema bancario, per via delle numerose insolvenze che creerebbero un effetto domino.
      La conversione di tutti i debiti domestici in lire sarebbe in gran parte neutra anche rispetto alle banche che hanno una distribuzione equilibrata dei propri debiti e crediti. Infatti si applicherebbe anche ai loro debiti. A rischiare sarebbero solo le banche la cui esposizione debitoria verso l’estero superi di gran lunga la posizione creditizia verso il mercato domestico. I debiti contratti con soggetti esteri infatti resterebbero in euro.
      Ma è un rischio facilmente mitigabile in vari modi:
      – intanto il passaggio alla lira non dovrebbe essere condotto a sorpresa ma pianificato e annunciato per tempo. In questo modo le banche potrebbero rivedere in tempo le loro strategie di esposizione.
      – poi, il giorno stesso della conversione (quindi al tasso di cambio 1:1) le banche potrebbero prendere in prestito dalla banca centrale una quantità di riserve sufficiente a coprire la restituzione di buona parte dell’esposizione in euro. In tal caso non sarebbe nemmeno esposta al rischio di cambio.
      – infine, la banca centrale può sempre soccorrere una banca in difficoltà. Come del resto ha sempre fatto finora. Le banche quindi non corrono mai rischi. Chi li corre è il cittadino/debitore nel caso in cui i mutui e i prestiti restassero in euro.

      Voglio precisare inoltre che avere la propria moneta non è una semplice questione di svalutazione. E’ una questione di libertà. La libertà di decidere la propria politica economica senza farsela dettare dall’estero. E la possibilità di fare una politica monetaria che sia funzionale alla propria situazione economica. Avere una moneta unica per 18 stati è come avere una sola macchina per 18 passeggeri che devono andare in destinazioni diverse: un paese in surplus e un paese in deficit devono avere politiche monetarie opposte. Ma noi possiamo farne una sola.
      Inoltre, tornando sulla questione dei cambi, non dimentichiamoci di Bretton Woods, dove nel ’44 fu deciso di abbandonare il sistema aureo (che è un sistema di cambi fissi rispetto all’oro) perché creava grossi scompensi, aggravati dalla scarsità del collaterale in cui le monete dovevano essere convertibili (l’oro, appunto). Fu soppiantato dal dollar standard. Una specie di sistema aureo indiretto. Il dollaro doveva garantire la convertibilità, tutte le altre valute dovevano rimanere fisse rispetto al dollaro, ma i cambi potevano essere riallineati in caso di necessità.
      Non fu sufficiente neanche quello. Il dollaro non riusciva a mantenere la piena convertibilità con l’oro (pena una forte deflazione che contrastava con la sua politica espansionistica). Con gli accordi di Camp David fu quindi abbandonata anche la convertibilità del dollaro e inaugurata la stagione dei cambi flessibili.
      I cambi flessibili sono il meccanismo più funzionale possa avere un’economia perché adattano il prezzo di una moneta rispetto a un altra moneta, in termini di domanda e di offerta. E’ l’economia di mercato applicata alla moneta. E funzionano in modo anticiclico, cioè si oppongono alla tendenza in essere: se la valuta di un paese è forte, l’acquisto dei beni espressi in quella valuta sarà disincentivato perché risulteranno più cari. Acquistando meno, i pagamenti saranno minori e la domanda di moneta di quel paese pure. Calando la domanda di moneta rispetto all’offerta, il suo prezzo tenderà a riequilibrarsi. All’opposto, se una moneta è svalutata, i suoi beni risulteranno più competitivi e quindi le vendite e la conseguente domanda di moneta aumenteranno, riequilibrando i livelli.
      Non capisco quindi tutte queste speculazioni di carattere morale quando si parla di svalutazione. E’ un processo governato da dinamiche di mercato e quindi salutare.

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