Una legge di stabilità troppo leggera e un governo di passi sempre più piccoli. Il governo di larghe intese si regge ormai su una maggioranza parlamentare ristretta. Con la fiducia sulla legge di stabilità l’esecutivo mostra di eccellere solo in un’impresa: evitare le scelte forti. L’ambaradan sulla decadenza di Berlusconi non deve farci dimenticare che siamo sempre qui, senza forti iniziative per la crescita e l’occupazione e ancora senza una riforma elettorale o istituzionale.

27 novembre 2013 – È curioso pensare che proprio nel momento in cui Angela Merkel sta formalizzando una grande coalizione – seria, tedesca e con l’impegno preciso di non alzare la pressione fiscale o il debito – in Italia muore il governo delle larghe intese, che ci ha offerto una politica economica che non ci aiuta ad agganciare la ripresa e creare nuovi posti di lavoro.

La vecchia maggioranza si trova ormai al cimitero, ma la nuova maggioranza è ancora nella culla.

Come primo atto, nella legge di stabilità appena approvata in Senato, il nuovo governo di strette intese ci ha offerto una politica di grandi annunci e poca sostanza.

In Germania la nuova grande coalizione è stata finalmente ufficializzata dopo due mesi di rigorose trattative: sono stati presi degli accordi precisi che sappiamo saranno rispettati e realizzati perché l’impegno è credibile. L’unico problema potrebbe presentarsi nel caso in cui i socialdemocratici non dovessero approvare i dettagli dell’accordo con la Merkel. Loro approvano il programma di governo attraverso un referendum dentro la Spd, che sarebbe una buona idea anche per il Pd in Italia, e cioè una votazione nel Pd su un programma preciso da seguire.

In Italia, dopo la decadenza di Berlusconi e con Alfano e i suoi ancora nel governo Letta, comincia una nuova fase della politica italiana in cui si parla di stabilità politica come un valore in sé. Ma non tutti sono d’accordo.

Ad esempio, il Wall Street Journal: «L’Italia ha di fronte la stabilità del cimitero?», si chiede il giornale americano, che teme quella che definisce senza giri di parole «immobilità». E riporta che ci sono «molti imprenditori italiani che considerano la prospettiva di altri 18 mesi di governo Letta seriamente allarmante».

Il Wall Street Journal sottolinea come questi imprenditori ritengano che il governo Letta-Alfano «sia stato capace di rimanere in carica tentando poco e realizzando ancora meno».
E qualunque cosa si pensi a proposito della decadenza di Berlusconi, resta il fatto che ora, con l’arrivo di Forza Italia, l’opposizione si allarga. E non ci si deve aspettare che sarà solo Brunetta a fare guerrilla warfare in Parlamento, perché all’opposizione c’è sempre anche Beppe Grillo.

Non ci sono quindi i numeri per fare le importanti riforme costituzionali, e confesso che nutro più di qualche dubbio anche sull’idea che la nuova maggioranza sia in grado di far passare riforme strutturali ed economiche di vasta portata.

Vediamo intanto la legge di stabilità.

L’idea di una forma sperimentale di reddito minimo garantito, destinato alle grandi aree urbane, è buona. Come buono è anche il prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Ma il quantum è piccolo. Le risorse provenienti da questo contributo sulle pensioni più alte saranno soltanto 40 milioni l’anno, troppo poco per rappresentare qualcosa di più che un gesto simbolico. In un budget totale di 800 miliardi di euro la somma di 40 milioni è una goccia, un’elemosina per un esercito di quasi cinque milioni di italiani in condizioni di povertà assoluta.

E poi c’è la nuova Iuc. (Ma c’è forse un gruppetto di cervellotici che si siede in qualche stanzetta e si inventa questi acronimi? Imu, Tares, Tuc, Trise, Service Tax, Iuc?)

Sulla Iuc, l’indizio più importante di quel che sta succedendo viene da una clausola che dice ai comuni che il totale di queste nuove tasse non dovrebbe superare la vecchia Imu. E la paura è proprio questa.

In inglese Iuc si pronuncia come “yuck”, che vuol dire: Che schifo!

Ma la vera questione va ben al di là dell’Imu o della Iuc.

La verità è che questo è un paese sempre più a rischio, sempre più povero, senza lavoro per troppe persone, senza regole chiare e con una nuova maggioranza quasi fisiologicamente incapace di fare una legge di stabilità efficace o una politica di crescita coraggiosa.

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One Response to Una legge di stabilità troppo leggera e un governo di passi sempre più piccoli. Il governo di larghe intese si regge ormai su una maggioranza parlamentare ristretta. Con la fiducia sulla legge di stabilità l’esecutivo mostra di eccellere solo in un’impresa: evitare le scelte forti. L’ambaradan sulla decadenza di Berlusconi non deve farci dimenticare che siamo sempre qui, senza forti iniziative per la crescita e l’occupazione e ancora senza una riforma elettorale o istituzionale.

  1. NICOLA CEFALI' says:

    Questa classe politica ,cialtrona ed inadeguata,
    pensa solo a perpetuare se stessa s degli italiani (che al 50% continuano a sostenerla con mentalita’ feudale -perche’ moltissimi italiani cercano sempre un padrone o un protettore -) non gliene importa un bel nulla!

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