Bufale, muri e paradossi. Friedman e gli Usa di Trump

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Il Messaggero ha pubblicato stamattina una recensione di «Questa Non è l’America» (Newton Compton Editori) a firma di Marco Ventura. Buona lettura.

15 marzo 2017 – La stupefacente inchiesta-reportage di Alan Friedman che racconta non solo Trump ma quello che “l`America non è” (o che non sarà più, dopo Trump) ha la ricchezza dei volti di americani che il giornalista americano trapiantato in Europa incontra nel suo viaggio di “ritorno sul luogo del delitto”, l`America della giovinezza. Questa non è l`America (Newton Compton) ha il volto di Nita Fischer, la dipendente di Walmart licenziata perché incinta. «Ero scivolata cascando di pancia contro il lavandino, una bella botta, e perciò l`ho detto alla direzione e loro mi hanno detto di andare in ospedale, ma poi non sono andata al lavoro per due giorni dopo l`incidente e il giorno dopo mi hanno licenziata!». Era il 15 gennaio 2016 e pochi minuti prima Nita mostrava alle colleghe l`ecografia del figlio. Gli Stati Uniti sono un paese di più di 100 milioni di persone che faticano ad arrivare alla fine del mese.

Friedman ci dà l`indirizzo della povertà. «Se vi dirigete a Nord da Lake Charles, in Louisiana, prendete la statale 165 e guidate per tre o quattro ore, seguendo poi la 278 in direzione est e attraverso il fiume Mississippi, vi ritroverete davanti a gigantesche piantagioni di cotone dalle parti di Grenville, in Mississippi… la regione più povera dello Stato più povero di tutti gli Stati Uniti d`America». L`attraversamento di quella che “non è l`America” tocca la chiesa episcopale metodista africana Mother Emanuel di Charleston, South Carolina, dove un razzista bianco, Dylann Roof, ha ucciso 9 fedeli. «Ci sono ancora i buchi dei proiettili nel muro», dice il reverendo nero Eric Manning.

Ecco Mario Reyes, “un uomo tarchiato, con il petto ampio e i muscoli tonici, un veterano delle infinite guerre di confine”, con addosso 13 chili di Kevlar di giubbotto antiproiettile e nella fondina una Beretta semiautomatica. Lui a Laredo, Texas, combatte l`immigrazione illegale. Trump vorrebbe risolverla alzando un muro con il Messico. C`è l`America dei pistoleri, dei petrolieri e dei “rednecks” che odiano i neri. Eppure il sogno americano è quello del “melting pot”, la mescolanza. I1 13 per cento della popolazione è costituito da immigrati (43 milioni). Se si aggiungono i figli nati negli USA, fanno oltre un quarto degli americani.

Rispetto a questa pancia del paese che è il mondo di sotto, c`è un mondo di sopra nel quale Trump vince perché, secondo Friedman, ha saputo raccontare molte “fake news”, bufale, ha fatto molte promesse che non può mantenere (e che fregheranno proprio quelli che lo hanno votato) e incarna un`America diversa da se stessa. Che distrugge l`Obamacare e restituisce i poveri all`impossibilità di curarsi, che mira a sovvertire l`equilibrio della Corte Suprema per vietare l`aborto, che toglie fondi al welfare e promuove una cultura di disprezzo delle donne. Con Trump, furbacchione immobiliarista privo di vera intelligenza, incapace di concentrarsi per oltre due minuti su un argomento, l`America va incontro alla violenza e agli scontri. Sarà un`America consegnata ai vecchi marpioni di Goldman Sachs, del Big Oil e perfino della Silicon Valley messi in riga per interesse.

Un quadro fosco e disperato. Ma che conserva un labile filo di speranza nel titolo da refrain, una sorta di auto-ipnosi. Questa no. “Questa non è l`America”.

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