L'ICONOCLASTA

Domenica 13 milioni alle urne: testa a testa tra Sala e Parisi a Milano, a Roma in vantaggio il proconsole di Beppe Grillo

3 giugno 2016 – Domenica 5 giugno, più di 13 milioni di italiani sono chiamati a votare per eleggere il sindaco e il consiglio comunale in 1346 comuni, di cui 25 capoluoghi di provincia e 7 capoluoghi di Regione: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Cagliari.

Occhi puntati, ovviamente, su Roma e Milano. E sullo sfondo di queste amministrative 2016, il referendum costituzionale che si terrà a ottobre. Il voto di domenica sarà un referendum nei confronti di Renzi? Sinceramente non credo: a livello locale entrano in gioco dinamiche diverse.

A Milano, due manager sono in competizione. Due uomini moderati, pragmatici e capaci: Stefano Parisi e Beppe Sala. Il primo, appoggiato da Berlusconi, Salvini e Meloni, è un economista con un lungo passato da tecnico in diversi governi tra gli anni Ottanta e Novanta, poi segretario comunale della giunta milanese ai tempi di Gabriele Albertini, dopo le esperienze nella pubblica amministrazione ha ricoperto ruoli di peso nell’impresa privata. Parisi è oggi un imprenditore di successo: la sua Chili Tv, un’innovativa Netflix italiana, va a gonfie vele.

Beppe Sala è invece il candidato del Partito Democratico. Dirigente d’azienda di lungo corso, ha avuto anche lui esperienze rilevanti da amministratore della cosa pubblica: direttore generale del Comune di Milano per un anno e mezzo sotto Letizia Moratti, viene nominato nel 2013 dall’allora premier Enrico Letta come commissario unico ed amministratore delegato di Expo 2015 S.p.A.

Due manager competenti. Vedremo cosa accadrà. Con tutta probabilità è tra loro che i milanesi dovranno scegliere al ballottaggio del 19 giugno.

A Roma, in testa ai sondaggi c’è la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi. La cosa non mi riempie di gioia. Non critico le sue capacità, potrebbe essere anche brava. Non la critico neanche per aver lavorato con Previti. Mi preoccupa perché una vittoria della candidata di Grillo potrebbe prospettare l’arrivo dei 5 Stelle a livello nazionale, e io non ho ancora capito chi sono e cosa propongono davvero.

A differenza di Milano, a Roma il centrodestra si presenta diviso, preda del disordine e della confusione. Da un lato, Salvini schierato insieme alla candidata di peso Giorgia Meloni. Dall’altro un Berlusconi che appoggia l’imprenditore Alfio Marchini, che se difficilmente, secondo quanto dicono i sondaggi, otterrà un risultato assai rilevante, certamente toglierà voti alla Meloni, che si gioca il ballottaggio col candidato di Renzi, Roberto Giachetti.

Sull’altro tema, quello del referendum sulla riforma del Senato e del Titolo V, vedo che Roberto Benigni ha annunciato il suo appoggio per il sì. Buon per lui. La mia opinione? Credo fermamente che vada eliminato il bicameralismo perfetto, che troppe volte si è rivelato un freno non necessario, rendendo il governo ostaggio delle minoranze. Avrei preferito un Senato eletto direttamente dal popolo e non tanti consiglieri regionali, ma pazienza. L’importante è che si superi il bicameralismo perfetto. In altre parole, se io fosse italiano voterei per il sì, turandomi un po’ il naso.

Dopo tanti anni di discussioni cadute nel vuoto, meglio una legge imperfetta che nulla.

Alan Friedman