L’ex BCE Jean-Claude Trichet: “Mario è il più adatto a guidare la ripresa. Ora l’Italia deve fare le riforme strutturali”

L’ex presidente della Bce, nell’intervista da me realizzata per La Stampa: «Il vaccino potrà cambiare le carte in tavola ma resto molto prudente e cauto».

8 febbraio 2021 – Jean-Claude Trichet sta naturalmente con Mario Draghi, dice che nessuno è più preparato di lui a guidare l’Italia, e nello specifico, nessuno è più adatto a guidare una ripresa economica sfruttando i fondi del Next Generation Eu, più di 200 miliardi di euro. L’ex presidente della Bce definisce l’italiano che gli è succeduto come la figura ideale per studiare e realizzare alcune delle riforme cruciali necessarie per recepire i fondi. È’ un momento storico, assicura, perché l’Europa è riuscita a emettere 750 miliardi di Eurobonds per finanziare i fondi Next Generation. Trichet, che di recente è stato chiamato a far parte di una nuova commissione di alto profilo del G20 sul Covid e l’economia mondiale, è apparso pessimista riguardo a una rapida fine della pandemia: «Tutti speriamo che il vaccino cambierà le carte in tavola ma personalmente rimango molto prudente e cauto».

Cominciamo dalla pandemia. Tutti hanno sofferto. La contrazione media del PIL dei Paesi dell’eurozona è stata del 6,8% per il 2020 e l’economia sembra ancora molto debole in questa prima parte di 2021. Qual è la sua opinione sulle prospettive?
«È stato un periodo terribile, naturalmente. Abbiamo avuto un crollo che è stato assolutamente drammatico all’inizio dell’anno, seguito da un grande rimbalzo nel terzo trimestre, per fortuna, e poi un quarto trimestre di nuovo molto deludente. Devo dire che viviamo in un mondo molto incerto. Ovvio, tutti speriamo che il vaccino cambierà le carte in tavola e rappresenterà una fantastica e decisiva novità, ma personalmente rimango molto prudente e cauto. Non sappiamo cosa succederà con le varianti. Non sappiamo se il vaccino di oggi sarà valido per la variante di domani. Credo che dovremmo essere molto cauti».

Parliamo del Recovery Fund. La Banca Centrale Europea nell’ultimo bollettino mensile ha detto che un rapido utilizzo dei fondi da parte di tutti i Paesi dell’eurozona è “vitale” se si vuole far ripartire la crescita e l’occupazione. Qualcuno in Italia l’ha preso come un messaggio per spronare il Belpaese a utilizzare rapidamente i suoi fondi…
«Non credo che la Banca Centrale Europea si riferisse in particolar modo all’Italia, ma in generale a tutte le nazioni. Naturalmente è chiaro che l’Italia era presente fin dal principio: come ricorderà, l’Italia e altri Paesi hanno lanciato un appello fortissimo, che è stato accolto da una risposta altrettanto forte da parte di Francia e Germania. E devo dire che la decisione che è stata presa è notevole: la considero una delle più importanti storiche che gli europei abbiano assunto negli ultimi trent’anni. È un avvenimento di enorme significato».

Si riferisce alla mutualizzazione del debito?
«Sì. Il fatto che l’Europa possa unirsi per emettere questo prestito da 750 miliardi di euro è davvero una novità, una cosa che era considerata impossibile, prima che venisse presa questa decisione. Ovviamente, adesso bisogna utilizzare questi fondi nel modo migliore».

Lei è stato di recente chiamato a far parte di un panel indipendente di alto livello del G20 sulla risposta economica al COVID, insieme ad altre personalità di grande spessore. È un’iniziativa che è stata richiesta dal governo italiano, cui spetterà la presidenza del G20 quest’anno. Mi dica, lei è pessimista come mi è parso nell’ultima risposta?
«Sì, credo purtroppo che dovremo partire dal presupposto che potrebbe aspettarci un periodo relativamente esteso in cui ci troveremo ad affrontare minacce difficilissime connesse a questa pandemia, e forse anche a pandemie future. Il lavoro che ci è stato chiesto dal G20 sotto la presidenza italiana è proprio questo: stabilire come combatteremo tutte queste emergenze globali che potrebbero divampare in qualsiasi istante. L’idea è combinare tutte le possibili risposte finanziarie per assicurarsi di prevenire – non solo curare, ma anche prevenire – tali eventi. Credo sia stata un’ottima mossa da parte della presidenza italiana, tenendo anche in considerazione che la governance globale ha riacquistato solidità con la nuova amministrazione americana. Perciò è estremamente importante che questo G20, quest’anno, abbia pieno successo. Ma ciò richiede, com’è ovvio, un governo italiano all’altezza, date le circostanze».

Adesso, è interessante notare che in quanto ex presidente della Banca Centrale lei è il predecessore di Mario Draghi, suo amico e collega, che è stato chiamato a formare il nuovo governo. Questo le dà una nuova speranza per l’Italia?
«Sì. Se verrà confermato che Mario ha una maggioranza in Parlamento, come credo, ritengo che non sia possibile immaginare una personalità più adatta non solo a governare l’Italia, con tutte le sfide che il Paese si trova ad affrontare, ma anche a presiedere il G20 e a dare risposta ai problemi presentati dall’economia globale e dell’arena internazionale».

La crisi che sta portando al potere Mario Draghi in qualità di nuovo Primo ministro è scoppiata per il Recovery Plan. Molte persone pensano che Draghi sarebbe un eccellente manager dei €209 miliardi di investimenti, e avrebbe al contempo anche la capacità di realizzare le riforme. Secondo lei?
«Io credo che non solo l’Italia ma tutti i Paesi europei non debbano mai dimenticare che non stanno ricostruendo il passato, ma stanno spianando la strada per il futuro. Questo è essenziale. Il futuro sarà molto diverso dal passato. Le riforme strutturali sono imprescindibili, oso dire soprattutto in Italia, in un certo senso, perché la crescita del Paese si è rivelata insoddisfacente per un lungo periodo. Qualsiasi cosa l’Italia abbia fatto in quest’arco di tempo è stata deludente nell’ottica della crescita e dell’aumento della produttività. È chiaro che Mario è l’uomo migliore per comprendere tutto questo e per fare ciò che è necessario per preparare il terreno per un futuro migliore.

Whatever it takes?
«Esatto».

Bene. Crede che la sospensione del Fiscal Compact, causata dal COVID, dovrebbe perdurare per quanto? Dovrebbe essere ripristinato immediatamente, nell’arco di un anno, o bisognerebbe estendere la sospensione per due, tre anni?
«Credo sia una questione su cui si deve riflettere con grande attenzione. È chiaro che non torneremo subito allo status quo ante. Però dovremo rassicurare molto rapidamente investitori e risparmiatori. Devono sapere che possono avere fiducia».

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