L'ICONOCLASTA

La minaccia di Omicron sulla ripresa: prezzi ancora più alti e freno alla crescita

Primi effetti già in questo trimestre. Vaccini nel Sud-Est asiatico per proteggere i fornitori dell’industria.
Il mio editoriale pubblicato su La Stampa

Quali sono i rischi per l’economia statunitense, e mondiale, della rapida diffusione della variante Omicron? Quanto potrebbe incidere il virus sulla ripresa, sul rimbalzo della crescita in corso? L’impatto economico della nuova variante dipenderà interamente dal ritmo di trasmissione dei contagi e da quante persone non ancora vaccinate finiranno in terapia intensiva. E potrebbe essere particolarmente negativo in quei paesi dove porterà anche nuove restrizioni e lockdown per chi non è vaccinato. Del resto, abbiamo già visto gli effetti di una variante del Coronavirus negli Stati Uniti, nel terzo trimestre di quest’anno, quando l’aumento delle infezioni trasmesse dalla variante Delta si è tradotto in un significativo rallentamento dell’economia sulla scia della maggiore pressione sulle catene globali degli approvvigionamenti, cosa che diminuì la disponibilità di beni come le auto e l’elettronica di consumo, e finì per frenare tutta la spesa al dettaglio.

L’economia di questo quarto trimestre, in parte degli Stati Uniti e in Europa, quasi certamente risentirà di Omicron. Le possibili cause sono da rintracciare in un rallentamento del settore dei viaggi e del comparto alberghiero e ricreativo nel momento in cui l’industria manifatturiera, come nel caso del settore automobilistico, sta già facendo i conti con il deterioramento della crisi delle catene di fornitura globale.

Nel sud-est asiatico, la regione meno vaccinata al mondo, alcune aziende di semi-conduttori sono state letteralmente devastate dal Covid. La vera soluzione, qui, potrebbe essere quella di riuscire a vaccinare l’intera filiera (cioè i lavoratori che ne fanno parte) e quindi cominciare ad affrontare il problema alle radici.

La variante Omicron minaccia contemporaneamente di alimentare l’impennata inflazionistica in Europa e in particolare negli Stati Uniti, dove i prezzi sono già alle stelle, e questo preme ulteriormente sia sulle catene di approvvigionamento che sulla carenza di manodopera. Senza contare che il numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, ha già messo avanti le mani ammettendo che l’inflazione non è più un problema “transitorio” ma è invece destinata a restare con noi (e questo significa anche, negli Usa, tassi d’interesse più alti).

La ripresa dell’economia globale insomma tornerà a seguire schemi più normali e meno altalenanti, solo quando il virus sarà finalmente sconfitto o, almeno, quando non inciderà più sulla nostra società. In altre parole, la ripresa economica sarà legata alle sorti del virus, in Kentucky come a Trieste.

Negli Stati Uniti, Goldman Sachs ha appena tagliato le sue previsioni di crescita per il 2021 dell’economia americana sulla scia dei timori per la diffusione di Omicron. Le nuove stime vedono la crescita del Pil di quest’anno fermarsi al 3,8 percento rispetto al 4,2 percento che era stato precedentemente previsto. Questa è una fotografia molto convincente di come potrebbero andare a finire le cose.

Janet Yellen, l’ex presidente della Fed oggi alla guida del ministero del Tesoro Usa, ha ammonito giovedi scorso che «la variante Omicron del Covid-19 rischia di rallentare la crescita economica globale, irrigidendo ulteriormente la catena di approvvigionamento e comprimendo la domanda».

I moniti del Fondo Monetario Internazionale e dell’Ocse, nei giorni scorsi, sono sulla stessa lunghezza d’onda pur ammettendo che ancora è troppo presto per capire quanto l’impatto di Omicron possa esser grave. Il verdetto di Gita Gopinath, capo economista del FMI, è stato lapidario: «La maggior parte dei rischi sono al ribasso».

In Europa, la situazione emersa in queste ultime settimane provocherà danni all’economia di diversa entità. La questione si spinge ovviamente oltre il problema di Omicron o di un’altra nuova variante che inevitabilmente verrà; riguarda piuttosto la continua minaccia che reca alla società quella parte della popolazione che volontariamente rifiuta il vaccino o che ha troppo paura ed esitazione. Queste sono le persone che in futuro soffriranno ancora di più, e che potrebbero essere costrette ad accettare restrizioni ancor più dure rese necessarie dalla diffusione di Omicron.

Quanto all’Italia, è fuori di dubbio che è stata riconosciuta un modello a livello internazionale per come ha saputo gestire la sua campagna vaccinale. È stata pioniera con il suo Green Pass e questo ha permesso un buon andamento dell’industria e del mercato del lavoro. Così la sua economia ha potuto continuare ad andare relativamente bene.

Quest’anno l’Italia sarà probabilmente l’economia in crescita più veloce della zona euro: che registri una crescita del Pil del 6,1% o del 6,3% importa poco, ciò che importa per davvero è che la cura Draghi prosegua bene. Durante e dopo il momento Omicron. —