Tria: «Senza coperture alternative, confermato aumento dell’Iva e delle accise nel 2020»

17 aprile 2019 – «La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative». Così il ministro delle Finanze Giovanni Tria, in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, confermando che «lo scenario tendenziale incorpora gli incrementi dell’Iva e delle accise dal 2020-2021».

Tradotto: senza nuove coperture del valore di circa 23 miliardi, dal primo gennaio 2020, l’aliquota ordinaria dell’Iva, oggi al 22%, salirà al 25,2%, mentre quella ridotta aumenterà di quasi un terzo, dal 10% al 13%.

Eppure, il ministro non nasconde un certo ottimismo sulla scorta dei dati che si riferiscono all’inizio di quest’anno: «Le tendenze dei primi due mesi – spiega – mostrano dati incoraggianti, la produzione ha invertito il trend negativo e ha segnato due incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con l’indice destagionalizzato superiore dell’1,3% al livello medio del periodo precedente, segnali positivi arrivano anche dall’indice del settore terziario. Tutti elementi che lasciano ritenere che la previsione di crescita per il 2019 sia equilibrata e conferma in tal senso è arrivata ieri dall’ufficio parlamentare di bilancio che ha validato il quadro programmatico».

Per quanto riguarda il debito pubblico, nonostante l’aumento di quasi mezzo punto percentuale previsto per quest’anno, Tria ribadisce che nel Def è delineato un «percorso di previsioni e obiettivi che comporta la piena sostenibilità del debito e del rapporto debito-Pil, non c’è una sua crescita esplosiva ma la sua riduzione» nel corso del prossimo triennio.

A livello europeo, continua il titolare del dicastero di via XX settembre, «non siamo in recessione, probabilmente non lo siamo in Italia dopo la recessione tecnica dell’ultimo trimestre dello scorso anno, ma c’è un forte rallentamento significativo, con previsioni ottimistiche» per la seconda metà dell’anno.

In particolare, secondo quanto afferma il ministro delle Finanze, a migliorare la congiuntura dovrebbero contribuire «le principali misure di politica fiscale sociale e previdenziale introdotte dal governo», ovvero la dual tax per le partite Iva fino a 100mila euro, il reddito di cittadinanza e quota 100. «I loro effetti – ha aggiunto Tria – sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019, sebbene queste misure vengano introdotte in corso d’anno». E ancora: «I canali attraverso cui agiscono – spiega Tria – sono l’aumento del reddito disponibile sulle famiglie meno abbienti, che stimolerà i consumi, e, in secondo luogo, l’alleggerimento della pressione fiscale su imprenditori e professionisti, che stimolerà investimenti e occupazione». Tuttavia, se si guarda alle cifre contenute nel Def, il contributo alla crescita stimato per le due misure è pari a uno striminzito 0,1%. Ma tant’è.

E, a proposito di flat tax, Tria annuncia che la legge di Bilancio del prossimo anno «continuerà, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti del ceto medio». Con quali soldi, non è lecito saperlo.

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