Trump a Varsavia: «Russia destabilizzante». Ma sulle interferenze nelle elezioni USA: «Nessuno lo sa per certo», e attacca ancora la stampa e i servizi segreti

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6 luglio 2017 – Un’accoglienza trionfale, quella tributata a Donald Trump in Polonia, paese governato da una delle amministrazioni europee (insieme all’Ungheria di Viktor Orban) più propense ad apprezzare il suo messaggio nazional-populista.

In un discorso dai consueti toni aggressivi, Trump da Varsavia ha nuovamente attaccato la stampa, i servizi d’intelligence e l’ex presidente Barack Obama. Dopo aver usato nei confronti di Mosca parole eccezionalmente dure, scelte con cura per compiacere il paese dell’ex blocco sovietico, spaventato dalle manovre espansionistiche della Russia, il presidente americano, che incontrerà per la prima volta Vladimir Putin ad Amburgo in occasione del G20 del 7 e 8 luglio, si è mostrato ancora una volta morbido e possibilista sulle ingerenze russe nella campagna elettorale del 2016. Gli Usa «sono impegnati nella difesa dell’Europa centrale e orientale», ha dichiarato. E ancora: «Insieme alla Polonia stiamo elaborando il modo di reagire ai comportamenti aggressivi e destabilizzanti della Russia». Ma quando gli viene chiesto degli attacchi hacker russi – su cui CIA, FBI e NSA non hanno alcun dubbio: sono stati ordinati personalmente dal Cremlino allo scopo di favorire Trump a scapito della Clinton – Trump nicchia: «Credo che fosse la Russia, e potrebbero esserci state altre persone in altri paesi». Incalzato a rispondere con un sì o con un no, Trump si tira indietro: «Nessuno lo sa per certo».

Affermando chiaramente per prima volta la sua adesione all’articolo 5 del trattato NATO, quello che garantisce la difesa automatica degli alleati attaccati, Trump ha lodato la Polonia perché, a differenza di altri Stati europei, spende annualmente il 2% del proprio PIL in spese militari, come previsto dall’alleanza transatlantica.

«Non siamo d’accordo con questo approccio», ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, riferendosi agli attacchi di Trump. Tuttavia, Peskov si è detto certo che, ad Amburgo, i due capi di Stato «potranno scambiarsi di persona i loro pensieri sulle questioni più importanti e, cosa più importante, sarà l’occasione per intendersi e finalmente capire il vero approccio di ciascuno nelle relazioni bilaterali, non l’approccio che è diffuso dai media».

Trump, dopo aver ribadito la sua volontà di sconfiggere il terrorismo islamico («L’Occidente ha ancora la volontà di difendere la propria civiltà? La lotta, prima che sui campi di battaglia, comincia nei nostri cuori»), ha poi annunciato che gli Stati Uniti stanno valutando «cose piuttosto severe» in risposta al recente lancio di un missile balistico intercontinentale da parte della Corea del Nord. «Si stanno comportando in modo molto, molto grave, e in qualche modo bisognerà occuparsene».

Insieme al presidente polacco Andrzej Duda, che sarcasticamente potremmo definire altro campione della libertà d’informazione, Trump si è poi reso protagonista di un siparietto contro i giornalisti che scrivono storie negative nei loro confronti, tra applausi e slogan di appoggio cantati dai supporter di Diritto e Giustizia, il partito (molto a destra) che detiene la maggioranza assoluta in Polonia.

Domani Trump è atteso ad Amburgo, in Germania, per il G20. C’è da scommettere che l’accoglienza sarà meno festosa.

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