Dal governo una “minestrina populista” per evitare l’apocalisse sui mercati

Che cosa si aspettano dal nuovo governo italiano i mercati finanziari e le famigerate agenzie di rating? Una “minestrina populista”, ovvero un mix di poche cose ma infiocchettate per bene, misure che non piaceranno ai mercati, e potrebbero portare a un aumento dello spread, ma che non provocheranno necessariamente una catastrofe. Dalla mia rubrica su La Stampa, Lo Specchio.

7 settembre 2018 – Che cosa si aspettano dal nuovo governo italiano i mercati finanziari e le famigerate agenzie di rating come Fitch? È possibile scongiurare una tempesta finanziaria, evitare che gli investitori internazionali fuggano a gambe levate dal rischio Italia e gli speculatori ribassisti si affrettino a vendere titoli di Stato e Btp future con l’obiettivo di spingere ancora più in alto lo spread? Ma soprattutto, stando ai normali meccanismi del funzionamento dei mercati, qual è l’esito più probabile dopo questo periodo di incertezza, polemiche e provocazioni a Roma?

L’attesa per il Def
Una risposta, anche se parziale, arriverà entro il 27 settembre, forse prima, quando verrà presentata la famosa nota di aggiornamento al Def. Solo in quel momento inizieremo a vedere nero su bianco quali sono le reali intenzioni del governo, e capiremo se Matteo Salvini e Luigi Di Maio terranno fede all’impegno di mantenere i conti in ordine, e quindi di andarci piano, diluendo nel tempo le famose promesse elettorali, dalla flat tax, al reddito di cittadinanza, all’abolizione della Fornero.

Il momento della verità è quindi vicino e presto sarà finalmente possibile farsi un’idea ed esprimere una valutazione concreta in merito delle politiche economiche dell’esecutivo legastellato.

Non credo che ci sarà l’apocalisse, e non penso nemmeno che ci troveremo nel mezzo di una tempesta finanziaria seguita da un default, come pronosticato dall’ex ministro Carlo Calenda, che immagina uno scenario catastrofico in cui all’Italia verrà negato l’accesso al mercato primario. Non credo che accadrà questo. Ma molto dipenderà da quanto il governo farà salire il rapporto deficit-Pil nella legge di bilancio, e con quale grado di responsabilità e serietà la Lega e il M5S riusciranno a superare le loro differenze sulle priorità per le politiche economiche.

Verso il 2%
Nonostante tutto il rumore di sottofondo, credo che gli investitori internazionali si aspettino dal governo un tentativo di far salire il rapporto deficit/pil, dallo 0,8 per cento previsto dal governo Gentiloni, verso il 2 per cento. Facendo leva sul deficit, il governo potrebbe recuperare circa 17-20 miliardi con cui finanziare innanzitutto il blocco dell’aumento IVA (che vale da solo 12,5 miliardi di euro) e un avvio di flat tax per le partite iva. Quindi non si parla più di una botta da 50 miliardi di mancati introiti per il Fisco introducendo la flat tax al 15 per cento per tutti, ma di qualche briciola con costi sensibilmente minori. Non ci sono, ovviamente, 20 miliardi per finanziare il reddito di cittadinanza, la priorità dei grillini, ma l’esecutivo potrebbe stanziare qualcosa a favore dei centri per l’impiego e aumentare l’assistenza sociale, e cantare vittoria anche qui, spiegando che bisogna introdurre tutto in modo graduale. Allo stesso tempo, mancando altri 20 miliardi per cancellare del tutto la legge Fornero, l’esecutivo potrebbe dedicare qualche miliardo all’introduzione di una quota 100, ma con platea ridotta.

Le rassicurazioni di Salvini
I mercati si aspettano quella che un hedge fund manager mi ha descritto come “una minestrina populista”, ovvero un mix di poche cose ma infiocchettate per bene, misure che non piaceranno ai mercati, e potrebbero portare a un aumento dello spread, ma che non provocheranno necessariamente una catastrofe. Gli osservatori dall’estero, tra questi svariati noti banchieri, pensano che alla fine il governo si rivelerà poco accorto nel contenimento del rapporto deficit-Pil ma senza fare gravi disastri. E così i politici italiani potranno vantarsi dei risultati portati a casa, rassicurando i loro elettorati che hanno iniziato un processo che li porterà a rispettare il contratto di governo, un cammino che sarà pluriennale. Tuttavia, pochi all’estero pensano che il governo durerà oltre il 2019 perché a un certo punto, ne sono convinti, Salvini avrà voglia, e anche i numeri, per tentare di prendere Palazzo Chigi da solo.

Lo stesso Salvini si è speso nel tentativo di rassicurare gli odiati mercati in queste ore, e ci è in parte riuscito quando ha annunciato che l’Italia resterà sotto la soglia del 3 per cento. Salvini è consapevole del fatto che, per un Paese così altamente indebitato come l’Italia, sarebbe un suicidio finanziario creare un buco nei conti pubblici realizzando immediatamente quanto promesso in campagna elettorale.

Evitare il peggio
La chiave è appunto che nella legge di bilancio si resti al di sotto del 3 per cento, meglio al di sotto del 2 per cento. I mercati non saranno comunque felici, perché il deficit sarà almeno il doppio di quanto previsto per il 2019 dal precedente governo, e perché non ci saranno riforme strutturali ma, al contrario, l’inizio dello smantellamento delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro che sono state compiute negli ultimi anni. Ed è possibile che qualche agenzia di rating, dopo aver esaminato una finanziaria che inverte la tendenza e aumenta il deficit, deciderà comunque che l’Italia sta andando nella direzione sbagliata e potrebbe decidere un declassamento del debito italiano. Questo non è da escludere.

A patto che l’Italia rimanga nei parametri di Maastricht, si può evitare il peggio. Ci potrà essere disapprovazione nei confronti delle politiche economiche. Disappunto, sì. Scetticismo. Volatilità e innalzamento dello spread, anche. Ma non la fine del mondo.

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