La verità è che l’Italia si trova incastrata nell’euro

Pubblichiamo per i nostri lettori un brano tratto dal capitolo 8 di “Dieci cose da sapere sull’economia italiana, prima che sia troppo tardi” (Newton Compton, 2018): “Ma questa Europa ci aiuta o ci danneggia?”.

31 agosto 2018 (…) L’Italia si trova in una posizione assai poco invidiabile. Essere membro della zona euro ha portato al Paese enormi benefici: tassi d’interesse bassi, maggiore stabilità per le imprese e la mancanza dei tassi di cambio con i principali partner commerciali. Ma il prezzo da pagare è stato molto alto, perché l’Italia ha dovuto subire l’austerità richiesta dal Trattato di Maastricht che ha avuto effetti depressivi sull’economia, che si traducono in una crescita perennemente inferiore alla media europea.

La verità è che l’Italia si trova incastrata nell’euro. E finché comanderà la Germania o almeno fino al momento in cui la religione dell’austerità rimarrà di stretta osservanza nella zona euro, l’Italia non avrà nessuno sconto. Non otterrà alcuna flessibilità nei conti pubblici e nella gestione del suo debito.

E quindi, purtroppo, non esiste una soluzione facile per l’Italia all’interno dell’unione monetaria: fare la voce grossa o cercare di violare in modo troppo manifesto le regole per tentare di stimolare la crescita attirerebbe gli speculatori e le critiche del Fondo monetario, provocando l’ennesimo litigio con Bruxelles. Quando Padoan dice che: «Il sentiero è molto stretto», si riferisce proprio alle regole di Maastricht, al rigore chiesto dalla Commissione europea. Ma ancora più severi degli eurocrati sono gli avvoltoi dei mercati finanziari, pronti ad attaccare l’Italia al primo passo falso.

Uscire dall’euro non rappresenta la soluzione, sarebbe una forma di sadomonetarismo. La pesante eredità di Craxi e Andreotti si palesa in tutta la sua gravità. A causa del debito rimaniamo un Paese vulnerabile sia dentro sia fuori dall’euro. Quindi tutto sommato l’Italia farebbe meglio a restare nell’unione monetaria, cercando di difendersi per quanto possibile. L’Italia non può permettersi di spaventare i mercati finanziari, che sono i veri giudici e che non guardano in faccia a nessuno. Invece deve battersi all’interno della realtà economica di questa Europa, cercando di diventare più competitiva e migliorare la sua produttività. Questo è il vero gap che la separa dai tedeschi.

Se solo facessimo squadra come Paese e avessimo un esecutivo presentabile e preparato in materia di economia, quanto potremmo fare! Con una classe politica più valida e affidabile potremmo intraprendere un vero percorso di modernizzazione. Ma esistono questi politici? (…)

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