Ci sono momenti nella storia in cui il comportamento politico smette di seguire le regole della razionalità e della normale arte di governo e comincia a obbedire a una logica diversa, più inquietante. Una logica implausibile. Forse, addirittura, una non-logica.
Con quale criterio razionale si può spiegare un presidente americano che disprezza lo Stato di diritto, insulta e minaccia sistematicamente i suoi alleati europei della Nato e tenta di ricattarli con dazi punitivi per costringerli a consegnargli un pezzo di territorio danese?
Con quale logica si può spiegare un presidente degli Stati Uniti che nomina il genero Jared Kushner e l’amico-socio Steve Witkoff in un improbabile “Board of Peace” su Gaza, mentre gli stessi protagonisti fanno affari in Medio Oriente? E con quale logica si può invitare Vladimir Putin, noto “campione di pace”, a partecipare a quello stesso organismo?
Questo non è semplicemente Donald Trump nella sua versione sopra le righe.. È difficile chiamarla in un altro modo: è pazzia. È come se il presidente degli Stati Uniti si fosse trasformato in un super-cattivo da fumetto, mosso da ego, denaro e vendetta. Il potere sovrano americano è diventato uno strumento personale: fare soldi, regolare conti e autocelebrarsi hanno sostituito qualsiasi strategia coerente. Il bisogno ossessivo di riconoscimento del leader schiaccia ogni vincolo istituzionale.
Viene inevitabilmente in mente la fase finale di Caligola, quando l’autorità smette di riconoscere limiti e il governo si dissolve in impulso e ossessione.
È in questo contesto che va letta la pretesa di Trump di ottenere il “controllo completo e totale” della Groenlandia: un territorio che non è americano, non vuole esserlo e appartiene al Regno di Danimarca, democrazia sovrana e membro fondatore della Nato. È una sfida diretta alle fondamenta politiche e giuridiche dell’alleanza transatlantica, condotta con modalità che ricordano un ricatto politico in stile mafioso.
Trump non ha mai fornito una ragione plausibile per “possedere” la Groenlandia, se non l’idea di realizzare la più grande acquisizione territoriale americana dal 1867. Tutto il resto — dal “Golden Dome” alle terre rare — è fumo. Copenaghen ha già chiarito che Washington può ottenere ciò che vuole senza annettere nulla. Eppure Trump insiste, con il linguaggio di un bullo di quinta elementare.
Domenica ha scritto al primo ministro norvegese spiegando che il suo interesse per la Groenlandia è legato anche al mancato Nobel per la Pace. In un messaggio poi diffuso tra i leader Nato, ha sostenuto che, non avendo ricevuto il premio, non si sente più obbligato a “pensare esclusivamente alla pace” e può perseguire ciò che ritiene “giusto e opportuno” per gli Stati Uniti: il controllo americano della Groenlandia.
Il messaggio è chiaro: Trump sembra disposto a sacrificare la Nato pur di inseguire questa ossessione.
Cosa dovrebbero fare i leader europei quando si troveranno faccia a faccia a Davos con un uomo spudorato e narcisista? Per l’Europa non è più teatro politico, ma una questione esistenziale. Continueranno a comportarsi da supplicanti o diranno finalmente a Trump che questa fantasia sulla Groenlandia deve finire?
Dopo le minacce di nuovi dazi e il messaggio surreale alla Norvegia, stiamo parlando di geopolitica o di psichiatria?
Una fonte molto ben informata a Washington mi ha detto: «Non esiste alcuna ragione razionale per attaccare la Nato e gli europei. Sta diventando difficile ignorare il fatto che il presidente non stia bene». Ha aggiunto che proprio l’ossessione per la Groenlandia ha spinto anche alcuni senatori repubblicani a interrogarsi sulla sua stabilità mentale.
Questi dubbi riecheggiano ormai in molte capitali occidentali. Non esiste una ragione razionale per indebolire la Nato, minacciare la Danimarca o colpire l’Unione Europea. Eppure lo schema è evidente. Se l’alleanza diventa ostaggio degli umori presidenziali e l’Articolo 5 perde credibilità, viene meno la sua stessa ragion d’essere. La sicurezza non dipende solo da armi e truppe, ma dalla fiducia. E Trump sta demolendo quella fiducia, rapidamente.






