L'ICONOCLASTA

Gentiloni: “Guai a sminuire le violenze svelano la fragilità della democrazia”

Il commissario Ue per l’Economia: a Roma e Milano azioni squadriste, serve tolleranza zero.

La mia intervista a Paolo Gentiloni pubblicata ieri su La Stampa

«L’onda sovranista si sta ritirando in Europa. È da questa bassa marea che emergono violenze squadriste come ieri a Roma. Guai a sottovalutarle: tolleranza zero verso chi aggredisce il sindacato e le forze dell’ordine. Ma le sfide che possono svelare la fragilità delle nostre democrazie vanno al di là dello squadrismo del sabato sera». Nonostante la violenza a Roma e Milano, Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia dell’Ue, crede che le elezioni che si sono tenute di recente in Germania e in Italia, precedute dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, dimostrano che moderati e riformisti sono di nuovo sulla rampa di lancio in tutte le democrazie occidentali, mentre sembra ritrarsi l’ondata del sovranismo populista.

«Penso che i populisti e i sovranisti – spesso le due cose si sovrappongono – non abbiano gestito bene la crisi, cioè la crisi del Covid li ha molto spiazzati, perché ha messo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la fiducia nella scienza, l’importanza del welfare e della risposta dello Stato, la competenza, la collaborazione internazionale. Un elenco di questioni e di priorità che certamente non è nella loro agenda», dice in un colloquio Gentiloni. Ma l’ex premier avverte che «noi moderati europei non dobbiamo sederci sugli allori se vogliamo proteggere la democrazia liberale e il sistema multilaterale».

Il nodo della Cina Gentiloni dice che c’è una sfida globale in corso tra democrazie liberali e autoritarismo: «Dobbiamo sapere che è tutto fragile, che quella del capitalismo autoritario cinese è una concorrenza seria, una sfida difficile, non secondaria. Per quanto riguarda l’Europa, se al centro dell’agenda tornasse il tema migratorio piuttosto che i temi economici e della salute, il contesto in cui oggi i populisti e i sovranisti si trovano – una gravissima difficoltà – potrebbe di nuovo cambiare».

Gentiloni cita l’insurrezione violenta che si è scatenata a Washington il 6 gennaio, la definisce un buon esempio del perché i moderati non dovrebbero dare per scontato che la battaglia contro l’estremismo populista sia ormai vinta. «Non ci riposiamo sugli allori, perché la paura del 6 gennaio a Capitol Hill ce la dobbiamo avere tutti davanti».

Abbiamo anche parlato dei piani di vaccinazione, che in Europa filano bene mentre in Usa rallentano, soprattutto negli Stati repubblicani, dove i movimenti no vax hanno trovato terreno fertile tra i fan di Trump, decine di milioni di persone. «Bè, basta guardare i dati della campagna vaccinale nei diversi Stati americani per capire», nota Gentiloni, che poi aggiuge con un giusto orgoglio che «un Paese come l’Italia ha più cittadini che hanno completato il ciclo di vaccinazione rispetto a Israele, Regno Unito e Stati Uniti!».

Gli ho chiesto dei rapporti con Washington dopo che l’Europa non è stata consultata sul ritiro dell’Afghanistan, proprio mentre Biden chiudeva gli accordi sui sottomarini con Australia e Regno Unito. Gentiloni però non sembra troppo preoccupato, e preferisce piuttosto concentrarsi sugli argomenti in cui la cooperazione funziona, a cominciare dall’accordo raggiunto sulla nuova tassa minima alle multinazionali. «I rapporti sono indubbiamente migliorati rispetto alla precedente situazione, e dire migliorati è un understatement, basti pensare al ruolo che hanno gli Stati Uniti su tante vicende multilaterali, inclusa quella fondamentale di un accordo globale sull’allocazione dei diritti di imposizione e sulla tassa minima alle multinazionali, che senza il contributo americano e di Janet Yellen in particolare sarebbe impossibile».

Le «offerte» di Putin

Ho chiesto a Gentiloni che cosa pensa, in un momento in cui il costo dell’energia cresce senza sosta, della proposta di Vladimir Putin, che si è offerto di aiutare l’Europa a “stabilizzare i prezzi”. Il presidente russo parla con animo sincero, o il suo è un calice avvelenato, una minaccia ben nascosta? In altre parole, l’Europa dovrebbe temere per la propria sicurezza energetica?

Gentiloni, da bravo diplomatico di lungo corso, è riuscito a rispondermi senza nominare mai né Putin né la Russia.

«L’Europa importa circa il novanta per cento del proprio fabbisogno energetico, e quindi è fondamentale lavorare in due direzioni. Primo, diversificare le fonti di approvvigionamento piuttosto che confidare nella buona volontà di qualcuno; secondo, accelerare sulle energie rinnovabili. E su quest’ultimo punto penso che l’Unione Europea abbia veramente un ruolo di leadership globale riconosciuto e importante anche per la competitività futura dell’economia europea».

Gli ho anche domandato cosa pensa della Polonia, che si rifiuta di riconoscere la supremazia delle leggi dell’Ue.

La sua risposta è stata laconica: «La convivenza tra i Paesi europei si basa su alcuni principi fondamentali, e tra questi principi fondamentali c’è il riconoscimento della prevalenza della Corte di Giustizia, che certamente è un principio che va applicato con ragionevolezza, ma che non può essere contestato alla radice. Questo è inaccettabile».

Le polemiche politiche

Mentre la nostra conversazione volgeva al termine, ho voluto un suo commento sulle beghe di bottega tra i leader politici in Italia. In particolare, gli ho chiesto come mai Matteo Salvini dia l’impressione di avere un piede dentro il governo e uno fuori – basti pensare, per esempio, alla polemica sulla riforma del catasto e su quella fiscale – e se è preoccupato per gli effetti che questa pantomima politica, giunta in piena stagione elettorale, può avere sull’operato di Mario Draghi.

Mi ha risposto che no, non è preoccupato per niente. «Io guardo ai fatti più che alle polemiche quotidiane, che sono legittime e comprensibili, un po’ amplificate anche dal fatto che i media italiani danno molto spazio alla polemica politica. Non ce l’ho con i media, ma è un dato di fatto, no? Però io guardo ai fatti, e i fatti sono che il governo sta prendendo decisioni nella direzione giusta, devo dire anche su vicende che non sono legate al Recovery, ma che si trascinano da molto tempo. Quindi i partiti legittimamente, soprattutto quando ci sono campagne elettorali, sottolineano le differenze. Ma dal governo Draghi i risultati stanno arrivando, e contano i risultati».

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