Juan Verde: “Con Biden alla Casa Bianca l’America tornerà a parlare con l’Europa”

Il veterano delle campagne elettorali che ha lavorato con Clinton e Kerry, in questa intervista da me realizzata per La Stampa: “Riporteremo indietro di quattro anni la lancette dell’orologio alla fine della presidenza di Obama”.

20 luglio 2020 – È insensato che Europa e Stati Uniti non lavorino fianco a fianco. Se Joe Biden vincerà le elezioni assisteremo a un’era di miglior comprensione e una rafforzata cooperazione fra le due sponde dell’Atlantico”. Juan Verde è un veterano delle campagne elettorali. Ha lavorato con Bill e Hillary Clinton, con Ted Kennedy Al Gore e John Kerry. Ora è nel comitato finanziario per la campagna di Biden.

Un’eventuale presidenza Biden potrebbe significare il ritorno a una politica di pace commerciale con l’Europa, superando i recenti scontri, e a una Washington più focalizzata su un sistema di commercio multilaterale?
La situazione attuale è piuttosto preoccupante. Per lunghi decenni Stati Uniti ed Europa hanno intrattenuto rapporti economici e commerciali molto forti. Appena prima che si insidiasse l’attuale amministrazione era in procinto di essere ratificato un trattato formale che avrebbe istituito un accordo di libero scambio tra USA ed Europa. È assolutamente insensato che due dei più saldi alleati del mondo non lavorino fianco a fianco. Se l’obiettivo è rimanere competitivi nel ventunesimo secolo, il sistema di commercio multilaterale è l’approccio più logico sia per gli Usa che per l’Europa. Credo che questo lo comprendano tutti. Oggi circa il 62% degli scambi tra Usa ed Europa è rappresentato da commerci infragruppo: si tratta in sostanza di aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico che acquistano e vendono beni all’interno del proprio gruppo, che si tratti di spedire componenti dall’Europa all’America o vice versa.

La Nato è un altro tema che è diventato delicato nell’era Trump. Il presidente americano ha di recente annunciato in modo unilaterale il ritiro di un gran numero di truppe statunitensi dalla Germania. È una decisione che Joe Biden potrebbe appoggiare?
Credo che il 3 novembre sarà decisivo non solo nell’ottica di ciò che accadrà negli Stati Uniti; sono convinto che rivestirà un’importanza cruciale anche in merito a ciò che accadrà tra Stati Uniti ed Europa. Se il vice presidente Biden diverrà presidente a novembre, assisteremo a una nuova era incentrata su una cooperazione più sviluppata e su una migliore comprensione reciproca. Forse riporteremo le lancette dell’orologio indietro di quattro anni, per tornare dove eravamo alla fine della presidenza Obama, quando sia l’Europa che gli Stati Uniti avevano un rapporto di collaborazione molto, molto stretto non solo su temi economici e commerciali, ma anche sulla Nato. Il fatto che gli Stati Uniti stiano prendendo decisioni unilaterali che si riflettono sulla Nato, e di conseguenza sui nostri rapporti reciproci, è invero preoccupante.

Gli europei sono rimasti scioccati anche dalla decidsione di Trump di ritirarsi dall’ Organizzazione mondiale della sanità e dagli accordi di Parigi. Crede che una pesidenza Biden potrebbe riportare gli Usa nell’alveo dell’OMS e sancire un nuovo impegno per il clima?
Ritengo che con una presidenza Biden sarebbe il buon senso a dettare la linea in politica estera. Credo che Biden abbia capito che minacce globali come il Coronavirus e il cambiamento climatico richiedono soluzioni globali, con un maggior tasso di cooperazione e collborazione. Con Biden alla Casa Bianca assisteremmo a un ritorno al buon senso e a una maggiore collaborazione per quanto concerne le organizzazioni multilaterali.

Infine c’è la questione del Covid. L’Europa ha preso delle contromisure prudenti e ha appiattito la curva. In America, al contrario, Trump ha bloccato i fondi ai centri federali che facevano test anti Covid, ha poi suggerito agli americani che magari potrebbero provare a ingerire disinfettanti, e in generale è stato accusato di aver gestito male la crisi. Qual è la sua opinione in merito?
Ci sono quattro nazioni in cui il Coronavirus si è fatto sentire con maggiore forza in termini di numero di casi, e purtroppo, anche di morti. Queste nazioni sono il Brasile, il Messico, gli Stati Uniti e il Regno Unito. Non è una coincidenza. Tutte e quattro sono guidate da politci che in un primo tempo non hanno dato credito ai dati scientifici, non hanno ascoltato la comunità scientifica, hanno impiegato molto per reagire e, nel caso di Donald Trump, hanno scelto di seminare discordia e confusione. Credo che in buona misura ciò che si sta verificando nel Paese sia imputabile a una mancanza di leadership da parte della Casa Bianca.

Le inquietudini sociali, la violenza e il razzismo che si sono scatenati in America in seguito all’omicidio di George Floyd a Minneapolis hanno suscitato forte angoscia in Europa. Cosa dovrebbero pensare gli amici europei?
Ci sono tre crisi diverse che si stanno fondendo e mischiando negli Stati Uniti: una crisi sanitaria, una crisi economica e una crisi di inquietudine sociale. È molto importante specificarlo, perché per milioni di americani questo conflitto etnico, questa situazione che stanno vivendo, è un tema fondamentale, che non va preso alla leggera. Gli Stati Uniti devono affrontare i propri demoni.

Signor Verde, lei è un attivista appassionato e si è espresso in modo netto sull’ambiente, l’imprenditoria sociale e la sostenibilità. Quali sono le prospettive di un “New Green Deal” negli Stati Uniti e in Europa?
Anche se probabilmente ci apprestiamo a entrare nella peggiore recessione economica di sempre, o almeno degli ultimi cento anni, dovremmo essere estremamente ottimisti perché ci troviamo di fronte allo stesso tempo a un’opportunità unica per quanto riguarda quello che su entrambi i versanti dell’Atlantico viene chiamato “New Green Deal”.Che ci piaccia o meno, dovremo investire migliaia di miliardi di dollari nella ricostruzione e nelle misure di stimolo all’economia, sia in Europa che negli Stati Uniti. Questa è una chance irripetibile per accertarsi che i piani di ripresa abbiano nella sostenibilità un loro valore fondante. Con una scelta simile si promuove il progresso tecnologico. Parliamo di imprenditoria, parliamo di soluzioni che creano lavoro e prosperità economica, rispondendo allo stesso tempo a una grave minaccia di portata globale come il cambiamento climatico.

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