IL FINANCIAL TIMES: TONY BLAIR PROSSIMO ALLE DIMISSIONI DA INVIATO PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

Secondo il Financial Times, l’ex premier britannico Tony Blair starebbe per lasciare l’incarico di inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente, il raggruppamento composto da Nazioni unite, Unione europea, Russia e Stati Uniti coinvolto nella mediazione del processo di pace nel conflitto israelo-palestinese.

16 marzo 2015 – Tony Blair si sta preparando a fare un passo indietro dal suo ruolo di inviato del Quartetto di negoziatori per la pace in Medio Oriente, mentre gli Stati Uniti e l’Europa rivedono le scelte politiche in vista delle concitate elezioni in Israele di questa settimana.

Secondo diverse persone che conoscono bene la situazione, l’ex primo ministro britannico ha riconosciuto, dopo quasi otto anni, che un ruolo di primo piano non è più sostenibile. La sua mossa arriva in un contesto di profondo disagio da parte di alcuni settori di Washington e Bruxelles circa i suoi rapporti mediocri con figure di spicco dell’Autorità palestinese e i suoi interessi economici che si estendono a macchia d’olio.

Blair sta intraprendendo trattative delicate per ridisegnare il suo ruolo in Medio Oriente, ma vuole restare parte del processo di pace. Sabato (scorso, ndr), a Sharm el-Sheikh, in Egitto, ha incontrato il segretario di Stato americano John Kerry per discutere un eventuale cambio di ruolo. Ha anche parlato con Federica Mogherini, a capo della politica estera europea, che sta spingendo per un rinnovamento del Quartetto e per una presa di posizione più netta da parte dell’Europa sulla condotta di Israele.

Se Blair si facesse da parte o assumesse un ruolo più informale, metterebbe fine a questo controverso accordo che ha fatto dell’ex premier britannico un’istituzione della diplomazia nel Medio Oriente mentre portava avanti affari privati con alcuni governi regionali, anche attraverso il Quartetto che rappresenta Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione europea e Russia.

Il Quartetto non ha ancora preso una decisione definitiva, ma un chiarimento sul ruolo di Blair dovrebbe arrivare questo fine settimana. L’ufficio di Blair non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Nonostante Kerry sia favorevole al proseguimento del coinvolgimento di Blair, diversi alti funzionari a Washington hanno rivelato al Financial Times che vorrebbero che Blair si facesse da parte. Le preoccupazioni derivano dai suoi molteplici interessi diplomatici, commerciali e in organizzazioni di beneficienza. Allo stesso tempo, Mogherini guarda al dopo-Blair allo scopo di ricalibrare l’approccio dell’Europa e nominare un nuovo inviato per il Medio Oriente.

Bruxelles ha smesso di finanziare l’ufficio di Blair nel 2012 e l’ex primo ministro non è stato invitato all’ultimo incontro a livello ministeriale del Quartetto, che ha avuto luogo a Monaco a febbraio ed è stato convocato dalla Mogherini. I funzionari hanno assicurato che le discussioni erano innanzitutto politiche e non avevano a che fare con il mandato economico di Blair.

Alcuni diplomatici di alto livello hanno confidato che Blair starebbe per essere sollevato dall’incarico. «È venuto il momento», ha commentato un diplomatico informato sulle discussioni. «Si è dimostrato incapace in questo lavoro. Non è credibile in questa parte del mondo».

Un’altra persona, vicina all’amministrazione Obama, ha detto: «Tony Blair non è né una risorsa, né un ostacolo, ma il suo attuale ruolo non è più funzionale».

Blair era stato nominato inviato speciale del Quartetto nel 2007, su richiesta ufficiale dell’amministrazione di George W. Bush, poco dopo aver ricoperto la carica di primo ministro britannico per un decennio. Il suo energico supporto alla guerra in Iraq l’ha reso fin da subito una figura controversa agli occhi di diversi palestinesi.

Istituito nel 2002, il Quartetto ha avuto in gran parte un ruolo marginale negli ultimi due anni dal processo diplomatico di pace, mentre l’amministrazione Obama cercava di svolgere una funzione di mediazione nei colloqui. Queste negoziazioni sono fallite lo scorso anno.

La scorsa settimana Blair ha detto ad alcuni amici che stava cercando di riconfigurare il suo ruolo e che si era stancato di essere incolpato per le manchevolezze del Quartetto, che vanno al di là delle sue limitate competenze e responsabilità.

Negli ultimi mesi, il ruolo di Blair come inviato per il Medio Oriente è stato oggetto di crescenti critiche e interrogativi sono stati sollevati sul suo doppio ruolo di super-diplomatico e uomo d’affari. Blair non ha mai rivelato il nome di nessun cliente, ma tra questi hanno figurato paesi come il Perù, la Colombia, il Kuwait, il Vietnam e il Kazakhstan. Nella lista delle imprese ci sono stati PetroSaudi, una compagnia petrolifera che ha legami con la famiglia reale saudita, JPMorgan e Mubadala, un fondo sovrano di Abu Dhabi.

Un alto funzionario occidentale che ha familiarità con il Quartetto ha negato che ci sia stato alcuno «sforzo per estromettere Blair dal suo attuale incarico». Ogni decisione avrebbe bisogno di essere adottata per consenso e il Quartetto dovrebbe poi discutere il cambio d’incarico a livello ministeriale.

Kerry e Blair stanno soppesando potenziali soluzioni per dare all’ex primo ministro un ruolo più politico, che faccia miglior uso della sua influenza nel Golfo, in Egitto e Israele. Blair ha anche fatto diversi viaggi a Gaza recentemente, sottolineando l’importanza dell’unità palestinese.

Se un nuovo governo israeliano guidato dal centrosinistra sarà eletto questa settimana, l’amministrazione Obama potrebbe tentare di rianimare i negoziati di pace. Se invece il premier Benjamin Netanyahu dovesse tornare al potere con un governo di destra, critico nei confronti della soluzione dei due Stati, ci saranno crescenti pressioni da parte dell’Unione europea e delle Nazioni Unite che chiederanno un maggiore coinvolgimento.

I palestinesi hanno duramente criticato i modesti risultati raggiunti da Blair come rappresentante del Quartetto, anche perché il ruolo era limitato agli affari economici, una questione che non è possibile slegare dal fallimento del processo di pace e dall’occupazione delle terre palestinesi da parte di Israele che dura da quattro decenni e mezzo.

I diplomatici europei a Gerusalemme, spiegano, stanno spingendo affinché il ruolo rappresentativo venga potenziato e ridefinito. «Non vedo questo grande valore aggiunto», ha detto un alto diplomatico.

Blair, che periodicamente visita l’ufficio di rappresentanza del Quartetto, in un complesso nella Gerusalemme Est palestinese, era stato incaricato di supervisionare un piano da 4 miliardi di dollari per stimolare la crescita e gli investimenti nei territori palestinesi, annunciato dal segretario di Stato Usa nel 2013, quando Israele e Palestina stavano partendo con l’ultimo e infruttuoso round di colloqui di pace.

Il piano, che ha beneficiato della consulenza di McKinsey, si proponeva di andare in parallelo con i colloqui di pace e avrebbe fatto grande affidamento sulla buona volontà di Israele, portando all’ammorbidimento delle severe restrizioni israeliane alla libertà di movimento e alle licenze edili in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

(traduzione di Luna De Bartolo)

VIA/ The Financial Times

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