L'ICONOCLASTA

Se una dittatura può essere presidenziale

Forse è arrivato il momento di inventare una nuova terminologia per descrivere la sorprendente e rapidissima trasformazione politica oggi in corso negli Stati Uniti. Sette mesi fa l’America era una democrazia funzionante. Oggi è governata da un bullo che non ha alcun rispetto per lo stato di diritto e che si sente autorizzato a fare qualsiasi cosa gli venga in mente.

Il mio articolo su La Stampa

Donald Trump, quasi ogni giorno, annuncia politiche e ordini esecutivi che violano la legge o la Costituzione, o che capovolgono le norme e le pratiche della democrazia americana. Fino a pochi mesi fa la mia principale paura era che Trump trasformasse l’America in una democrazia illiberale, sul modello di Viktor Orban in Ungheria. Indebolire il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e i tribunali, per poi usare la Corte Suprema come suo strumento. Questo lo ha fatto. Ma Trump ha superato ogni limite, ha oltrepassato ogni linea rossa e ora sta spingendo l’America lontano dalla democrazia tout court. Ha fatto arrestare giudici che non erano d’accordo con lui, ha intimidito e umiliato i principali leader dell’imprenditoria americana, da Mark Zuckerberg a Tim Cook, e ha persino costretto Paramount a cancellare The Late Show su Cbs solo perché non sopportava la satira pungente di Stephen Colbert. Ha mandato l’Fbi a perquisire la casa di John Bolton, il suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale, colpevole di aver detto alla Cnn che il vero vincitore del vertice in Alaska era stato Vladimir Putin, e che Trump era incompetente.

Ora Trump ha superato un’altra linea. Ha minacciato di dispiegare truppe militari americane in varie città, sostenendo (anche se non è vero) che il crimine sia «fuori controllo». Ha annunciato piani per inviare soldati e carri armati a Chicago, Baltimora e New York. Ha anche fatto in modo che i soldati americani oggi di pattuglia a Washington siano pienamente armati. Le Guardie Nazionali dispiegate da Trump portano pistole M17 e fucili M4. Oltre 2.200 unità si trovano ora nella capitale.

La verità è che a Washington non c’era alcuna emergenza criminale: la criminalità era in realtà calata del 25% prima che Trump mandasse i militari. Ha mentito sull’«emergenza» che gli ha permesso di inviare le truppe. Ma la verità, ormai, sembra non avere più importanza.

Il governatore dell’Illinois, Jb Pritzker, ha avvertito: «Donald Trump sta cercando di fabbricare una crisi, politicizzare gli americani che servono in uniforme e continuare ad abusare del suo potere».

Ma a Trump non importa né delle critiche né delle proteste contro l’abuso dei militari. Anzi, ci sguazza. È esattamente la reazione che vuole. Vedere i suoi soldati marciare nelle città guidate dai democratici è, per lui, come guardare un incontro violento di arti marziali. Prova piacere nell’uso della forza, e nel mandare truppe armate in quello che considera territorio nemico. Alcuni dei critici più duri di Trump sostengono che il suo dispiegamento dei militari contro cittadini americani nelle principali città sia una sorta di “prova generale” per una futura imposizione della legge marziale a livello nazionale. Potrebbero avere ragione. Secondo la stampa, Trump e il suo assistente al Pentagono, Pete Hegseth, starebbero prendendo di mira più di dieci grandi città, tutte con un sindaco democratico. Con le elezioni di midterm in arrivo a novembre 2026, questo è davvero allarmante.

Negli Stati Uniti le forze di polizia interne dovrebbero proteggere i cittadini, mentre l’esercito deve proteggere il Paese dai nemici esterni. Mai, prima d’ora, un presidente americano aveva usato l’esercito per pattugliare le strade del proprio Paese. Né avevamo mai visto un presidente minacciare in modo così esplicito la libertà di espressione, la libertà di stampa e la libertà delle arti.

Ora Trump ha ampliato la sua guerra alla libertà di parola. Negli ultimi giorni ha rivolto la sua furia contro i giganti dei media Abc e Nbc, definendoli «fake news», «portavoce dei democratici» e persino «una minaccia alla democrazia». Su Truth Social ha apertamente suggerito che queste reti vengano private delle frequenze di trasmissione pubblica, minacciandone il diritto stesso a operare sulle onde radio. Non si tratta solo di una mossa autoritaria; è un abuso criminale di potere, un ricatto pubblico, un tentativo diretto di costringere emittenti indipendenti a imitare la sua propaganda o rischiare il silenzio. In America non avevamo mai visto un presidente in carica proporre di cancellare le frequenze di grandi broadcaster nazionali solo perché non gradisce la loro linea editoriale. Non accadeva questo nella democrazia americana che conoscevamo fino a gennaio scorso.

Ma questo è solo un fronte della sua guerra contro i contrappesi democratici. Trump ha anche:

• Continuato a fare pressioni e intimidire la Federal Reserve, la banca centrale americana, minandone l’indipendenza.

• Messo a capo dell’agenzia per la statistica, Bureau of Labor Statistics, un “Maga” fedelissimo senza qualifiche. L’idea è di strumentalizzare i dati economici sull’inflazione e sulla disoccupazione come vuole il presidente.

Costretto la Intel a dare il 10% delle proprie azioni al governo americano, dopo mesi di sue vessazioni contro l’azienda.

• Ordinato ai governatori repubblicani, soprattutto in Texas, di ridisegnare le mappe elettorali in vista delle elezioni di midterm. Questo significa cambiare deliberatamente i collegi elettorali per favorire un partito, smembrando quartieri a maggioranza democratica e accorpandoli a grandi distretti repubblicani, con l’obiettivo esplicito di fabbricare in ogni Stato 5 o 10 seggi in più per i repubblicani al Congresso. In parole povere: significa truffare gli elettori truccando le regole della rappresentanza.

Ciascuna di queste azioni, presa da sola, è preoccupante. Insieme, formano un disegno sistematico: la costruzione di quella che non può che essere definita una dittatura presidenziale. Il termine può sembrare contraddittorio, ma Trump lo incarna alla perfezione. Trump parla e si comporta come un dittatore. Ma è un presidente eletto democraticamente. Riflettiamoci un attimo: È un autocrate democraticamente eletto che usa la legittimità delle urne per smantellare il sistema stesso che lo ha eletto. Parla come un uomo forte, agisce come un caudillo sudamericano, governa come un uomo convinto che le istituzioni della repubblica esistano solo per servirlo. Una dittatura presidenziale in America. Solo pronunciare queste parole sembra impensabile. Eppure eccoci qui, dopo appena sette mesi di Trump.

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