UN VOTO PER LE RIFORME

26 maggio 2014 – Renzi stravince. La vittoria c’è e rappresenta un credito verso il governo attuale e un voto a favore dell’idea che questo Paese deve svegliarsi e ha bisogno di un elettroshock per affrontare la sfida dell’economia e ritrovare una sua bussola.

Ho scritto nel mio libro che le riforme prioritarie non si faranno senza un mandato elettorale, senza un consenso popolare. Ora gli italiani hanno tributato un plebiscito a Renzi, un credito enorme, e il messaggio deve essere chiaro.

Il Paese è a terra.

La stagnazione economica continua, con rischi di deflazione.

Ora ci vuole una riforma che ci dia un Jobs Act serio che renda più flessibile il mercato del lavoro e ignori le proteste della Camusso sull’articolo 18 o altro. Bisogna avviare un programma pluriennale che tagli l’Irap e l’Irpef, che renda meno rigido il mercato del lavoro.

Ci vogliono una nuova legge elettorale e la trasformazione del Senato. Ci vorrebbe anche una riforma del Titolo V che tolga tante competenze finanziarie alle Regioni.

Ci vuole una riforma della giustizia civile. Regole chiare per le imprese.

Ci vuole una guerra contro i fannulloni della P.a. Chi sbaglia deve pagare.

Ci vuole una politica di tagli della spesa pubblica che liberi nell’arco di tre anni almeno 50 mld all’anno di risorse, e poi ci vuole una politica industriale che comprenda investimenti pubblici e privati su banda larga, infrastrutture, turismo e agro-alimentare.

L’Italia deve anche essere in grado di affrontare il debito pubblico, di valorizzare un po’ del suo patrimonio pubblico (senza svenderlo) per abbattere questo debito che continua essere una palla al piede, un costo troppo elevato.

L’Italia deve fare tante cose, e non bisogna pensare che le forze di conservazione scompariranno dopo questa vittoria di Renzi. Speriamo che ora i vecchi del Pd, gli ultrà, gli amareggiati e i perdenti del passato possano accettare che se il Pd vuole crescere deve attirare anche qualche voto dal centro-destra.

E infine, grande com’è la vittoria di Renzi, l’uomo che simbolizza la discontinuità, finché si opera in questo Parlamento potrebbe comunque avere bisogno dei voti di Forza Italia per far approvare alcune riforme.

Renzi ha stravinto. Ma attenzione: i gattopardi non sono ancora domati.

Ora bisogna ammazzare la bestia, fare fuori il gattopardo, farlo secco.

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3 Responses to UN VOTO PER LE RIFORME

  1. gigi nava says:

    Speriamo solo che la vittoria per molti versi inattesa non dia alla parte sconfitta del PD forza e vigore.
    I commenti del PD sono chiari:è il PD che ha vinto.du Ito fortemente che chi nel partito democratico ha remato contro improvvisamente smetta e cambi testa.sarebbe un miracolo.

    • alvaro fedeli says:

      questa leggenda che ci sarebbe chi rema contro è da sfatare. come in ogni partito o associazine democratici si discute e presa una decisione la si porta coerentemente avanti. è naturale che anche in corso d’opera vi siano discussioni che possono aiutare a correggere un’azione se questa mostra limiti. non mi sembra remare contro.

  2. alvaro fedeli says:

    chiedo a friedman,
    non riesco a comprendere perché il male sarebbe i sindacati alla camusso e l’articolo 18. l’articolo 18 dice che non si può licenziare senza giusta causa. non vedo come questo articolo possa limitare la libertà imprenditoriale. se, per esempio, l’imprenditore ha bisogno di licenziare degli esuberi per motivi economici e di strategia aziendale questa per me sarebbe un giusta causa. e quindi?
    cordiali saluti

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