Il banchiere centrale austriaco Nowotny: “Il debito italiano è un pericolo, e la cancellazione delle riforme è fonte di preoccupazione”

La mia intervista al banchiere centrale austriaco Ewald Nowotny, pubblicata mercoledì su La Stampa e disponibile anche sul sito del quotidiano torinese.

28 febbraio 2019 – Professore di economia per oltre un quarto di secolo, ex CEO di un’importante banca di Vienna, Ewald Nowotny, 74 anni, dal 2008 è il governatore della Banca centrale austriaca. Di formazione keynesiana, è stato il primo socialdemocratico chiamato a ricoprire questo ruolo nel suo Paese. Membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce), dove vengono prese tutte le decisioni relative alla governance monetaria dell’eurozona, il numero uno della Oesterreichische Nationalbank, in questo colloquio con La Stampa, appare fiducioso quanto alle prospettive economiche dell’eurozona per quest’anno. Tuttavia, ha espresso serie preoccupazioni circa lo stato dei conti pubblici italiani e si è detto inquieto a causa dei rischi rappresentati dall’aumento del debito pubblico del Paese e del rapporto tra quest’ultimo e il Pil, attualmente intorno al 131%, che giudica come “un elemento di pericolosità”. Ha descritto le politiche economiche messe in campo dal governo gialloverde, e il dichiarato obiettivo di cancellare importanti riforme come la legge Fornero o il Jobs Act, come «motivo di preoccupazione». Lo incontro a Bruxelles, in occasione della due giorni di dibattito sul futuro dell’Ue organizzata dal Centre for European Policy Studies (Ceps).

Governatore Nowotny, qual è la sua valutazione delle prospettive per l’economia della zona euro per il 2019 e per il prossimo futuro?
La crescita economica è ancora in corso nell’Eurozona, ma abbiamo avuto qualche revisione al ribasso per alcuni Paesi. La più evidente e importante riguarda la Germania, che è la più grande economia in Europa, e quindi è piuttosto rilevante. Certamente ci sono anche problemi di bassa crescita in Italia. Ma se si guarda all’Eurozona nel suo complesso, credo che avremo una crescita abbastanza positiva. Bisogna considerare che abbiamo avuto quattro o cinque anni di notevole crescita, quindi è abbastanza naturale che rallenti.

Parliamo dell’Italia, che ha appena menzionato. Le politiche economiche del nuovo governo italiano, cancellando la riforma delle pensioni e offrendo un reddito garantito, non sembrano aiutare la crescita e potrebbero addirittura peggiorare l’economia. Qual è il suo giudizio in merito alle preoccupazioni che dovremmo avere riguardo l’Italia?
Non sono un esperto di economia italiana, ma quello che è chiaro è che il tasso di crescita che ci si aspetta per il 2019 sarà più basso di quello previsto dal governo. Quindi è ovvio che ci sia qualche problema con le dinamiche dell’economia.

Cosa pensa che vada fatto con l’Italia se le riforme strutturali che la BCE e la Commissione hanno raccomandato per molto tempo saranno cancellate? È motivo di preoccupazione? È un problema?
Certamente è motivo di preoccupazione per la Commissione europea. Quello che possiamo imparare da questi numerosi casi di situazioni economiche, che per molto tempo sono state problematiche – penso anche alla Spagna e al Portogallo – è che probabilmente sia necessario un doppio approccio: se si agisce solo dal lato dell’offerta ilprocesso sarà lungo e doloroso; può funzionare, ma sarà certamente molto doloroso. Se invece, penso al Portogallo, e per certi versi alla Spagna, metti certamente in campo delle riforme dal lato dell’offerta, ma le aiuti anche con alcuni elementi che guardino al lato della domanda, credo che le cose funzionino meglio.

Cosa possiamo dire del debito pubblico italiano, deve essere ridotto? E quali sono i pericoli derivanti dall’avere un debito del 131%?
Certamente questo è un elemento di pericolosità, è molto più alto di quello che prevede il trattato di Maastricht, molto più alto della media europea, e questo significa che l’Italia deve pagare interessi molto alti sul suo debito. Quindi credo che sia importante ridurlo. Ma se guardiamo al rapporto debito/PIL, allora bisogna ancora una volta considerare i due lati: da una parte bisogna ridurre il debito, e dall’altra stimolare la crescita economica.

Ma se c’è un governo le cui politiche economiche, secondo la Commissione, faranno diminuire la crescita e aumentare il debito, che cosa succede?
In questo caso, abbiamo già adesso la risposta dei mercati, e questa risposta è piuttosto negativa.

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