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‘La mano di Orfeo’, influenze occulte sui governi nel primo romanzo di Alan Friedman

Un thriller internazionale che ha per protagonista l’ex Delta Force Alex Grayson

L’articolo su Ansa

ALAN FRIEDMAN ‘LA MANO DI ORFEO’ (BALDINI E CASTOLDI, PP 400, 22 EURO) – Un thriller ambientato tra Washington, Londra, Roma e Vienna, capitali in cui si dipana un intrigo che vede coinvolti esponenti dei servizi segreti e della finanza internazionale, lobbysti, politici e giornalisti anche se in quest’ultimo caso la professione è usata come copertura di alto livello.

E’ lo sfondo del romanzo ‘La mano di Orfeo’ firmato da un giornalista di lungo corso come Alan Friedman, alla sua prima prova da narratore dopo tanti libri su politica e finanza e una carriera in cui ha scitto per testate come il Financial Times e il Wall Street Journal. Al centro della storia – che si muove tra play back e cambi di piano narrativi – c’è l’ex soldato della Delta Force ed ex funzionario del Pentagono con alle spalle anche una militanza nella Cia Alexander Grayson, che si presenta al lettore nel 2028, tanti anni prima degli eventi, mentre vive in disparte sulle colline toscane dopo una carriera folgorante che lo ha portato nel cuore delle stanze del potere. Ha cambiato vita, pensa di aver chiuso con il passato, ma mentre sta per andare a una cena di amici in un elegante casale di campagna una telefonata riapre una porta che credeva di essersi chiusa alle spalle per sempre. Basta una sola parola, Orfeo, per riportare Alex a quarant’anni prima.

Dietro quel nome, tra amici che lo mettono in guardia o che si dileguano per non farsi coinvolgere, aveva scoperto l’esistenza di una rete clandestina, una mano invisibile capace di insinuarsi nei governi, nei servizi segreti, nelle grandi banche e negli apparati militari di tutto il mondo, piegandoli ai propri interessi. Aveva giurato di non parlarne mai più, ma qualcuno ha deciso che ora il suo silenzio non basta. Già una volta aveva compreso che l’unica via per sopravvivere era voltare pagina, uscire completamente dal meccanismo. Era successo a Londra all’angolo di Berkeley Square mentre passeggiava con una donna appena conosciuta, in teoria una funzionaria del Foreign Office che aveva sventato con disinvoltura un agguato mortale: lì si era reso conto che Alex il giornalista, la sua nuova carriera, era solo una finzione.
Eppure aveva perseverato, forse per mancanza di alternative. Ora a distanza di anni la storia si ripete come quando da giovane aveva frequentato personaggi misteriosi e ambigui come l’enigmatica Contessa, regina dei salotti più esclusivi di Roma, legata ai potenti ma non così tanto da non scomparire quando si era rivelata una testimone scomoda. Quando il passato torna a cercarlo mentre vecchi documenti compromettenti riemergono all’improvviso, Alex capisce che non ha scelta, da quel mondo non si esce senza permesso.

Dai corridoi di Washington alle banche di Zurigo, dai palazzi romani ai servizi segreti russi, con personaggi che bevono Dirty Martini ai banconi di bar di hotel dove il brusio della conversazione si mescola al tintinnio dei bicchieri in pieno stile noir: Friedman, che del potere economico ha grande esperienza per averlo raccontato dai luoghi simbolo della finanza, porta il lettore al centro di quella che nel sottotitolo viene indicata come ‘La prima avventura di Alex Grayson’. E’ una partita globale dove non mancano conti cifrati e dossier top secret: con la regola di ogni spy story, chi parla paga, e chi non serve più viene eliminato.

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