L'ICONOCLASTA

Il punto non è Fassina. Il punto è che il Paese è ancora alle prese con la fine della recessione e una ripresa fragile e debole. Il punto è che il tasso di disoccupazione potrebbe salire ancora in questi mesi. Il punto è che bisogna rilanciare l’economia.

5 gennaio 2014 – Ho seguito tutto l’ambaradan che si è creato intorno alla vicenda del viceministro dimissionario nonché “giovane turco” del Pd. E ho sbadigliato. A parte il fatto che sarebbe stato più interessante e più bello vedere le dimissioni della Cancellieri, il punto non è Fassina. Il punto è che il Paese è

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Spero di sbagliarmi ma temo che Antonio Polito abbia detto bene: «Se si dovesse giudicare dalla fine del 2013, l’anno nuovo non promette niente di buono». Il rischio è di gongolare mentre il paese brucia. Auguri a tutti noi. Ne avremo bisogno.

31 dicembre 2013 – L’altro giorno una signora ha risposto a un mio tweet usando il verbo gongolare. Io avevo scritto: Raddoppiati i poveri dal 2005. Oggi il 30% degli italiani è a rischio #povertà o esclusione sociale. Nuovi dati #Istat e #Inps inquietanti. E la signora aveva risposto cinguettando: Stai attento Alan a dire

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Il punto non è se il Pil crescerà dello 0,4 percento come dice Standard & Poor’s, dello 0,7 percento come dicono Istat e Confindustria, o dell’1 percento come dice l’ottimista Enrico Letta. Il punto è che una crescita da prefisso telefonico non creerà occupazione. Ci vorrebbe una percentuale intorno al 2-2,5 percento. La legge di stabilità non crea posti di lavoro. Bisogna fare molto di più.

19 dicembre 2013 – Confindustria descrive lo stato dell’economia italiana usando termini cupi. Dopo anni di crisi il paese è tra le ceneri. «I danni della recessione», dice Confindustria, «sono commisurabili solo con quelli di una guerra».

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La sfida è grossa. E il nemico si chiama stagnazione

16 dicembre 2013 – Dopo l’assemblea del Pd di ieri, lo scambio tra Renzi e Grillo, le battute di D’Alema, la discussione sul finanziamento pubblico ai partiti e tutto quel che è stato detto, la buona notizia e che mi sembra si cominci a capire quanto vasta sia la sfida davanti a tutti noi. Per

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Non è tanto la fiducia al governo Letta-Alfano che conta, ma l’incontro di ieri tra Renzi e Napolitano. La «diffidenza decrescente» deve tradursi in azioni concrete e non nella continuità con la politica dei piccoli passi e dell’immobilismo

12 dicembre 2013 – Mentre tutta l’attenzione del mondo politico è rimasta, ieri come oggi, puntata sulla notizia della fiducia (scontata) ottenuta in parlamento dal governo Letta-Alfano, ciò che conta veramente è l’incontro di ieri tra due uomini con cinquant’anni di differenza.

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Siamo sempre più poveri. Quasi un terzo degli italiani è a rischio di povertà. Potere di acquisto e gettito Iva crollano perché la stagnazione persiste e la famosa ripresa sarà da prefisso telefonico. E ora c’è il sospetto che il governo voluto da Napolitano non voglia correre a fare una nuova legge elettorale subito ma fare prima le riforme istituzionali-costituzionali… che prenderebbe troppo tempo. Nuova legge elettorale subito, per favore.

6 dicembre 2013 – L’impoverimento dell’Italia procede, e non abbiamo bisogno di cifre e numeri per capirlo. Ma la conferma statistica continua ad arrivare. Per l’Eurostat, dopo la Grecia, l’Italia è il Paese della zona euro con il maggiore rischio di povertà ed esclusione: in Italia il 29,9% della popolazione rischia di diventare povero. In

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Porcellum bocciato! Un parlamento incostituzionale. Ora non ci sono più alibi sulla legge elettorale. Ma c’è il rischio che si torni alla prima Repubblica. Enrico Letta intanto fa il bravo ragazzo con il viso pulito davanti a Herman Van Rompuy. E alla camera i grillini occupano i banchi del governo e fanno casino. Una giornata tipica in questo Basso Impero della politica italiana.

4 dicembre 2013 – Incostituzionale. Il Porcellum è bocciato, delegittimando gli ultimi tre parlamenti, questo compreso. Gli attuali parlamentari, cioè quelli che hanno “vinto” il loro posto grazie al premio di maggioranza incostituzionale, non decadranno: le nuove regole valgono solo per il futuro. Ma agli occhi dell’opinione pubblica quei parlamentari, scelti dall’alto senza voto di

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Una svolta epocale e positiva. Dopo 35 anni di ostilità l’Iran vuole riaprire agli Usa e fare un mezzo passo sul fronte nucleare, grazie agli sforzi del presidente Obama e considerando come il popolo stia soffrendo in modo terribile a causa delle sanzioni economiche. L’intervista di oggi, concessa dal presidente dell’Iran Rouhani a Lionel Barber, il direttore del Financial Times, è storica. Per chi non ha un abbonamento al FT online, vi racconto un po’…

30 novembre 2013 – «Questo è un momento di speranza, per il popolo dell’Iran e per il resto del mondo, mentre riflettiamo sul nuovo accordo nucleare. La mia percezione, dopo una lunga conversazione con il presidente Rouhani, è che la situazione stia migliorando, anche perché le cose non potrebbero andare peggio di così, dopo anni

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Renzi: «Maggioranza nuova, il governo non può ignorarlo»

Ecco il mio articolo pubblicato stamattina sul Corriere della Sera. 28 novembre 2013 – Nel giorno della decadenza di Berlusconi, Matteo Renzi è nel suo ufficio a Firenze. Quando salgo al piano nobile di Palazzo Vecchio e noto che, mentre siamo qui, a Roma stanno votando la decadenza, lui mi fa capire che non vuol

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Una legge di stabilità troppo leggera e un governo di passi sempre più piccoli. Il governo di larghe intese si regge ormai su una maggioranza parlamentare ristretta. Con la fiducia sulla legge di stabilità l’esecutivo mostra di eccellere solo in un’impresa: evitare le scelte forti. L’ambaradan sulla decadenza di Berlusconi non deve farci dimenticare che siamo sempre qui, senza forti iniziative per la crescita e l’occupazione e ancora senza una riforma elettorale o istituzionale.

27 novembre 2013 – È curioso pensare che proprio nel momento in cui Angela Merkel sta formalizzando una grande coalizione – seria, tedesca e con l’impegno preciso di non alzare la pressione fiscale o il debito – in Italia muore il governo delle larghe intese, che ci ha offerto una politica economica che non ci

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Nel governo delle medie intese si partoriscono soltanto piccole imprese. La mancia nella busta paga dei lavoratori ora sale da 14 euro a 18,50 euro al mese. Non è così che si aggancia la ripresa (da prefisso telefonico) e non è così che si creano occupazione e consumi.

24 novembre 2013 – Non usiamo l’espressione “governicchio”. Diciamo invece che la stabilità politica in sé ha il suo valore per l’economia in quanto produce le condizioni per affrontare in modo coraggioso e lungimirante i grossi problemi del paese. E in Italia? Il governo delle larghe intese, che non ha intrapreso molte grandi iniziative, si

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