Rabbia e paranoie. Il consenso populista può durare a lungo

Lo ha già spiegato lo storico Richard Hofstadter più di cinquant’anni fa. Ecco cosa ci insegna la storia dei movimenti populisti. Dalla mia rubrica su La Stampa, Lo Specchio.

Il successo elettorale della Lega e del M5S in Italia si inserisce in un trend sociopolitico che sta dilagando rapidamente in tutto il mondo occidentale. E se la Storia è maestra di vita, i movimenti populisti su entrambe le sponde dell’Atlantico appaiono destinati a dominare la politica nei prossimi anni, mentre l’opposizione di centrosinistra sarà ancora impegnata a leccarsi le ferite e ricostruire la propria identità.

Per cercare di capire le cause alla radice dei populismi del XXI secolo, possiamo certamente guardare agli effetti di decenni caratterizzati da gravi disparità di reddito e dal declino degli standard di vita, così come alla mancanza di sensibilità delle élite nei confronti delle vittime della globalizzazione e dell’innovazione tecnologica, alle ripercussioni devastanti della crisi innescata dal fallimento della Lehman Brothers, alle sofferenze determinate dalle misure di austerità che hanno interessato molti europei. Negli Stati Uniti in Italia, i salari reali sono rimasti fermi e la spesa pubblica dedicata agli ammortizzatori sociali è stata fortemente ridotta, mentre i working poor (ovvero quei lavoratori il cui reddito è talmente basso da non consentire loro di vivere dignitosamente) e la classe media si stanno ribellando a gran voce contro l’establishment. Stanno portando avanti un messaggio molto chiaro: «Quando è troppo è troppo! Vogliamo una fetta più grande della torta!».

Ma se vogliamo davvero comprendere perché Donald Trump e Matteo Salvini continuano ad accrescere il loro consenso elettorale, e perché potrebbero seguitare a vincere alle urne nei prossimi anni, potrebbe essere opportuno guardare agli antenati degli odierni populismi occidentali, e osservare come questi sono nati e si sono diffusi. Non vorrei limitarmi ai paralleli con l’ascesa del fascismo e del nazismo in Europa negli anni Venti e Trenta. Invece, credo sia opportuno scavare più in profondità per comprendere come e perché i movimenti populisti si sono originati e come hanno prosperato nel corso della storia. Nessuno ha spiegato questi fenomeni meglio dello storico Richard Hofstadter, che ha scritto due libri fondamentali: Anti-Intellectualism in American Life (1962) e The Paranoid Style in American Politics (1964).

Hofstadter avrebbe potuto tranquillamente riferirsi ai movimenti guidati da Salvini, Casaleggio e Di Maio, Orban, Le Pen, Farage o Trump, quando più di mezzo secolo fa scriveva queste parole sulle pagine di Harper’s Magazine: «La politica americana si è spesso rivelata un’arena per gli animi rabbiosi. Negli anni recenti abbiamo visto animi rabbiosi all’opera, soprattutto tra gli esponenti della destra estrema (…). Ma dietro questo [fenomeno], credo che ci sia uno stile di pensiero per nulla nuovo, e la cui appartenenza non è necessariamente di destra. Io lo chiamo stile paranoico semplicemente perché non ci sono altre parole in grado di evocare adeguatamente le caratteristiche di accesa esagerazione, diffidenza e fantasie cospirazioniste che ho in mente».

In questo celebre articolo, Hofstadter fa l’esempio del populismo degli anni Cinquanta guidato dal senatore Joe McCarthy, e riporta un discorso del giugno 1951 in cui il politico statunitense, ferocemente anticomunista, sostiene l’esistenza di una «grande cospirazione» da parte di «uomini in alto» che stanno tramando allo scopo di scippare i mezzi di sostentamento al lavoratore americano medio. L’uso delle teorie del complotto è un tratto distintivo del populismo attraverso tutta la storia moderna.

Hofstadter riporta poi un programma elettorale, risalente al 1895, del Populist Party (un partito americano attivo tra il 1891 e il 1908), nel quale i firmatari se la prendono con «un complotto ordito dai giocatori d’azzardo dell’oro (ovvero le banche, ndr) in Europa e USA», chiaramente allo scopo di rendere i ricchi più ricchi a spese dei poveri.

A metà del XIX secolo, quando gli Stati Uniti vivevano l’ascesa del Know-Nothing Party, un movimento xenofobo e anticattolico, la teoria del complotto in voga vedeva tra i cospiratori «i monarchi europei e il Papa», accusati di «progettare il nostro annientamento e minacciare l’estinzione delle nostre istituzioni politiche, civili e religiose».

Alla fine del Settecento, ricorda ancora Hofstadter, approda in America un testo britannico dal titolo piuttosto evocativo: Prove di una cospirazione contro tutte le religioni e i governi d’Europa, perpetrata nelle adunanze segrete dei Massoni, degli Illuminati e delle Società di lettura. Questi concetti, anche grazie all’onda emotiva e al panico provocati dalla Rivoluzione francese, si radicano profondamente nella psiche degli Stati Uniti. Gli Illuminati e i Massoni diventano velocemente i protagonisti di innumerevoli e fortunate teorie del complotto che ricordano da vicino quelle che oggi aleggiano intorno al Gruppo Bilderberg e al cosiddetto Nuovo ordine mondiale, tanto care a diversi esponenti ed elettori del M5S.

Hofstadter sostiene che se vogliamo comprendere il successo dei movimenti populisti nel corso della storia dobbiamo capire il modo in cui questi hanno tradizionalmente incoraggiato la paranoia di massa e gli attacchi rivolti alle élite.

In tempi normali, i populisti restano ai margini della società, rappresentandone solo una piccola parte. Ma in presenza di gravi crisi o traumi collettivi, come una guerra o una depressione economica, questi gruppi minoritari possono trasformarsi in movimenti politici di massa, e diventare così la maggioranza. È ciò che è accaduto negli anni Trenta in Europa a seguito della crisi del ’29, o negli USA degli anni Cinquanta durante la Guerra fredda. E questo è il motivo per cui è verosimile che sia Trump sia Salvini continueranno a vincere finché riusciranno a sfruttare le paure più primordiali e la rabbia della loro base elettorale.

La Storia ci mostra come le energie primordiali della propaganda paranoica possono essere incanalate e rilasciate nella società quando sfruttate sapientemente da un demagogo. Questo capopopolo può ereditare una crisi o può fabbricarla, e tutto funziona ancora meglio se riguarda persone di differenti etnie o culture, che possono essere efficacemente rappresentate come una minaccia al lavoro, al benessere, o alla società in generale. Ebrei, rom, cattolici, omosessuali, persone con la pelle più scura, musulmani, messicani. Non mancano certo nella storia gli esempi in grado di mostrare come il populismo sia quasi sempre venato di razzismo.

I populisti spesso utilizzano queste raffiche di attacchi nei confronti dei loro nemici, oggettivi o inventati. E, come abbiamo visto in passato, questi movimenti di massa sono in grado di prosperare a lungo dopo la presa del potere, anche uno o due decenni.

Se la Storia è davvero maestra, questa è la prospettiva con cui gran parte dell’Occidente si trova a dover fare i conti.

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