Valanga Lega, M5S con le ossa rotte. PD secondo partito. Ma in Europa i sovranisti non sfondano

27 maggio 2019 – Lega primo partito con il 34,3%, Pd al 22,7%, M5S al 17%, Forza Italia all’8,8%, Fratelli d’Italia al 6,5%. Non superano la soglia di sbarramento, fissata al 4%, Più Europa (3,1%), La Sinistra (1,7%) e i Verdi (2,3%).

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo che si sono tenute domenica fotografano un’Italia mai così a destra, con il partito di Salvini e quello di Giorgia Meloni che insieme superano il 40% delle preferenze. Il M5S, scavalcato dal PD di Zingaretti, ne esce con le ossa rotte, perdendo 15 punti percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno: un risultato che avrà pesanti ripercussioni nei rapporti di forza all’interno della maggioranza di governo.

In conferenza stampa, l’ormai premier de facto Matteo Salvini gongola e detta agli alleati le priorità dell’agenda dell’esecutivo: «riduzione delle tasse, uno shock fiscale positivo», poi «investire ancora più soldi sui grandi opere, come la Tav e altre infrastrutture stradali, portuali e aeroportuali», e «l’autonomia, che ha un testo base pronto e che è un tema che unisce».

Il leader leghista si fa scudo dell’ampio consenso popolare per sfidare frontalmente Bruxelles. Sui Country report che verranno pubblicati il 5 giugno, e la possibilità più che concreta dell’avvio di una procedura d’infrazione per debito eccessivo, afferma: «È in arrivo una lettera della commissione Europea sull’economia del nostro Paese e penso che gli italiani diano un mandato forte a me e al Governo di ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati». Poi l’appello: «Proviamo a salvare questa Europa, riportandola alle sue radici e al suo sogno originario», scandisce, dicendosi convinto «che il nuovo Parlamento europeo e la Commissione europea saranno amici dell’Italia. È cambiata la geografia in Europa».

Eppure, le parole di Salvini appaiono velleitarie. Se è vero che i sovranisti sono cresciuti quasi ovunque, non hanno neanche lontanamente i numeri per dare le carte in Europa. Lo scettro del potere resta in mano ai Popolari (che si confermano primo partito con 180 seggi, nonostante ne abbiano persi 37 rispetto alle passate elezioni) e dei Socialisti (secondo partito, con 145 seggi, 42 in meno rispetto al 2014), i quali molto probabilmente allargheranno la coalizione uscente ai Liberali di ALDE (partito di cui fa parte En Marche del presidente francese Emmanuel Macron e che ottiene 109 seggi, 41 in più rispetto alla scorsa tornata), e forse anche ai Verdi (70 seggi). Il gruppo di estrema destra Enf, di cui fa parte Salvini insieme a Marine Le Pen (che stacca Macron di meno di un punto percentuale) e ai tedeschi dell’AFD (il cui risultato è stato invece molto al di sotto delle attese), può contare su soli 59 seggi, che ne fanno il quinto gruppo all’interno dell’emiciclo europeo. I sovranisti hanno fatto molto bene in Italia e Francia, ma non nel resto del continente, dove non c’è stata nessuna valanga euroscettica. Anzi, la sorpresa più grande sono stati i Verdi.

La conseguenza naturale di questo voto, è evidente, sarà il sempre maggiore isolamento dell’Italia dal resto del continente.

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