L'ICONOCLASTA

Se Trump minaccia i magistrati che indagano su di lui

Il mondo ha perso ormai da tempo la capacità di farsi scioccare da ciò che dice Donald Trump, ma nel weekend l’ex presidente americano si è superato, infrangendo ogni limite con la sua retorica incendiaria.

Il mio editoriale pubblicato su La Stampa

Il mondo ha perso ormai da tempo la capacità di farsi scioccare da ciò che dice Donald Trump, ma nel weekend l’ex presidente americano si è superato, infrangendo ogni limite con la sua retorica incendiaria. Ha pubblicamente calpestato lo Stato di diritto e ha minacciato gli inquirenti che al momento stanno indagando su di lui a New York, ad Atlanta e a Washington. Ci risiamo. L’uomo che è scampato all’impeachment – con l’accusa di aver incitato i suoi fan, spesso fanatici, a scatenare un’insurrezione violenta ai danni del Congresso il 6 gennaio 2021 – a un comizio in Texas ha eccitato fino alla frenesia gli animi dei suoi seguaci, una schiera che sotto molti aspetti ricorda una setta, un culto. Ha dichiarato che se verrà rieletto alla Casa Bianca nel 2024 conferirà la grazia a tutti coloro che sono stati arrestati per l’insurrezione del 6 gennaio.

Ma la cosa più preoccupante in assoluto è il modo in cui ha preso di mira gli inquirenti di Washington, New York, e Atlanta, le tre città in cui è attualmente sotto indagine. Ha cercato di mettere in relazione questi procedimenti alle sue accuse del tutto infondate riguardo a brogli e irregolarità nell’elezione presidenziale del 2020, che secondo lui sarebbe stata truccata. «Se questi avvocati radicalizzati, malvagi e razzisti fanno qualcosa di sbagliato o di illegale, spero che vedremo in questo Paese la più grande protesta di sempre, a Washington, a New York, ad Atlanta e altrove, perché la nostra nazione e le nostre elezioni sono corrotte», ha detto alla folla in Texas. La situazione insomma è questa: Trump, leader del partito repubblicano, mette pubblicamente in dubbio la validità stessa del sistema giudiziario statunitense, minaccia proteste di massa contro i singoli inquirenti che scavano nei suoi affari e nelle sue finanze. Tenta di intimidire i magistrati che dovranno stabilire se abbia infranto la legge cercando di influenzare e di falsificare il verdetto delle urne in Georgia. È quasi un avvertimento di stampo mafioso – solo che l’ha fatto in diretta tv. Nel frattempo, praticamente tutti i repubblicani sono al suo fianco, proni, impotenti, timorosi e intimoriti. La loro vigliacca disponibilità a sostenere l’attacco lanciato dal leader allo Stato di diritto rappresenta un portentoso rischio per il funzionamento futuro delle istituzioni democratiche americane.

Trump progetta nei prossimi mesi di girare in lungo e in largo gli Stati Uniti, facendo campagna elettorale per i suoi fedeli sostenitori alle elezioni di midterm per il Congresso. Ne approfitterà per rafforzare la sua posizione politica in vista di un un’altra candidatura alla Casa Bianca nelle presidenziali del 2024. Questo significa che lo vedremo di nuovo negare e ribaltare la narrazione di ciò che è successo il 6 gennaio: ci aspettano altre incitazioni alla violenza, forse, altra propaganda in stile Grande Bugia di Goebbels da parte sua e dei suoi sodali. Nel partito repubblicano oggi per Trump è relativamente facile mescolare alla “Grande Bugia” sull’elezione “rubata” la pantomima in cui gioca a fare la vittima di un presunto accanimento giudiziario, denunciando una fantomatica caccia alle streghe, un complotto messo a punto da perfidi giudici, che in realtà sarebbero suoi nemici politici decisi a farlo fuori. Vi ricorda qualcuno?