L'ICONOCLASTA

«Italia, un Paese impaurito che scommette sulla destra». La mia intervista al Corriere del Ticino.

Secondo l’analista statunitense Alan Friedman, il governo che sta per insediarsi a Roma sarà quello più a destra dopo Mussolini: «Un popolo che non ha imparato nulla dalla Storia»

La mia intervista per il Corriere del Ticino

Di Jona Mantovan

«Cento anni dopo la marcia su Roma di Mussolini, nel 1922, gli italiani del 2022 non hanno imparato nulla dalla Storia». Alan Friedman è impietoso, alla richiesta di esprimere un giudizio sulla vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni politiche italiane di questa domenica, con il suo partito – quello più a destra, Fratelli d’Italia – al 26% delle preferenze. L’analista politico statunitense e naturalizzato italiano sta seguendo con estrema attenzione da Roma l’evoluzione dello scrutinio. Ha appena concluso alcune corrispondenze con BBC, CNN e Al Jazeera. Il mondo vuole capire le ragioni di questa netta ‘sterzata a destra’. «La tendenza a trovare qualcuno di nuovo, una persona forte, nazionalista e che ha in mano la soluzione, evidentemente, ha fatto presa sugli elettori». Una tornata elettorale, però, che ha registrato l’affluenza più bassa di sempre, il 37%, pari a 17 milioni di persone. Tra questi, ricorda Friedman, «solo il 26% ha votato per Meloni. Il restante 74% non ha votato per lei. Ma nel sistema elettorale, la sua quota unita a quelle di Salvini e Berlusconi (entrambi sull’8%, ndr) fanno la maggioranza in Parlamento».

Ma che cosa è successo? Fermo restando che questa non è stata una sorpresa e che tutti i sondaggi davano i Fratelli d’Italia vincitori. «È successo che gli italiani sono spaventati dall’emergenza energetica, dalle bollette sull’elettricità sempre più salate e dall’inflazione al 9%. Sono stati così convinti da politici democratici, Meloni compresa, che Draghi non era la soluzione. Che era meglio provare qualcosa di nuovo». Friedman ci va giù ancora più pesante. «Ogni popolo si merita il governo che elegge. Certo, forse noi statunitensi abbiamo meritato prima Trump e poi Biden. Ma gli italiani, a questo punto, probabilmente si meritano Giorgia Meloni».

Grande incompetenza

Il pericolo più grande per il futuro dell’economia italiana, però, starebbe nell’incompetenza di questo futuro governo. Friedman parla di speculazione contro l’Italia e della preoccupazione dei mercati finanziari.
Tutto questo perché Meloni ha minacciato di «riscrivere il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha un valore di 220 miliardi di euro dall’Europa da investire nelle infrastrutture e nella transizione ecologica. Ma Salvini, il suo ‘vice’, la settimana scorsa ha insultato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Alla base, la frustrazione del dover proseguire con le riforme strutturali nell’economia, sul fronte della concorrenza e del fisco, come pure sulla giustizia. E se queste non saranno completate, c’è il rischio di non ricevere nemmeno un euro. Continuo a sperare che Meloni seguirà la strada di Draghi. Ma è difficile, anche perché alla base della sua strategia politica vincente c’è proprio quella di gettare fango contro Draghi».  

Non è un governo serio

Secondo Friedman, deve essere un governo serio a portare avanti queste riforme. «Ma stiamo parlando di un governo populista, che non ha le competenze. Temo che ci saranno parecchi problemi per l’Italia». Ma anche i governi precedenti non brillavano, pensando all’epoca Conte.
«Le precedenti coalizioni si distinguevano per essere confusionarie, filoputiniane e disastrose sul fronte della gestione dell’economia. Ma erano più incompetenti che altro, mentre Meloni intende proprio portare avanti la cultura del suo partito. Da una politica estera con l’Europa ampiamente variabile alle alleanze filoputiniane, passando per una incapacità nella gestione dell’economia. Oltre a un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle minoranze».

Una democrazia illiberale

La democrazia scricchiola, insomma? Secondo l’autore del libro Il prezzo del futuro, edito da La nave di Teseo, gli atteggiamenti e le uscite pubbliche hanno un sapore che ricorda molto quello delle democrazie illiberali.
«Certo, hanno molto in comune con Orban in Ungheria, con l’estrema destra in Spagna proposta dal partito Vox, con Marine Le Pen in Francia. Sono derive che non si avvicinano nemmeno alle idee di Blocher in Svizzera».

Doppio filo con la Russia

«Meloni dice di essere a favore della NATO e dell’assistenza all’Ucraina contro Putin. Il problema, però, è che i suoi due partner della coalizione sono, appunto, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Il primo è un amico di Vladimir Putin da tanti anni, mentre il partito del secondo, la Lega, ha intrecci molto forti con il partito di Putin, una sorta di alleanza sancita ufficialmente».
L’autore sottolinea come proprio Salvini sia una sorta di mina vagante, anche per il fatto che non abbia dato subito le dimissioni, visto lo scarso risultato elettorale, sotto il 9%. «Possiamo contare su qualche spettacolo poco edificante, in futuro. Ormai è fatto così».