L'ICONOCLASTA

Monti’s secret summer

Ecco il mio articolo, uscito stamattina sul Financial Times, che svela i retroscena di quell’estate del 2011, quando Giorgio Napolitano già sondava Mario Monti sulla sua disponibilità a prendere il posto di Silvio Berlusconi, cosa che effettivamente avvenne solo diversi mesi dopo. 10 febbraio 2014 – For years Carlo De Benedetti, the Italian industrial tycoon,

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In quest’Italia stanca della crisi, è bene che qualcuno ci ricordi le storie dei piccoli e medi imprenditori che riescono a resistere. Sono loro la vera spina dorsale dell’economia.

26 gennaio 2014 – La ripresa economica in Europa, come ha detto Mario Draghi durante il vertice di Davos, rimane debole, fragile e con dei rischi al ribasso. In Italia, come ho già scritto qui, la ripresa quest’anno non sarà sufficiente per creare nuovi posti di lavoro. Bisogna tagliare il cuneo fiscale in modo molto

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L’accordo tra Renzi e Berlusconi potrebbe rivelarsi molto positivo se ci portasse finalmente una nuova legge elettorale trasparente e fair, se ponesse fine al bicameralismo perfetto e se risultasse in un cambiamento del Titolo V della costituzione. Ma una volta ottenuto tutto questo, torniamo a preoccuparci dell’economia!

18 gennaio 2014 – Sintonia sulla legge elettorale e non solo. Sintonia tra il Pd e Forza Italia. Interessante. Sarebbe molto positivo se si andasse finalmente verso una nuova legge elettorale che promuova il bipolarismo e ponga fine al veto dei partitini.

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Draghi parla chiaro: «La ripresa c’è ma è debole, modesta e fragile». Ecco perché continuo a insistere che il vero rischio per l’Italia è un periodo prolungato di stagnazione.

10 gennaio 2014 – È da qualche tempo che sto dicendo che una ripresa debole non ci porterà facilmente fuori dalla crisi e che il vero rischio per l’Italia è un periodo prolungato di stagnazione in cui la disoccupazione non scende. Ho cercato di dire più volte che l’idea di una ripresa «a portata di

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Il punto non è Fassina. Il punto è che il Paese è ancora alle prese con la fine della recessione e una ripresa fragile e debole. Il punto è che il tasso di disoccupazione potrebbe salire ancora in questi mesi. Il punto è che bisogna rilanciare l’economia.

5 gennaio 2014 – Ho seguito tutto l’ambaradan che si è creato intorno alla vicenda del viceministro dimissionario nonché “giovane turco” del Pd. E ho sbadigliato. A parte il fatto che sarebbe stato più interessante e più bello vedere le dimissioni della Cancellieri, il punto non è Fassina. Il punto è che il Paese è

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Spero di sbagliarmi ma temo che Antonio Polito abbia detto bene: «Se si dovesse giudicare dalla fine del 2013, l’anno nuovo non promette niente di buono». Il rischio è di gongolare mentre il paese brucia. Auguri a tutti noi. Ne avremo bisogno.

31 dicembre 2013 – L’altro giorno una signora ha risposto a un mio tweet usando il verbo gongolare. Io avevo scritto: Raddoppiati i poveri dal 2005. Oggi il 30% degli italiani è a rischio #povertà o esclusione sociale. Nuovi dati #Istat e #Inps inquietanti. E la signora aveva risposto cinguettando: Stai attento Alan a dire

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Il punto non è se il Pil crescerà dello 0,4 percento come dice Standard & Poor’s, dello 0,7 percento come dicono Istat e Confindustria, o dell’1 percento come dice l’ottimista Enrico Letta. Il punto è che una crescita da prefisso telefonico non creerà occupazione. Ci vorrebbe una percentuale intorno al 2-2,5 percento. La legge di stabilità non crea posti di lavoro. Bisogna fare molto di più.

19 dicembre 2013 – Confindustria descrive lo stato dell’economia italiana usando termini cupi. Dopo anni di crisi il paese è tra le ceneri. «I danni della recessione», dice Confindustria, «sono commisurabili solo con quelli di una guerra».

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La sfida è grossa. E il nemico si chiama stagnazione

16 dicembre 2013 – Dopo l’assemblea del Pd di ieri, lo scambio tra Renzi e Grillo, le battute di D’Alema, la discussione sul finanziamento pubblico ai partiti e tutto quel che è stato detto, la buona notizia e che mi sembra si cominci a capire quanto vasta sia la sfida davanti a tutti noi. Per

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Non è tanto la fiducia al governo Letta-Alfano che conta, ma l’incontro di ieri tra Renzi e Napolitano. La «diffidenza decrescente» deve tradursi in azioni concrete e non nella continuità con la politica dei piccoli passi e dell’immobilismo

12 dicembre 2013 – Mentre tutta l’attenzione del mondo politico è rimasta, ieri come oggi, puntata sulla notizia della fiducia (scontata) ottenuta in parlamento dal governo Letta-Alfano, ciò che conta veramente è l’incontro di ieri tra due uomini con cinquant’anni di differenza.

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