Bruxelles taglia di netto le stime per il 2019: appena +0,2%. Ma il governo non demorde: «Pil su dell’1%»

7 febbraio 2019 – «L’economia italiana ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018», fino ad arrivare al segno meno nella seconda metà dell’anno; il Pil è infatti «calato di 0,2% negli ultimi tre mesi». Ma, mentre la frenata iniziale era «largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti, nel momento in cui si fanno sentire le incertezze relative all’orientamento delle politiche del governo e l’aumento dei costi di finanziamento. L’attuale debolezza del settore manifatturiero, con un ulteriore declino della fiducia nell’economia, avranno un effetto negativo sulle prospettive di breve termine. Nella prima metà dell’anno, l’attività economica resterà anemica». Così la Commissione Ue che, nelle nuove stime che tengono in considerazione gli effetti della manovra varata a dicembre taglia addirittura di un punto percentuale le previsioni di crescita dell’Italia per il 2019: dal +1,2% previsto lo scorso autunno, all’attuale +0,2%.

L’Italia è maglia nera in Europa, sia per il 2019 che per il 2020 (quando si prevede una crescita dello 0,8%). La Germania, Paese manifatturiero, che pure ha risentito della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina, crescerà comunque dell’1,1% nel 2019 e dell’1,7% nel 2020. La Francia dovrebbe beneficiare di una crescita dell’1,3% nel 2019 e dell’1,5% nel 2020. E anche il Regno Unito, nonostante le turbolenze dovute alle incertezze sulla Brexit, crescerà dell’1,3% sia quest’anno che il successivo.

Sulla manovra italiana, ha dichiarato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, rimarcando il calo dello spread tra BTP e BUND osservato a dicembre, «abbiamo preso la giusta decisione, immaginiamo cosa sarebbe successo se non l’avessimo fatto».

La prospettiva di crescita dell’Italia , scrive Bruxelles, «è soggetta ad alta incertezza»: «la previsione di una debolezza dell’economia globale e l’impatto di una accresciuta incertezza della politica sul sentiment e sulle condizioni di finanziamento del settore privato, potrebbe portare a una recessione più prolungata».

E ancora: il reddito di cittadinanza «non avrà grande peso sull’evoluzione dei consumi privati che sosterranno il Pil grazie maggiormente all’aumento del reddito disponibile dovuto ai prezzi del petrolio più bassi. L’effetto del reddito di cittadinanza viene considerato marginale’ e parzialmente compensato dal deterioramento delle prospettive di occupazione».

«Oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi – spiega il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis – notiamo che in Italia l’incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie». «L’Italia – ha aggiunto – ha bisogno di riforme strutturali profonde e un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti».

Mercoledì, era stata la volta dell’Ufficio parlamentare di bilancio che, rispetto alla sua ultima previsione di novembre (1,2%), aveva tagliato il Pil per il 2019 allo 0,4%. E così l’FMI, secondo il quale l’economia italiana crescerà quest’anno dello 0,6%. Per gli analisti di Washington il rallentamento della crescita nel 2018 «riflette una crescita più lenta dell’area euro» e «una maggiore incertezza politica interna come evidenziato dagli elevati costi» del finanziamento del debito sovrano. Secondo Washington, il reddito di cittadinanza e quota 100 «comportano rischi per il potenziale di crescita e per i costi». Altro che volano per la crescita.

Eppure, nonostante tutte le istituzioni siano concordi nel valutare negativamente la manovra finanziaria del governo gialloverde, la quale andrebbe a peggiorare un quadro reso già fosco dal rallentamento del commercio internazionale, e abbiano di conseguenza tagliato le stime di crescita per l’Italia, l’esecutivo continua a mostrare un bizzarro ottimismo. «Noi confermiamo le nostre valutazioni di crescita, stiamo rispondendo a una contrazione generale» ma «recupereremo questa fase di rallentamento» assicura dal Libano il premier Giuseppe Conte. «Il nostro debito – concede – è certo elevato, ma è sicuramente sostenibile, c’è molta fiducia nei mercati, ricordo che ci sono state richieste record al Tesoro per l’asta dei Btp per ben 41 miliardi e questo è un chiaro segnale. Non sono rami nel vuoto ma decisioni degli investitori fondate sulla realtà salda della nostra economia».

Condividono l’entusiasmo di Palazzo Chigi anche i due vicepremier. «Confermiamo prospettive e aspettative di crescita», ribadisce Luigi Di Maio a Unomattina, dicendosi «fiducioso sulle misure espansive della manovra. Non so come andrà la congiuntura europea e internazionale, ma so che se dovessimo avere un periodo di difficoltà dobbiamo mettere in sicurezza i più deboli».

Matteo Salvini va all’attacco della Commissione Ue e del FMI, rei, a suo dire, di non aver «mai beccato le previsioni. Negli ultimi dieci anni non ci hanno mai beccato una volta. Secondo voi, se rimetti nelle tasche degli italiani 20 miliardi di euro l’economia va indietro o va avanti? Ci troviamo l’anno prossimo e vediamo se avevamo ragione noi o avevano ragione gli economisti, che se giocassero al Totocalcio farebbero 3».

A queste parole sembra rispondere con garbo il commissario all’euro Moscovici, quando afferma: «I fatti parlano. Non sembra che l’espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread. E credo che su questo si dovrebbe riflettere».

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