Chiede Gianluca: Caro Alan, l’Italia è ormai diventata un paese in declino, con una disoccupazione che sta raggiungendo livelli da brivido. Ci sono milioni di famiglie che si trovano in una povertà assoluta, perché lo Stato non riesce a garantire un lavoro violando l’art. 1 della nostra Costituzione. Domando a lei se non sia urgente introdurre al più presto un reddito minimo garantito, necessario a garantire un minimo vitale a chi non ha nulla. Non pensa che sia arrivato il momento di una vera riforma del nostro welfare, che tutela solamente alcune categorie di lavoratori?

Caro Gianluca, sono totalmente d’accordo con te. La riforma del welfare è uno dei punti principali della mia ricetta economica, spiegata in dettaglio nei capitoli VIII e IX di “Ammazziamo il Gattopardo”. Quello che io propongo è innanzitutto l’abolizione della cassa integrazione in deroga (un sistema iniquo e clientelare che non tutela il lavoratore ma il posto di lavoro, anche quando questo non c’è più) e la sua sostituzione con sussidi di disoccupazione uniformi e collegati alle politiche attive del mercato del lavoro (ovvero contratti di ricollocazione, corsi di formazione e riqualificazione, job center funzionanti) che tutelino tutte le persone che perdono l’impiego e non solo una piccola parte di queste. A completamento di questa riforma, è importantissimo introdurre un minimo vitale per chi si trova al di sotto della soglia di povertà: con una spesa annuale di circa 6 miliardi di euro sarebbe possibile garantire al 6 per cento di famiglie italiane in difficoltà, pressappoco un milione di nuclei, un sussidio di 550 euro al mese. Sarebbe un buon inizio.
Un caro saluto, Alan

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