Election Day, seggi aperti. Stati Uniti al bivio: Hillary Clinton o Donald Trump?

8 novembre 2016 – Il grande giorno è arrivato. Oggi gli Stati Uniti d’America sceglieranno il loro prossimo comandante in capo.

O meglio, oggi è l’ultimo giorno utile per farlo, visto che la maggior parte degli stati permette il voto anticipato: quasi 42 milioni di elettori hanno già espresso la propria preferenza.

Urne aperte dalle 6 di mattina, le 12 in Italia, lungo la costa orientale degli Stati Uniti, da New York a Miami, e dalle 15 anche in tutta la costa occidentale.

I sondaggi danno la democratica Hillary Clinton in vantaggio, ma la particolarità di questa campagna elettorale risiede proprio nella sua imprevedibilità. Il repubblicano Donald Trump ci crede: «Sarà una Brexit all’ennesima potenza», alludendo al referendum britannico in cui i cittadini hanno votato per l’uscita del Regno Unito quando i sondaggi prevedevano compatti una vittoria del Remain. Tuttavia, la rincorsa di Trump, che aveva subito un’accelerazione con la riapertura delle indagini sull’ex segretaria di stato e le sue email, sembrerebbe essersi arrestata con la chiusura definitiva dell’inchiesta da parte dell’Fbi domenica sera.

Ma i giochi restano aperti: secondo l’autorevole sito RealClearPolitics, che dà ogni giorno la media di tutti i sondaggi nazionali, Clinton sarebbe in vantaggio di soli 3 punti. Occhi puntati sugli swing states, gli stati in bilico, da cui dipende l’epilogo di quella che è stata definita da tutti gli osservatori la campagna elettorale più scorretta, incerta e volgare che si ricordi a memoria d’uomo.

La soglia decisiva per conquistare la Casa Bianca è di 270 grandi elettori su 538, la metà più uno di tutti quelli disponibili. Il popolo statunitense non elegge infatti direttamente il proprio presidente: nei 50 stati, i cittadini sono chiamati a votare per una lista di grandi elettori abbinata a uno dei candidati presidenziali. Il numero di grandi elettori è dato dalla somma di deputati e senatori di ogni stato, che variano a seconda della popolazione. In 48 stati su 50, i grandi elettori alle presidenziali vengono eletti con sistema maggioritario; ovvero, chi conquista anche un solo voto in più degli altri si porta a casa tutti i grandi elettori espressi dalla sua lista.

L’organo che riunisce i grandi elettori scelti col voto popolare si chiama collegio elettorale. Il collegio elettorale si riunisce stato per stato il lunedì successivo al secondo mercoledì di dicembre per votare il presidente e il vice presidente. E anche se potenzialmente ogni grande elettore potrebbe fare una scelta diversa da quella per cui è stato inserito in lista, questo non accade praticamente mai.

Fondamentale è quindi conquistare più stati possibile perché, anche se si tratta di un’eventualità piuttosto rara, il candidato vittorioso – quello che ha conquistato il numero più alto di grandi elettori – potrebbe tuttavia non essere il candidato più votato dai cittadini in tutto il paese. Guardando alla storia recente, questa situazione si è presentata alle elezioni del 2000, quando Al Gore prese lo 0,4% in più di voti popolari di George W. Bush, il quale conquistò per il collegio elettorale e quindi la presidenza.

In questo momento, Hillary Clinton avrebbe 203 grandi elettori “sicuri” (ovvero in Stati dove i sondaggi registrano un vantaggio molto elevato per la candidata democratica) mentre Trump ne avrebbe 164. Fondamentali sono quindi i cosiddetti battleground states, innanzitutto la popolosa Florida, ma anche, tra gli altri, l’Arizona, il Colorado, l’Iowa, il Nevada, la North Carolina e l’Ohio.

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