L'ICONOCLASTA

Yellen: “Il Patto di stabilità è irragionevole per l’Italia. Più flessibilità per investire”

Parla la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti: “È giustificabile fare debito quando serve a investire per rendere l’economia più produttiva e crescere.

L’Italia ha bisogno di riforme strutturali. Draghi ne ha attuate alcune difficili e controverse”

Tratto da “Il prezzo del futuro”, articolo pubblicato su La Repubblica

Janet Yellen, la segretaria Usa al Tesoro, dice che il Patto di Stabilità e crescita europeo dev’essere molto più flessibile e che le vecchie regole di Maastricht sono un ostacolo quasi insormontabile per un Paese pesantemente indebitato come l’Italia.

«La mia opinione personale è che abbiano bisogno di molta più flessibilità, e che le caratteristiche del Trattato di Maastricht abbiano reso quasi impossibile introdurre una politica fiscale ragionevole in un posto come l’Italia», mi ha detto Yellen nel corso di un’intervista per il mio libro Il prezzo del futuro.

Il Patto è stato sospeso nel 2020 al culmine dell’epidemia da Covid, con la cosiddetta “clausola generale di salvaguardia”, che però scade alla fine di quest’anno. Il mese prossimo Paolo Gentiloni e la Commissione europea discuteranno sul da farsi in merito alla sospensione.

Sulla scia di una gigantesca e necessaria espansione fiscale che molti paesi hanno adottato durante la pandemia, i livelli del debito sono schizzati ai massimi storici e i governi sono più esposti che mai a tassi di interesse più alti.

Bisognerebbe rimettere mano al Patto per renderlo più flessibile? La segretaria Usa al Tesoro ha voluto chiarire con forza che parlava a titolo puramente personale e che non stava esprimendo una posizione ufficiale del governo.

«La mia opinione personale è che ci sia bisogno di molta più flessibilità e che la conformazione del Trattato di Maastricht abbia reso quasi impossibile prospettare una politica fiscale adeguata per un Paese come l’Italia. Quella che si sta facendo è una distinzione molto importante. In questo preciso momento c’è bisogno di investire. Si deve investire nell’economia ed è esattamente questa la sensazione che abbiamo qui. Abbiamo reso l’economia americana affamata di investimenti significativi in strade, ponti, aeroporti, persone, ricerca e sviluppo e servizi per l’infanzia e di tutte le basi fondanti di un’economia equa e di successo”.

“È giustificabile fare debito quando il ricavato viene messo a frutto per finanziare investimenti che renderanno l’economia più produttiva, che la faranno crescere più in fretta, e che in ultima analisi genereranno quel gettito fiscale più corposo necessario per ripagare il debito. È come un’azienda che prende a prestito delle risorse per investire. L’importante è che ci sia un progetto valido che comporti un ritorno superiore al costo del capitale: allora si può dire che l’idea sia molto, molto valida. Lo stesso discorso si può fare riguardo a una Nazione».

Ed ecco Janet Yellen lanciata alla difesa del debito buono contro il debito cattivo, il tutto spiegato in termini americani! La segretaria del Tesoro e Mario Draghi sembrano perfettamente allineati su questo punto. Quando ho chiesto a Yellen qual è il giudizio che l’amministrazione Biden dà del primo anno del governo Draghi, ha messo subito le mani avanti. Fedele alla sua reputazione di persona umile, mi ha risposto con la solita, disarmante modestia.

«Ci tengo a dirti fin da subito che non sono un’esperta di economia italiana. So alcune delle cose che ha fatto Mario, ma non credere che sia un’autorità in materia. Non dico che non ne so nulla, questo no, però so molto meno di quanto potresti pensare».

Modestia a parte, Janet Yellen, settantacinque anni (uno in più del premier italiano), di cose su Draghi ne sa parecchie. Per molti anni sono stati due dei più grandi e potenti leader finanziari del mondo, alla guida delle rispettive Banche centrali anche in periodi di significativa crisi globale. Yellen è una delle più straordinarie servitrici dello Stato: prima donna a essere nominata presidentessa della Federal Reserve e anche prima donna a diventare segretaria del Tesoro della storia americana.

«A me sembra che come primo ministro Draghi abbia affrontato problemi relativi al Covid e alle disuguaglianze sociali ed economiche e abbia mostrato grandi doti di leadership nel G20 durante l’anno di presidenza italiana. La mia impressione è che sia riuscito a implementare con grande successo delle riforme molto difficili e molto controverse nel suo Paese, che si stia concentrando su come utilizzare i fondi europei per fare investimenti che renderanno l’Italia più produttiva e più equa come società; infine, che goda di un profondo rispetto in qualità di primo ministro. Di certo lo vedo come un leader politico di primo piano».

A quel punto ho sterzato su un altro argomento e le ho chiesto se ci sono degli insegnamenti che ha maturato e che si sente di condividere riguardo al passaggio dalla sala dei bottoni di una Banca centrale alla poltrona di ministro dell’Economia o di premier. In fin dei conti lei è passata dalla Banca centrale americana al Tesoro e Draghi dalla Bce a Palazzo Chigi.

«Non sono sicura di avere un grande bagaglio di insegnamenti a cui attingere – ha risposto – però direi che quando sei a capo di una Banca centrale, soprattutto quella europea, guardi molto attentamente la politica fiscale, la segui da vicino, sviluppi una conoscenza davvero profonda della materia. Negli Stati Uniti non commentiamo nel dettaglio la politica fiscale ma di certo i capi delle banche centrali si concentrano molto sull’impostazione generale ed è evidente che riserviamo grande attenzione anche ai dettagli. Nel caso dell’Italia, mi sembra che un debito molto alto e una crescita molto lenta abbiano rappresentato una sfida enorme, e l’idea è che ci sia bisogno di riforme strutturali per accelerare la crescita. È decisamente complicato mettere mano al debito senza avere una crescita più veloce».