Già nell’estate del 2011 Napolitano sondò Monti come premier

Berlusconi lasciò a novembre

Ecco il mio articolo uscito martedì sul Corriere della Sera.

12 febbraio 2014 – La torrida estate del 2011 è un momento molto importante e storico per l’Italia.
Il capo dello Stato è preoccupato per le sorti del Paese. La crisi della zona euro è in pieno svolgimento. Le conseguenze del salvataggio della Grecia portano la speculazione a puntare sui debiti sovrani dei Paesi in difficoltà: inzia a essere minacciata anche l’Italia. In agosto arriverà la famosa lettera della Banca centrale europea che chiede – ma assomiglia più a un’imposizione – misure drastiche di finanza pubblica. La Germania della Merkel non ama il primo ministro in carica, Silvio Berlusconi. Lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi punta pericolosamente verso l’alto. Sui mercati finanziari le operazioni spregiudicate si moltiplicano.

Ma tra giugno e settembre di quella drammatica estate accadono molte cose che finora non sono state rivelate. E questo riguarda soprattutto le conversazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Mario Monti, che precedono di quattro o cinque mesi la nomina dell’allora presidente della Bocconi a Palazzo Chigi il 13 novembre 2011. Per il grande pubblico Monti è quasi uno sconosciuto all’epoca. L’élite politico-economica lo stima, è un economista, un editorialista del Corriere della Sera, un ex-commissario europeo, e in quel momento guida una delle più prestigiose università italiane.
Per gli annali della storia il presidente Napolitano accetta le dimissioni di Berlusconi il 12 novembre e avvia, come si conviene, le consultazioni con i gruppi parlamentari e politici. Poi, ventiquattro ore dopo, Monti viene indicato come premier al posto di Berlusconi.

Proprio mercoledì scorso, Napolitano, durante un incontro con gli eurodeputati italiani al Parlamento europeo di Strasburgo, e riferendosi ai governi Monti e Letta, ha detto che «sono stati presentati quasi come inventati per capriccio dalla persona del presidente della Repubblica». Questo, ha tenuto a precisare il presidente della Repubblica, non è vero perché non si tratta di nomi diversi da quelli indicati nel corso delle «consultazioni con tutti i gruppi politici e parlamentari, come si conviene». Stando alle parole di Carlo De Benedetti e Romano Prodi, entrambi amici di Monti, e per ammissione dello stesso ex premier, in una serie di video interviste rilasciate per il libro «Ammazziamo il Gattopardo» (in uscita per Rizzoli il 12 febbraio) le cose sono andate diversamente.

De Benedetti dice che in quell’estate del 2011 Monti, in vacanza vicino casa sua a St. Moritz, è andato a chiedergli un consiglio, se accettare o meno la proposta di Napolitano sulla sua disponibilità a sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi, in caso fosse stato necessario. Romano Prodi ricorda una lunga conversazione con Monti sullo stesso tema, ben due mesi prima, a giugno 2011. «Il succo della mia posizione è stato molto semplice: “Mario, non puoi fare nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci può essere al mondo una persona più felice di te”».

Durante oltre un’ora di domande e risposte sotto il calore insistente delle luci allestite nel suo ufficio alla Bocconi per la registrazione video dell’intervista, Monti conferma di aver parlato con Prodi (nel suo ufficio alla Bocconi a fine giugno 2011) e con De Benedetti (nella sua casa di St. Moritz nell’agosto 2011) della sua possibile nomina. Ammette anche di aver discusso con Napolitano un documento programmatico per il rilancio dell’economia, preparato per il capo dello Stato dall’allora banchiere Corrado Passera tra l’estate e l’autunno del 2011. E quando chiedo e insisto: «Con rispetto, e per la cronaca, lei non smentisce che, nel giugno-luglio 2011, il presidente della Repubblica le ha fatto capire o le ha chiesto esplicitamente di essere disponibile se fosse stato necessario?», Monti ascolta con la faccia dei momenti solenni, e, con un’espressione contrita, e con la rassegnazione di uno che capisce che è davanti a una domanda che non lascia scampo al non detto, risponde: «Sì, mi ha, mi ha dato segnali in quel senso». Parole che cambiano il segno di quell’estate che per l’Italia si stava facendo sempre più drammatica. E che probabilmente porteranno a riscrivere la storia recente del nostro Paese.

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4 Responses to Già nell’estate del 2011 Napolitano sondò Monti come premier

  1. diego bianchi says:

    Un presidente della repubblica che fa questi preparativi, mi da un che di sospetto. Sospetto che invece che un piano di riserva, questo fosse un piano e basta. Fare un piano anzitempo per sostituire un governo è un mezzo colpo di stato perché fare un piano ti fa venire il prurito di metterlo in atto. E’ questa la sottigliezza che deve essere capita.
    Un presidente super partes NON deve fare preparativi anzitempo per sostituire un governo ” just in case” , ma deve pensare di intervenire solo dopo che è caduto un governo. Ogni cosa predisposta prima è una ingerenza e uno stimolo alla messa in atto.

  2. michele acquati says:

    Da il Mattinale: “Fu un tranquillo colpo di Stato”. “Non c’è molto altro da dire”, è il commento dell’ufficio stampa di Forza Italia. “Se non provare a fare un lavoro di fatti e date. Si rifletta. Quando Monti fu investito di un piano elaborato fuori Costituzione (da chi? da Napolitano? quali consultazioni ci furono?) lo spread, con la sua tempesta poi provocata ad arte, non si era ancora abbattuto sull’Italia, ma se ne stava tranquillo sotto i 200 (quota 200 sarà toccata solo il 3 luglio). Eppure in quel giugno 2011 era già tutto predisposto. La road map o, meglio, la Strassenkarte, per dirlo in tedesco che temiamo sia la lingua giusta, era disegnata. Prendeva le mosse così un tranquillo colpo di Stato, pacifico, sereno, discusso in fresche sere d’estate a Saint-Moritz, non con il popolo elettore ma tra poteri forti”.

    • alvaro fedeli says:

      il popolo è stato ed è immaturo 20anni di dominio berlusconi sono li a dimostrarlo. se non fosse intervenuto PdR saremmo affondati in un pantano tipo grecia.

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