L'ICONOCLASTA

Spero di sbagliarmi ma temo che Antonio Polito abbia detto bene: «Se si dovesse giudicare dalla fine del 2013, l’anno nuovo non promette niente di buono». Il rischio è di gongolare mentre il paese brucia. Auguri a tutti noi. Ne avremo bisogno.

31 dicembre 2013 – L’altro giorno una signora ha risposto a un mio tweet usando il verbo gongolare.

Io avevo scritto: Raddoppiati i poveri dal 2005. Oggi il 30% degli italiani è a rischio #povertà o esclusione sociale. Nuovi dati #Istat e #Inps inquietanti.

E la signora aveva risposto cinguettando: Stai attento Alan a dire certe cose!!! Poi Letta come fa a gongolarsi con la sua ripresa ed abbassamento tasse??

Ora, nonostante abbia frequentato per molto tempo l’Italia e mia moglie sia italiana, talvolta qualche parola mi sfugge, e questa era una di quelle volte. Ho controllato subito con il dizionario online del Corriere della Sera e ho letto la definizione di gongolare: Manifestare un senso di viva soddisfazione. Veniva anche riportato un esempio: La bambina gongolava per il vestito nuovo.

Ho cercato di immaginare Enrico Letta che gongolava per un vestito nuovo ma non mi veniva l’immagine. Però ho capito il concetto, e cioè un Letta che gongola immaginando che la ripresa sia «a portata di mano» e gongola per le dichiarazioni positive della Cgia di Mestre.

Il punto, amici, è che in questa fine dell’anno ci siamo persi troppo nei dettagli, nei tecnicismi, nelle statistiche usate e sfruttate per dirci belle cose, mischiando le carte in politichese. Ci sono indicazioni di ripresa in America e altrove in Europa, sì, ma Italia è stata colpita in modo durissimo. Il paese è a fine recessione ed è fragile, ancora a rischio. La realtà è che siamo ancora in un periodo prolungato di stagnazione, di disagio sociale diffuso, e la ripresa tecnica del 2014 non ci porterà nessun risultato reale sul fronte occupazionale.

Se riflettiamo sulle grandi immagini del 2013, cosa rimane impresso? Certo, l’apparizione di Enrico Letta da Massimo Giletti su Raiuno, a Domenica In!

Ricordate quando a novembre scorso Letta ci ha spiegato che stiamo attraversando l’Atlantico e che lui, e noi, e l’economia italiana, avremo presto in vista i grattacieli di Manhattan? Ha recitato delle statistiche e ha chiesto di essere giudicato alla fine del 2014, cioè non ora ma tra un anno, cioè… more time, please.

«Stiamo facendo la trasvolata dell’Atlantico e già si vedono i grattacieli di Manhattan», ha detto Letta. E a fine 2014 saremo tutti a gongolare, ha assicurato Letta, «con le tasse che scendono, la crescita che c’è e i primi segnali dalla lotta alla disoccupazione».

Se le tasse avranno un calo da prefisso telefonico o, come è più probabile, si alzeranno, non è il punto. Che ci sarà un po’ di crescita, tra lo 0,5% e l’1%, non ci riempie di grande gioia perché si tratta di una ripresa statistica, tecnica, e le famiglie non la sentiranno nelle loro tasche. E che si vedranno i primi segnali della lotta alla disoccupazione è una strana metafora su cui gongolare visto che tutti gli economisti del mondo sanno e scrivono già da mesi che la disoccupazione crescerà ancora un po’ nel 2014 in Italia per poi arrivare ad un plateau verso estate, e poi scendere marginalmente a fine 2014 ma rimanendo elevatissima, oltre il 12 percento.

E in effetti, se si consultano i bollettini della Banca d’Italia, i documenti e gli studi dell’Istat o di Confindustria, ci si accorge presto che in questa fase di fine della recessione, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, la crescita del tasso di disoccupazione sta rallentando. La disoccupazione, quindi, si sta ancora diffondendo.

Davanti a questa piaga nazionale, il governo attuale non è ancora riuscito ad affermarsi. E tutti i discorsi di fine anno messi insieme non risolveranno i problemi veri del Paese. Per rilanciare l’economia bisognerebbe intraprendere un piano di riforme di vasta portata.

Così si rischia di gongolare su small accomplishments e si perde la visione del bigger picture.

«Se si dovesse giudicare dalla fine del 2013», ha scritto Polito, «l’anno nuovo non promette niente di buono. Renzi prova ad evitare il rischio di stallo, dopo tanto volare, alzando ogni giorno il tiro sul governo di cui è l’azionista di maggioranza. E Letta si trincera invece nel governo, acuendo così il rischio di stallo, anche a costo di subire umiliazioni come l’assalto alla diligenza del salva Roma, sempre aspettando un Godot che oggi è il “contratto di governo”, domani il semestre di presidenza europea».

Io spero che Polito sia stato troppo severo nel suo giudizio. Spero che si possa accelerare con le riforme e andare verso veri cambiamenti nel 2014. Ma temo che in questo momento le forze di conservazione restino ancora forti. E che la vera battaglia per rifare l’Italia non sia ancora cominciata.

Intanto, Happy New Year e tanti auguri a tutti noi. Ne avremo bisogno.

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